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Borse oggi sprofondano dopo i toni da “falco” di Fed e Boj. Oggi di scena Bce e Boe. Sotto il peso dei nuovi attacchi, petrolio e gas alle stelle

Le banche centrali una dopo l’altra stanno mettendo il loro timbro di convalida a ciò che era già evidente: il caro petrolio impatterà sull’inflazione e la crescita economica mondiale. E i mercati reagiscono con forti svendite. Il dollaro resta sostenuto. Crollano le asiatiche e le borse europee viste aprire in netto calo. A Piazza Affari occhi a Tim, Leonardo, Eni, Prysmian, Eni

Borse oggi sprofondano dopo i toni da “falco” di Fed e Boj. Oggi di scena Bce e Boe. Sotto il peso dei nuovi attacchi, petrolio e gas alle stelle

E’ come se i mercati avessero bisogno di un timbro di convalida. Le banche centrali una dopo l’altra stanno certificando quello che era già evidente: i rischi di una guerra prolungata e del caro petrolio su inflazione e crescita economica. Stamane la Banca del Giappone si è unita alla Federal Reserve statunitense e alla Banca del Canada ieri nel mantenere i tassi di interesse invariati, ma a lanciare l’allarme e i mercati stanno reagendo con un forte calo. Oggi sarà la volta di Banca Centrale Europea e Banca d’Inghilterra, dalle quali i mercati si attendono lo stesso format: tassi fermi ma avvertimenti di una linea dura sull’inflazione. Lo stesso cocktail ribassista. I responsabili politici si trovano in una situazione delicata, cercando di contenere la persistente pressione sui prezzi senza compromettere la crescita, proprio come accadde nel 2022, quando l’invasione russa dell’Ucraina provocò un’impennata dei tassi di inflazione, trainata dal prezzo delle materie prime.

Intanto si intensifica la guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, in seguito all’attacco di al gigantesco giacimento iraniano di gas di South Pars ha fatto impennare i prezzi del petrolio e del gas e ha spinto l’Iran a promettere attacchi contro obiettivi petroliferi e del gas in tutto il Golfo, lanciando missili contro il Qatar e l’Arabia Saudita: il Qatar ha dichiarato che missili iraniani hanno causato gravi danni all’hub energetico di Ras Laffan, mentre l’Arabia Saudita ha intercettato missili balistici e droni diretti contro infrastrutture energetiche.

Il petrolio sale ulteriormente, si impenna il gas dopo i nuovi attacchi

Dopo i nuovi attacchi e le nuove minacce i prezzi enegetici sono saliti ulteriormente, dopo la pausa di ieri. I futures del Brent sono saliti oltre i 114 dollari al barile, con un incremento del 5,7%. I futures del petrolio greggio statunitense sono saliti di circa l’1%, a 97,30 dollari al barile.

I prezzi del gas naturale in Europa sono aumentati vertiginosamente: i future di riferimento sono saliti fino al 35% stamane. L’impianto di Ras Laffan di Qatar Energy ha subito “ingenti danni” a seguito di una serie di attacchi che hanno provocato incendi di notevoli dimensioni, come confermato dalla stessa azienda. L’impianto produce in genere circa un quinto della fornitura mondiale e, sebbene le spedizioni fossero già state interrotte all’inizio di questo mese a causa della guerra, gli ultimi attacchi minacciano di mantenere alti i prezzi del gas in Europa e in Asia per un periodo prolungato.

Anche gli impianti di gas di Habshan ad Abu Dhabi sono stati chiusi dopo essere stati colpiti da detriti caduti a seguito di un attacco intercettato. Il presidente Donald Trump ha dichiarato sui social media che gli Stati Uniti reagiranno se gli impianti di GNL del Qatar verranno attaccati di nuovo.

Non si conoscono ancora tutti i dettagli sull’entità dei danni e sui tempi di riparazione. Sebbene i paesi asiatici acquistino la maggior parte del GNL proveniente dal Medio Oriente, qualsiasi interruzione prolungata dei flussi ridurrebbe l’equilibrio dell’offerta globale, mantenendo i prezzi elevati in tutto il mondo. Per l’Europa, in particolare, l’escalation arriva in un momento delicato, poiché la regione sta uscendo dall’inverno con i serbatoi di stoccaggio svuotati. Ciò significa che dovrà acquistare più carichi di GNL quest’estate per riempirli, entrando in competizione con gli acquirenti asiatici per le scorte, che sono meno disponibili.

