I commissari straordinari di Acciaierie d’Italia, Giovanni Fiori, Giancarlo Quaranta e Davide Tabarelli, hanno avviato una causa da 7 miliardi di euro contro ArcelorMittal e gli ex amministratori dell’ex Ilva di Taranto, la più grande acciaieria d’Europa. La notizia, confermata da fonti vicine al dossier e riportata dal Financial Times e da Ansa, segna uno dei contenziosi più rilevanti della storia industriale italiana. Il documento, redatto dai commissari e dai loro legali, evidenzia come il dissesto di Acciaierie d’Italia non sia frutto di errori gestionali isolati o di un improvviso peggioramento del mercato, ma di una strategia unitaria e protratta nel tempo, finalizzata a trasferire risorse in modo sistematico e unilaterale a vantaggio della multinazionale dell’acciaio.
Ex Ilva: azione legale e due diligence dei commissari
La causa è stata depositata al Tribunale di Milano e notificata formalmente ad ArcelorMittal il 12 gennaio 2026. L’atto di citazione, curato dall’avvocato Andrea Zoppini, sottolinea che gli squilibri finanziari dell’ex Ilva non sono il frutto di circostanze casuali, ma di una strategia deliberata a favore della capogruppo lussemburghese. La gestione di ArcelorMittal viene definita una vera e propria “mala gestione”, con impianti lasciati in totale abbandono e un indebolimento sistematico della società italiana.
Secondo i commissari, le scelte gestionali hanno determinato perdite significative, dovute principalmente alla mancata manutenzione e alla perdita di quote Ets (Emission Trading Scheme). L’importo richiesto di 7 miliardi rappresenta un aumento rispetto ai 5 miliardi stimati inizialmente, come riportato dal ministro delle Imprese, Adolfo Urso, in Parlamento.
La gestione ArcelorMittal dal 2018 al 2024
ArcelorMittal ha gestito l’ex Ilva a partire dal novembre 2018. Inizialmente, la gestione era affidata alla controllata AM Investco Italy, fino ad aprile 2021, quando la società è stata trasformata in Acciaierie d’Italia con l’ingresso di Invitalia come socio pubblico di minoranza. Fino al febbraio 2024, la multinazionale ha continuato a dirigere l’acciaieria, prima del subentro dell’amministrazione straordinaria nominata dal Mimit.
I commissari sottolineano che durante la gestione di ArcelorMittal l’ex Ilva non ha ricevuto interventi significativi di rilancio e gli impianti erano gestiti tramite una “struttura di governance parallela”, guidata dall’amministratore delegato Lucia Morselli e altri dirigenti, con l’obiettivo, secondo la denuncia, di indebolire la società italiana a favore della multinazionale.
La richiesta di 7 miliardi di euro supera di oltre due miliardi la prima stima del governo ed evidenzia l’ampiezza dei danni contestati. Secondo Financial Times, questa azione giudiziaria potrebbe diventare una delle più rilevanti richieste di risarcimento nella storia italiana per contenziosi industriali, con impatti non solo economici ma anche strategici sul futuro dell’industria siderurgica nazionale.
Vendita ex Ilva e rilancio: come procedono le trattative e il decreto legge
La causa legale si inserisce in un quadro di forti tensioni industriali e politiche. Il governo italiano sta portando avanti trattative con potenziali acquirenti internazionali, tra cui il Fondo Flacks Group, che ha presentato una proposta per il rilancio dell’ex Ilva, prevedendo investimenti per 5 miliardi di euro, l’assunzione di circa 8.500 lavoratori e la partecipazione dello Stato al 40% nella nuova società, con possibilità di riacquisto della quota pubblica da parte del privato in un secondo momento.
Parallelamente, il Senato ha ripreso l’iter dell’ultimo decreto legge sull’ex Ilva, approvato lo scorso 1° dicembre 2025, volto a garantire la continuità operativa degli impianti. Il provvedimento conferma 108 milioni dei 200 milioniprecedentemente stanziati e aggiunge 149 milioni, per un totale di 257 milioni di euro, destinati a manutenzione, investimenti ambientali e integrazione salariale.
Sicurezza sul lavoro ex Ilva
La vicenda si intreccia con le dinamiche sociali e sindacali, mettendo in evidenza le criticità nella sicurezza e nella manutenzione degli impianti. Ieri, 12 gennaio 2026, un operaio di 47 anni, Claudio Salamida, è morto nell’Acciaieria 2 dell’ex Ilva di Taranto durante attività di controllo delle valvole. La tragedia ha portato i sindacati a proclamare uno sciopero di 24 ore in tutti i siti del gruppo e nell’indotto.
Oggi, 13 gennaio 2026, un’ulteriore emergenza si è verificata nell’area dell’altoforno 2, a causa di una perdita di gas da una valvola della rete interna. L’area è stata immediatamente evacuata e transennata, attivate le procedure di emergenza, e i tecnici stanno sostituendo la guarnizione. Fortunatamente non ci sono feriti. Questi eventi sottolineano quanto la sicurezza e la manutenzione siano temi cruciali nella gestione dell’ex Ilva.
