Non c’è pace, letteralmente, sul fronte internazionale e quindi dopo tutto quello che già i mercati hanno assorbito su Ucraina, Venezuela e Groenlandia, la settimana inizia con altri due fronti aperti: la violenta repressione delle proteste in Iran ma soprattutto, per rimanere in ambito rigorosamente finanziario, l’ennesimo scontro tra il presidente statunitense Donald Trump e la banca centrale del suo Paese. A scuotere le Borse sia europee che americane in questo lunedì è infatti la notizia che il Dipartimento di Giustizia del governo ha aperto un’indagine penale contro Powell in merito alla ristrutturazione della sede della Federal Reserve. Immediata la reazione stizzita del governatore Jerome Powell: “È un pretesto della Casa Bianca”, per mettere ancora più sotto pressione un istituto di cui Trump non vede l’ora di sostituire i vertici per procedere ad una politica monetaria meno prudente sul taglio dei tassi.
Wall Street apre contrastata, a Piazza Affari si distinguono Fincantieri e alcune banche
Inoltre, il presidente Trump ha chiesto un tetto massimo sui tassi di interesse delle carte di credito al 10% a partire dal 20 gennaio e anche questa proposta ha inevitabilmente pesato su tutti i titoli del settore finanziario. Il risultato è quindi che Wall Street ha iniziato così cosi la prima seduta settimanale, con il Dow Jones che cede lo 0,2% mentre il Nasdaq, che si occupa soprattutto di altro cioè di tecnologia, avanza seppur timidamente, dello 0,2%, trainata soprattutto da Tesla che sale di oltre l’1%. In Europa invece Piazza Affari aggancia in extremis la parità sui 45.732 punti base, con i titoli industriali a farla da padrona come spesso abbiamo visto nelle ultime settimane: Fincantieri guadagna un ulteriore 3,85% (+10% nell’ultimo mese), e sale di oltre il 3% pure Buzzi. Stavolta, dopo un inizio di 2026 guardingo,si mettono in evidenza pure le banche: Mps+2,1%, Banco Bpm +2%. A proposito di Mps, Deutsche Bank ha scritto degli effetti per gli azionisti di un buyback da 2,4 miliardi e della possibile fusione con Unicredit: il rendimento totale del titolo senese potrebbe salire dall’11% a un impressionante 15%. Perdite pesanti invece per Stellantis e Lottomatica, prese di beneficio pure su Italgas e cucinelli dopo i guadagni della scorsa settimana.
Petrolio, materie prime, spread e euro-dollaro
Nel resto del continente reagisce meglio alle tensioni finanziarie la Borsa di Francoforte che avanza di mezzo punto percentuale, mentre Parigi va poco sotto la parità e Londra e Madrid poco sopra. A tenere banco comunque sono sempre le materie prime e, di questi tempi e visti i Paesi non casualmente coinvolti nei conflitti, soprattutto il petrolio. Sua maestà l’oro nero, mai protagonista come in queste settimane, mette a segno un’altra seduta molto consistente con il Brent che ormai sfiora i 64 dollari al barile e il Wti crude che sente l’odore di quota 60 dollari, dopo aver iniziato l’anno sui 55 dollari al barile. Anche metalli preziosi e terre rare, visto il risiko innescato da Trump, continuano nel loro rally: l’oro va sui 4.620 dollari l’oncia ma ancora meglio fa l’argento che guadagna l’8% consolidandosi ormai ben oltre quella quota 80 dollari l’oncia raggiunta la settimana scorsa (è sugli 86 oggi). Bene anche il palladio in zona 1.880 dollari. In questo contesto si riduce ancora lo spread Btp Bund in zona 62 punti base, col rendimento Btp 10 anni al 3,42%. L’euro si apprezza un po’ sul dollaro, scambiando a 1,167.