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Trump, non solo Iran: oggi lancia lo “Scudo delle Americhe” con i leader dell’ultradestra sudamericana

Mentre prosegue l’offensiva contro l’Iran, Washington tiene sempre alta l’attenzione sul “cortile di casa”: dopo l’operazione Maduro, il prossimo obiettivo potrebbe essere la capitolazione di Cuba. Oggi summit in Florida con Argentina, Cile, Paraguay, Ecuador e altri. Non invitati Lula e Sheinbaum

Trump, non solo Iran: oggi lancia lo “Scudo delle Americhe” con i leader dell’ultradestra sudamericana

Mentre imperversa il conflitto in Medio Oriente, il presidente statunitense Donald Trump non trascura un altro fronte caldo, quello più vicino geograficamente: l’America Latina. Anche su quella sponda le intenzioni della Casa Bianca sono bellicose: dietro all’obiettivo ufficialmente dichiarato di debellare il narcoterrorismo e l’immigrazione clandestina c’è in realtà la volontà di riaffermare un’egemonia sull’area arginando la crescente influenza cinese, e soprattutto di appropriarsi delle materie prime di cui la parte meridionale del continente abbonda, dal petrolio ai minerali strategici. Ecco perché dopo l’operazione-Maduro in Venezuela il tycoon punta Cuba ma prima vuole tessere una tela con gli alleati politici dell’area: tutti i presidenti di destra sono stati convocati oggi sabato 7 marzo per un vertice al Trump National Doral, il resort del presidente in Florida, a pochi passi dall’aeroporto di Miami.

L’incontro, chiamato Shield of the America’s Summit (“Scudo delle Americhe”), è stato confermato dalla stessa Casa Bianca nella persona della portavoce Karolin Leavitt, che ha parlato della necessità di “promuovere libertà, sicurezza e prosperità nella nostra regione. I Paesi invitati hanno davvero formato una coalizione storica per lavorare insieme e affrontare i cartelli narco-terroristici e contrastare l’immigrazione illegale e di massa non solo negli Stati Uniti ma in tutto l’emisfero occidentale, che rimane una priorità assoluta di questa amministrazione”. E infatti la scelta dei leader invitati non è casuale: fanno tutti parte della stessa famiglia politica di Trump, la destra ultraconservatrice, securitaria e sovranista, ad incominciare dal capofila di questa alleanza, il presidente paraguayano Santiano Pena, che Trump aveva già coinvolto nel Board of Piece per Gaza così come il presidente argentino Javier Milei.

Oltre Pena e Milei al resort di Doral sono attesi anche i neo eletti presidenti di Bolivia e Cile, Rodrigo Paz Pereira e Jorge Antonio Kast, l’alleato di ferro Daniel Noboa, presidente dell’Ecuador, e poi i capi di Stato di Costa Rica, Repubblica Dominicana, El Salvador, Honduras, Panama, Trinidad e Tobago “e forse qualcun altro”, scriveva il sito della Casa Bianca ancora giovedì. Di sicuro invece non ci saranno i presidenti delle prime due economie dell’area latinoamericana, che sono di colore politico diverso: il brasiliano Lula e la messicana Claudia Sheinbaum. Assenze di peso, soprattutto quella del Messico che confina con gli Stati Uniti, ma anche il Brasile è un Paese centrale per le sue dimensioni e il suo potere economico, essendo membro del G20 e nella top 10 globale per prodotto interno lordo (nominale). Lula e Trump dovrebbero incontrarsi successivamente, ma intanto in questa fase di tensione il leader socialista è stato escluso per la sua vicinanza al Venezuela ma anche a Cuba e allo stesso Iran, contro il quale ha condannato gli attacchi.

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