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Borse oggi in rosso: Trump ha infranto le speranze di una fine vicina della guerra. Il petrolio balza del 7%

Trump ha detto che colpirà l’Iran “estremamente duramente” nelle prossime due o tre settimane. Resta l’ultimatum del 6 aprile. In vista del lungo weekend pasquale gli investitori vendono tutto, tranne il dollaro.

Borse oggi in rosso: Trump ha infranto le speranze di una fine vicina della guerra. Il petrolio balza del 7%

In un discorso di 19 minuti Donald Trump ha smorzato le speranze degli investitori di una fine vicina della guerra in Medio Oriente, affermando che Washington colpirà l’Iran “estremamente duramente” nelle prossime due o tre settimane, arrivando persino a suggerire che il Paese potrebbe essere riportato all’”Età della pietra”.

Intanto lo Stretto di Hormuz rimane chiuso e gli investitori sono tornati rapidamente alle loro vecchie abitudini di marzo: vendere azioni e titoli di stato, comprare dollari e far salire i prezzi del petrolio oltre i 107 dollari. I future azionari indicano un’apertura negativa sia per Wall Street sia per le borse europee, entrambi in calo di oltre l’1%. Con la maggior parte dei principali mercati occidentali chiusi domani per la festività del Venerdì Santo, gli investitori potrebbero ridurre significativamente le posizioni più rischiose per non essere colti di sorpresa da un’eventuale escalation nel fine settimana.

Trump ha ribadito l’appello ai paesi che dipendono dal petrolio del Golfo affinché “assumano la guida” e si facciano carico della riapertura del canale navigabile su cui l’Iran ha il controllo, invitando Teheran ad accettare il cessate il fuoco alle sue condizioni. Trump ha detto che gli Stati Uniti non hanno bisogno dello stretto di Hormuz che si aprirà naturalmente una volta terminato il conflitto. “Porteremo a termine il lavoro, e lo faremo molto rapidamente. Siamo molto vicini”, ha detto Trump. L’Iran intanto ha ripetutamente aperto il fuoco contro i paesi del Golfo, alcuni dei quali ospitano basi statunitensi. La scorsa settimana aveva fissato a Teheran una scadenza al 6 aprile per arrivare a un’intesa.

Alcuni osservatori del mercato hanno definito il peggior shock energetico globale della storia vedendo all’orizzonte pericoli di stagflazione, ovvero un’alta inflazione a fronte di una crescita lenta. Il direttore dell’Agenzia Internazionale dell’Energia ha avvertito che le interruzioni dell’offerta inizieranno a influenzare l’economia europea già ad aprile. Il continente era stato finora protetto da carichi che erano stati contrattualizzati prima dell’inizio della guerra.

Wall Street ieri in rialzo prima del discorso di Trump, ma stamane i futures indicano un nuovo crollo

Ieri Wall Street ha chiuso in rialzo prima che Trump parlasse, con forti guadagni nel settore tecnologico, in una seduta in cui erano cresciute le speranze di una fine vicina del conflitto in Medio Oriente. S&P 500 ha chiuso a +0,72%, Nasdaq a +1,16%, Dow a +0,48%. Ma stamane, dopo il discorso di Trump, i futures indicano un’apertura di nuovo in netto calo.

I colossi del settore tecnologico ieri si sono mossi in rialzo, tra cui Alphabet in crescita del 3,4% e Meta Platforms e Amazon ciascuno in aumento di oltre l’1%. L’indice dei chip ha registrato un balzo del 2,82%, in rialzo per la seconda sessione consecutiva. I titoli del settore spaziale hanno guadagnato terreno dopo la notizia che SpaceX ha presentato domanda per un’offerta pubblica iniziale riservata.

Eli Lilly è salito del 3,8% dopo che la Food and Drug Administration statunitense ha approvato la pillola dimagrante dell’azienda farmaceutica, che sarà venduta con il marchio Foundayo. Intel è balzato dell’8,8% dopo che la società ha annunciato l’intenzione di riacquistare la quota di Apollo nel suo stabilimento in Irlanda per 14,2 miliardi di dollari. Sono crollate invece le azioni Nike del 15,5%, raggiungendo il livello più basso degli ultimi dieci anni, dopo che il gigante dell’abbigliamento sportivo ha previsto un calo a sorpresa delle vendite nel quarto trimestre. Intel si lancia nell’operazione di riacquisto di quote nella sua fabbrica in Irlanda.