L’impianto di Ras Laffan è stato chiuso all’inizio di questo mese in seguito a un attacco di droni iraniani, la prima interruzione delle forniture in trent’anni di attività. Ora, dopo ulteriori colpi – in rappresaglia per un attacco israeliano sui vasti giacimenti di South Pars di ieri– l’intero complesso ha subito danni ingenti, secondo quanto dichiarato dal Qatar, il che allontana la prospettiva di un ritorno alla normalità. Ad Amsterdam i futures con scadenza a breve termine, benchmark europeo del gas, sono saliti del 30,76% a 71,47 euro per megawattora.

In Asia occhi a Banca del Giappone e yen in “area intervento”

Le azioni asiatiche sono in netto calo e lo yen è al centro dell’attenzione per timori di interventi da parte delle autorità. Il Nikkei giapponese è sceso del 3%, mentre le azioni sudcoreane sono calate dell’2,5%. L’indice MSCI più ampio delle azioni dell’Asia-Pacifico ha perso oltre l’1,5%.

La valuta giapponese oscillata vicino al livello cruciale di 160 per dollaro dopo che, come ampiamente previsto, la Banca del Giappone ha lasciato invariato il suo tasso di interesse a breve termine allo 0,75%, ma si è unita alla Federal Reserve statunitense e alla Banca del Canada nell’adottare un tono preoccupato circa l’impatto dell’aumento dei costi del petrolio, a causa del conflitto, sull‘inflazione. Il ministro delle finanze giapponese Satsuki Katayama aveva dichiarato che le autorità sono pronte ad “adottare le misure necessarie in qualsiasi momento contro la volatilità del mercato”. Dall’inizio della guerra alla fine di febbraio, lo yen ha perso oltre il 2% del suo valore rispetto al dollaro.

L’attenzione ora è sul governatore della Boj, mentre gli investitori valutano come intende trovare un equilibrio tra la necessità di sostenere un’economia in crisi ed evitare di rimanere indietro rispetto alla curva dell’inflazione. Il membro del consiglio Hajime Takata ha dissentito dalla decisione, chiedendo già un aumento di 25 punti base, sottolineando la crescente preoccupazione all’interno del board per il fatto che persistenti pressioni sui prezzi possano richiedere una risposta più decisa.

In Cina, lo Shanghai Composite cinese e il CSI 300 di Shanghai e Shenzhen scendono di oltre l’1%, mentre l’Hang Seng di Hong Kong cede più del 2%. In Australia, l’S&P/ASX 200 perde l’1,6% dopo che i dati hanno mostrato un aumento del tasso di disoccupazione a febbraio, mentre i posti di lavoro a tempo pieno sono diminuiti.

Wall Street ieri chiude in forte ribasso dopo che la Fed ha mantenuto i tassi invariati

Wall Street ieri ha chiuso in forte ribasso dopo che la Federal Reserve ha mantenuto invariati i tassi di interesse statunitensi e ha previsto un solo taglio dei tassi per l’anno, mentre i funzionari hanno valutato i rischi economici derivanti dall’impennata dei prezzi del petrolio e dalla guerra tra Stati Uniti e Israele con l’Iran. Le nuove proiezioni dei responsabili delle politiche monetarie della banca centrale statunitense indicano che il tasso di interesse overnight di riferimento diminuirà di appena un quarto di punto percentuale entro la fine dell’anno, senza tuttavia fornire indicazioni sulla tempistica. Gli operatori invece non stanno più prezzando completamente un allentamento monetario nel corso del 2026.

I principali indici azionari hanno esteso i ribassi dopo che il presidente della Fed, Jerome Powell, ha tenuto una conferenza stampa in cui ha ribadito l’incertezza che la guerra crea per le prospettive economiche. La maggiore sfida per la Fed è di bilanciare il suo duplice mandato di piena occupazione e inflazione bassa e stabile. L’S&P 500 ha chiuso a -1,36%, Nasdaq a -1,46%, Dow a -1,63%. Sempre ieri il dato sui prezzi alla produzione ha segnato un aumento del 3,4% su base annua, superando le previsioni degli economisti del 2,9%.

Da segnalare Amd, in controtendenza a +1,6% in chiusura dopo aver raggiunto un accordo con Samsung Electronics per espandere la loro partnership strategica nella fornitura di chip di memoria per infrastrutture di intelligenza artificiale. Nvidia invece ha registrato un calo dello 0,8% dopo aver ottenuto l’approvazione di Pechino per la vendita in Cina dei suoi secondi chip di intelligenza artificiale più potenti.
Micron Technology ha chiuso in calo di circa lo 0,5% nelle contrattazioni after-hours dopo che il produttore di chip di memoria ha superato le stime di Wall Street per i ricavi trimestrali, beneficiando di un’impennata della domanda di chip di memoria utilizzati nell’hardware per l’intelligenza artificiale.
Apollo Global Management, società di gestione patrimoniale, è salito del 2,1%, recuperando le forti perdite della settimana precedente dovute alle preoccupazioni sulla qualità del credito privato.

