Non ci sono più i porti sicuri di una volta? Tradizionalmente gli investitori, in caso di crisi accesa come quella di questa settimana provocata dall’attacco degli Usa sull’Iran con corollari di vario tipo, sapevano bene dove mettere al rifugio i loro denari e andavano dritti su oro e metalli preziosi, titoli di stato Usa, yen, franco svizzero o dollaro. Ma questa settimana questi asset hanno perso il loro fascino di asset rifugio. A disorientare gli investitori sono diversi fattori, primo fra tutti le aspettative in merito alla politiche monetarie delle banche centrali, ma anche l’elevato livello di prezzi già raggiunto dai metalli preziosi. Il dollaro è tra i pochi asset importanti ad aver registrato un rialzo all’inizio della settimana, ma già stamane è ridisceso. Del resto lo status del dollaro come rifugio sicuro è iniziato a essere messo in discussione dall’inizio dello scorso anno in seguito soprattutto ai ripetuti assalti di Trump con i dazi imposti ai partner cvommerciali internazionali.
Treasuries Usa sotto pressione per il timore del riscaldamento dell’inflazione
Una delle roccaforti ritenute più sicure al mondo dove trovare rifugio è stata per lungo tempo quella del mercato obbligazionario Usa. Ma questa settimana non è stato così: i timori di un surriscaldamento dell’inflazione statunitense a causa dell’impennata dei prezzi del petrolio e del gas hanno tenuto lontani gli investitori. I rendimenti dei titoli di Stato decennali sono balzati di 20 punti base questa settimana, avviandosi al rialzo più significativo dai tempi della tabella dei dazi mostrata da Trump lo scorso aprile. Si tratta di un’inversione di tendenza rispetto al mese scorso, quando avevano registrato il calo più netto dell’ultimo anno. La minaccia di una maggiore inflazione implica che gli operatori si aspettino anche un minor numero di tagli dei tassi di interesse. Il mercato che indica l’andamento dei Fed fund ora quota tra uno e due tagli di un quarto di punto percentuale quest’anno, rispetto ai tre di una settimana fa.
Anche l’oro non se l’è cavata bene
Il lingotto si è fatto strada nell’ultimo anno tra gli investitori grandi e piccoli come il più riconosciuto asset dove mettersi al riparo da ogni intemperia. E di intermperie ce mne sono state molte negli ultimi anni, a partire dall’attacco russo in Ucraina nel 2022, passando per gli svarioni di Trump sui dazi, fino all’assalto di Hamas il 7 ottobre del 2023 a Gaza e ora con la guerra sempre più ampia in Medio Oriente: l’oro è sempre stato a fianco degli investitori offrendo loro un rifugio. Ipercoprato, il metallo giallo ha stritolato uno dietro l’altro nuovi record storici fino a superare lo scoro gennaio i 5.600 dollari l’oncia. Ma questa settimana, sotto il peso del suo stesso prezzo, un rafforzamento iniziale del biglietto verde e le aspettative di tassi di interesse più elevati ha perso il 3,5%. Il metallo prezioso, che non paga interessi, diventa solitamente più appetibile quando i tassi sono bassi.
Una dinamica simile si è verificata dopo l‘invasione russa dell’Ucraina. I prezzi dell’energia sono aumentati, insieme alle aspettative sui tassi di interesse e al dollaro statunitense, e di conseguenza l’oro si è indebolito nei mesi successivi. Il rialzo del metallo di circa il 54% da metà agosto scorso lo ha trasformato anche in un focolaio speculativo, con una forte volatilità, dicono gli analisti.
Tempi duri per lo yen
Anche la valuta giappone, altro porto considerato sicuro in altri momenti della storia, stavolta ha fallito il suo ruolo. Ancora una volta, è tutta una questione di energia. Il Giappone dipende dal Medio Oriente per oltre il 90% delle sue importazioni di greggio, gran parte delle quali avviene attraverso lo Stretto di Hormuz, che la guerra ha di fatto chiuso. Inoltre, i sindacati giapponesi chiedono salari più alti e l’inflazione sta iniziando a salire. Gli analsiti che si tratta del perfetto cocktail per arrivare a una stagflazione, invece che a un tipo di crescita dei prezzi guidata dalla domanda che potrebbe sostenere un inasprimento aggressivo da parte della Banca del Giappone. Ciò spiega il motivo per cui lo yen questa settimana abbia anch’esso mancato il suo ruolo di rifugio e abbia invece mostrato un calo di circa l’1% rispetto al dollaro questa settimana. Mercoledì il ministro delle finanze giapponese Satsuki Katayama ha ribadito che il governo potrebbe agire per frenare le oscillazioni eccessive della valuta, anche intervenendo direttamente sul mercato.
Franco svizzero osservato speciale della Banca nazionale svizzera
Il basso debito pubblico della Svizzera, le sue politiche sobrie e la sua neutralità politica hanno reso il franco la valuta rifugio preferita nell’ultimo anno. Ma la sua particolare vulnerabilità nella crisi valutaria risiede nell’apparente desiderio dei responsabili politici di soffocare i rialzi eccessivi con interventi diretti sul mercato. Il vicepresidente della Banca nazionale svizzera, Antoine Martin, ha dichiarato che la banca centrale è pronta a intervenire per frenare la forza del franco nel contesto delle turbolenze in Medio Oriente, con il risultato che la valuta elvetica ha perso l’1,5% questa settimana rispetto al dollaro.
Che fare allora ?
Dove mettono allora i loro soldi gli investitori, mentre stanno uscendo dagli asset più a rischio, in particolar dalle borse che hanno subito in tutto il mendo un crollo storico questa settimana? La strad più semplice in rialzà per il momento è non fare nulla, dicno gli analisti: tenersi liquidi, puntando eventualmente sui conti deposito, stare alla finestra e vedere che cosa succede. Il rialzo dei rendimento dei titoli di stato in Europa, potrebbero essere una buona opportunità: in Italia c’è per esempio il Btp Valore che ha chiuso oggi la raccolta offrendo rendimenti superiori al resto del mercato. Oppure c’è sempre l’alternativa del mattone, anche attraverso gli Eft eventulamente, che torna ad essere considerato come porto sicuro.
Tra le turbolenze valutarie gli analisti osservano che il dollaro canadese è l’unico equivalente del G-10 in rialzo questa settimana. Comunque gli strategist valutari di Barclays hanno raccomandato agli investitori di acquistare il franco svizzero rispetto allo yen giapponese. Sebbene entrambe le valute siano esposte a rischi energetici, il franco è relativamente meglio posizionato, dicono. Anche i flussi di opzioni rispetto al dollaro indicano resilienza.
