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Data center: cosa sono, quanta energia consumano e quali impatti su clima e ambiente. I piani di A2A per recuperare calore

La multiutility compartecipata dai Comuni di Brescia e di Bergamo con lo sviluppo dei data center fornirà calore di recupero per il teleriscaldamento. Intanto previsti investimenti esteri per 10 miliardi

Data center: cosa sono, quanta energia consumano e quali impatti su clima e ambiente. I piani di A2A per recuperare calore

Mentre sui mercati finanziari si dibatte se il valore di borsa delle società dell’intelligenza artificiale è o non è eccessivo rispetto agli enormi investimenti e si attende, per sciogliere i dubbi, la trimestrale di Nvidia domani sera, sul piano pratico l’espansione si traduce nella corsa alla costruzione delle infrastrutture e in particolare dei data center che supportano l’utilizzo per esempio di cloud storage, social media, servizi di streaming

JPMorgan stima che gli investimenti in infrastrutture IA arriveranno a 5.000 miliardi di dollari entro il 2030, ma calcola anche che sarebbero sostenibili solo con ricavi aggiuntivi per 650 miliardi l’anno.Cosa non da poco. Eppure i lavori accelerano in tutto il mondo: dagli Usa alla Cina, passando per l’Europa, Italia compresa.

Infrastrutture in AI significano due cose strettamente legate: capacità di calcolo e consumo di energia, con il corollario di quest’ultima rappresentato da un’elevata quantità di acqua necessaria per il raffreddamento e le emissioni di CO2 e quindi dal grande impatto sull’ambiente e sul clima. La crescita di queste infrastrutture si misura nella potenza necessaria ad alimentare i supercomputer, in megawatt.

Secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia, i data center sono responsabili di circa l’1,5% del consumo annuo totale di elettricità a livello mondiale, pari a 415 TWh. Questa cifra è cresciuta del 12% all’anno negli ultimi cinque anni, e le proiezioni indicano che entro il 2030 è destinata a più che raddoppiare, raggiungendo i 945 TWh. Nella sola Unione europea l’Agenzia stima che il consumo energetico dei data center nel 2024 sia stato di 70 TWh. In linea con la tendenza globale, si prevede un aumento significativo nei prossimi anni, verso i 115 TWh entro il 2030.

D’altra parte i Paesi Ue stanno anche lavorando per migliorare l’efficienza energetica, puntando a ridurre il consumo di energia finale di almeno l’11,7% entro il 2030, rispetto alle proiezioni del 2020.

In Italia operano già 110.000 compagnie data user. In 5 anni si potrebbe triplicare la potenza attuale

In Italia, secondo un recente studio della società di ricerca Agici, operano attualmente circa 110.000 data user companies, aziende che utilizzano analisi dati, IoT (di cui fanno parte per esempio gli smartwatch), cloud e intelligenza artificiale, con una crescita media del 3,5% all’anno. Entro il 2030 il mercato nazionale – che dispone attualmente di circa 600 MW di capacità installata di data center – potrebbe raggiungere i 2 GW, triplicando la potenza attuale e generando oltre 18 miliardi di euro di investimenti cumulati in tecnologie IT. Le ricadute economiche e occupazionali saranno rilevanti: circa 70.000 nuovi occupati diretti e indiretti al 2030 e un impatto complessivo sul Pil compreso tra 17 e 28 miliardi di euro, tra investimenti e valore aggiunto generato, dice lo studio di Agici.

In arrivo investimenti esteri per 10 miliardi

Costruire un data center in Italia è un’operazione complessa, perché al momento manca un quadro normativo chiaro. Oggi, nella riunione della giunta della Regione Lombardia, dove si concentra la maggior parte dei data center italiani, viene presentata una proposta di legge regionale che regoli la complessa materia. Intanto iniziano ad arrivare capitali esteri. Circa il 70% delle nuove aperture saranno internazionali. “Nei prossimi due anni” dice Marina Natalucci, Direttrice dell’Osservatorio data center del Politecnico di Milanoarriveranno 10 miliardi di euro. Ma l’alta tensione non basta per tutti: c’è già una richiesta di 40 Gigawatt. Viviamo un grande hype che va guidato”. “Le reti attuali sono state progettate anni fa, pensate per un certo carico elettrico e per un certo traffico internet. L’arrivo dei data center modifica radicalmente questo equilibrio”, ha detto Caterina Bifulco, Cto di Prysmian, colosso dei cavi.

Non solo domanda di supercalcolo, ma anche di elettricità pulita. I progetti di A2A per il recupero del calore

La sfida posta dai data center non si limita alla domanda di supercalcolo, ma parallelamente anche di fabbisogno energetico con il suo grande impatto sull’ambiente e sul clima.

A dirigere le danze dei data center in Italia ci sono Enel e A2A. Renato Mazzoncini, l’amministratore delegato della multiutility compartecipata dai Comuni di Brescia e di Bergamo, nel presentare la scorsa settimana il nuovo piano industriale al 2035 ha detto che la società punta decisamente proprio sul business dei data center. Nel dettaglio del Piano Triennale emerge infatti che, dei 23 miliardi di investimenti previsti, 1,6 miliardi saranno dedicati al recupero termico dei data center che verranno costruiti.

Due i fattori son da tener presenti come corollario alla costruzione dei data center: l’elevata quantità di acqua necessaria per il raffreddamento e le emissioni di CO2, se le fonti di energia che utilizzano per funzionare non vengono decarbonizzate. “Lo sviluppo dei data center” ha spiegato Mazzoncini. “è il motore che spingerà la digitalizzazione del Paese e fornirà calore di recupero per il teleriscaldamento”. L’idea è di costruire le infrastrutture, connetterle ai propri siti di produzione di elettricità senza passare dalla rete nazionale (il che significa per il cliente finale un risparmio in bolletta perché si aggirano i costi fissi di gestione) e, come oggi si fa nei centri commerciali, affittare on demand alle società informatiche gli spazi per impiantare i propri server.

Per il momento, il centro del nuovo business sarà l’area metropolitana milanese: “abbiamo ipotizzato di accelerare con quasi 5 miliardi di euro gli investimenti in reti elettriche e abbiamo ricevuto richieste per 280 MW di collegamenti elettrici per data center in provincia di Milano” ha detto il manager. Brescia, che già cinquant’anni fece da apripista per la rete di teleriscaldamento, lo fa di nuovo in questo settore. A inizio estate A2A ha inaugurato il suo primo data center in house: progettato dalla società francese Qarnot, grazie a un avanzato sistema di raffreddamento a liquido, consente già di recuperare energia termica a temperature elevate, fino a 65 gradi, da immettere direttamente in rete per portare calore agli edifici. Ora la ricetta aspetta solo di essere replicata: “Brescia, continua Mazzoncini, potrebbe certamente essere interessata da altri progetti, un po’ perché il tessuto imprenditoriale lo richiede, un po’ per la vicinanza a Milano e quindi la possibilità di fare di Brescia un hub per il backup dei centri computazionali che nasceranno nell’hinterland.

Noi stimiamo che il nostro Paese possa raggiungere una domanda energetica per alimentare i data center di 42 TWh partendo dagli odierni tre, il che equivale grossomodo alla stessa domanda elettrica che fra dieci anni interesserà la mobilità sostenibile”.

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