Le parole della Fed hanno rafforzato il dollaro su tutta la linea. L’indice del dollaro, che misura il valore della valuta statunitense rispetto ad altre sei valute, è in rialzo del 2,5% questo mese e oggi è a 100,06.

Il rendimento dei titoli del Tesoro statunitensi a due anni, che in genere riflette le aspettative sui tassi a breve termine, è salito di circa 6 punti base in Asia, raggiungendo il 3,8051%, il livello più alto da agosto 2025. I futures indicano un ‘apertura in calo per Wall Street oggi.

Borse europee viste aprire in netto calo. A Piazza Affari occhi a Tim, Leonardo, Eni, Prysmian, Eni

I mercati azionari europei si preparano ad aprire in forte calo: futures sullo Eurostoxx 600 a -1,5%

Tim e Fastweb + Vodafone hanno firmato oggi un accordo non vincolante per la costruzione e gestione di nuove torri (infrastrutture passive) per la telefonia mobile in Italia, con la prospettiva di realizzare fino a 6.000 nuovi siti. L’iniziativa congiunta è finalizzata anche ad accelerare la rete 5G. Il progetto consentirà a TIM e Fastweb + Vodafone “di migliorare l’efficienza operativa e di allineare i costi alla media europea, mantenendo al tempo stesso standard di qualità elevati delle infrastrutture e la flessibilità tecnologica necessaria per lo sviluppo di reti di nuova generazione”.

Buzzi – JP Morgan ha alzato la raccomandazione da Neutral a Overweight, target price pari a 58 euro confermato.

Eni – Il fondo statunitense Ares Management potrebbe aumentare la propria partecipazione in Plenitude, ora al 20%. Lo scrive il Corriere della Sera, Eni non ha commentato l’indiscrezione. Oggi uscirà il comunicato su piano industriale; segue ‘Capital Markets Day’.

Mediobanca. S&P Global ha abbassato il rating a BBB, l’outlook è positivo. L’agenzia, che considera la banca parte integrante del gruppo Mps , ritiene che “l’integrazione di Mediobanca in un gruppo bancario con un profilo di rischio più elevato e una cultura aziendale e un modello di business differenti avrà un impatto negativo sul merito creditizio”.

Prysmian starebbe valutando la possibilità di costruire un nuovo stabilimento in Texas, nell’ambito della sua strategia di acquisizioni negli Stati Uniti, secondo Bloomberg. Il gruppo potrebbe dare il via libera nel corso del prossimo anno alla realizzazione di un secondo impianto per la produzione di vergella di rame presso il proprio sito di McKinney, vicino a Dallas, con un investimento compreso tra i 100 e i 200 milioni di dollari.

Unicredit e Commerzbank. Al momento una eventuale fusione rappresenta la priorità per la banca italiana, anche se un ulteriore consolidamento in Italia potrebbe comunque offrire opportunità in futuro. Lo ha detto ieri l’ad Andrea Orcel.

Leonardo ha finalizzato l’acquisizione del business Difesa di Iveco per 1,6 miliardi di euro, a fronte di un enterprise value di 1,7 miliardi. Il prezzo di vendita è soggetto ad aggiustamenti di chiusura da definire entro l’inizio di aprile.

doValue. Il cda ha deciso di proporre in assemblea ai soci il pagamento di un dividendo di 0,0923 euro per azione, pari a una distribuzione complessiva di circa 17,5 milioni. Inoltre, al fine di migliorare ulteriormente la remunerazione degli azionisti, il cda, si legge in una nota, “valuterà la possibilità di deliberare in merito a un potenziale programma di acquisto di azioni proprie a seguito dell’approvazione del bilancio”.

Mfe-Mediaforeurope ha “più che raddoppiato” lo scorso anno i 137,9 milioni di euro di utile netto registrati l’anno precedente. Lo ha detto ieri l’ad Pier Silvio Berlusconi, aggiungendo che il mercato pubblicitario ha attraversato un periodo difficile nel primo trimestre in Italia, Spagna e Germania ma a marzo si sono registrati i primi segnali di miglioramento. Il mercato pubblicitario in Italia ha registrato un incremento degli investimenti del 3% a gennaio, secondo le rilevazioni mensili della società di dati e analisi Nielsen.

Utility – La domanda elettrica è cresciuta del +2,1% a febbraio, idroelettrico +6,2%, eolico +116,7%, solare +25,5%, termoelettrico -12,1%. Forte produzione eolica.

Brembo – Oddo abbassa il target price a 7,80 euro, dai precedenti 10 euro. Mediobanca a 11,50 euro dai 11,90 euro precedenti.

Enel, cda su risultati bilancio definitivi.

Recordati, cda bilancio (risultati preliminari bilancio pubblicati il 17 o 18 febbraio).

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