I dati di ieri hanno mostrato un’economia Usa forte. Il rapporto nazionale sull‘occupazione di Adp ha mostrato che i posti di lavoro nel settore privato sono aumentati costantemente a marzo, mentre le vendite al dettaglio hanno registrato a febbraio l’aumento maggiore degli ultimi sette mesi. L‘attività manifatturiera ha registrato una ripresa il mese scorso, secondo l’indicatore dell’Institute for Supply Management. Venerdì verranno pubblicati i dati relativi all’occupazione non agricola di marzo, sebbene i mercati statunitensi saranno chiusi per la festività del Venerdì Santo.

In Asia Borse colpite duramente dopo Trump. Kospi il peggiore

Con il risveglio asiatico, il panorama è completamente diverso rispetto a Wall Street. In un continente, dove la maggior parte delle economie dipende fortemente dall’energia proveniente dal Medio Oriente, si è assistito a un’ondata di vendite portando in rosso quasi tutte le borse. Il Kospi della Corea del Sud ha subito le perdite più ampie, -4%, dopo aver chiuso la sessione di ieri in forte rialzo. Gli indici giapponesi Nikkei 225 e Topix sono scesi rispettivamente del 2% e dell’1,2%. I mercati sono tornati vicini ai minimi di marzo.

In Cina, il CSI lascia sul terreno l’1%. A Hong Kong, l’Hang Seng registra una perdita simile. In Australia, l’S&P/ASX 200 e sceso dell’1% dopo aver avviato la giornata in rialzo. L’indice più ampio Msci per le azioni dell’Asia-Pacifico ha registrato un calo di oltre l’1,5%

Il Brent è salito del +7% sopra i 107 dollari il barile.

Il dollaro statunitense è stato il bene rifugio preferito dagli investitori durante il periodo di turbolenza e il biglietto verde si è rafforzato rispetto alla maggior parte delle valute in seguito al discorso. L‘euro si è indebolito dello 0,25% a 1,156 dollari. L’indice del dollaro, che misura il valore della valuta statunitense rispetto ad altre sei valute, è salito dello 0,3% a 99,858 dopo essere sceso di quasi l’1% negli ultimi due giorni, grazie all’ottimismo per una prossima fine della guerra.

L‘oro spot è in calo del 2% a 4.664,39 dollari l’oncia, interrompendo una serie positiva di quattro giorni, mentre i future sull’oro statunitensi sono scivolati del 2,5% a 4.691,10 dollari. L’argento perde oltre il 5%

Borse euroope viste aprire in calo. A Piazza Affari occhi a Eni e Stellantis

Eni. Citi alza il target price a 24 euro, da 20,5 euro. JP Morgan porta il suo prezzo obiettivo ancora più in alto, a 28 euro, dal precedente 25 euro. Berenberg alza il target price a 22 da 17,50 euro.

Inwit. Oggi si riunisce il Cda.

Nexi. Barclays taglia target a 2,6 euro da 3,5 EURO.

Prysmian. L’amministrazione Trump si appresta a rivedere il proprio regime tariffario sull’acciaio e sull’alluminio, modificando i dazi sui prodotti finiti per facilitare l’adempimento degli obblighi normativi. L’indiscrezione è del Wall Street Journal. L’effetto netto di tali modifiche potrebbe comportare un aumento effettivo dei costi per molte importazioni. In base a un previsto decreto presidenziale, che potrebbe essere emanato già questa settimana, i prodotti finiti realizzati con acciaio e alluminio importati sarebbero soggetti a un dazio del 25%, secondo fonti informate sui piani. Questo provvedimento rappresenta un fattore positivo (rispetto ai timori di un’eventuale abolizione dei dazi sull’alluminio) per Prysmian, poiché comporta un aumento dei costi per i cavi prodotti dai concorrenti importati, lasciando invece sostanzialmente inalterate le attività dell’azienda negli Stati Uniti, dicono gli analisti di Websim.

Stellantis sta valutando diverse opzioni per la produzione di veicoli elettrici in Canada con il partner cinese Zhejiang Leapmotor Technology, dice Bloomberg, citando fonti vicine alla vicenda. Le vendite di Stellantis negli Stati Uniti sono aumentate del 4% su base annua nel primo trimestre, con un miglioramento della quota di mercato, ha dichiarato l’azienda. Le immatricolazioni di auto in Italia a marzo sono aumentate del 7,6%. Il gruppo Stellantis, compreso il contributo del partner cinese Leapmotor, ha registrato un incremento del 10,8%, sulla base di calcoli Reuters, con una quota di mercato pari a 30,8%.

Unicredit. La banca rispetta i requisiti Mrel fissati dalle autorità di risoluzione, dice una nota.

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