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Europa in affanno contro Usa e Asia? Dalla Germania, Merz torna sull’idea di un mercato azionario unico. E stavolta trova più sostegni

I sostenitori della riforma dei mercati dei capitali vedono nella creazione di una Borsa comune un aiuto per le aziende nella raccolta di finanziamenti senza che esse siano costrette a emigrare sui listini Usa e asiatici

Europa in affanno contro Usa e Asia? Dalla Germania, Merz torna sull’idea di un mercato azionario unico. E stavolta trova più sostegni

Ci prova anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz a spingere politici, istituzioni e società di borse verso un’unione dei mercati nell’Unione Europea, chiedendo la creazione di una borsa valori comune. I precedenti tentativi di creare legami più stretti tra i mercati dei capitali dell’Ue hanno prodotto in realtà scarsi risultati. Tuttavia l‘appello di Merz per una “sorta di borsa europea” sembra avere una voce più forte e con maggiori consensi, anche se ancora l’idea incontrerebbe probabilmente ostacoli politici e tecnici.

La frammentazione dei mercati dei capitali dell’Unione europea è stata a lungo considerata un ostacolo alla crescita e all’innovazione nel blocco dei 27 paesi, dove gli investimenti sono rimasti indietro rispetto a Stati Uniti e Cina. La regione conta attualmente decine di borse primarie, dalla borsa di Varsavia, parzialmente di proprietà statale, alla Bme di Six Group in Spagna.

I sostenitori della riforma dei mercati dei capitali spesso sottolineano la necessità di sbloccare più capitale di rischio mobilitando pensioni e risparmi verso le azioni, oppure canalizzando parte dei migliaia di miliardi di euro, che i risparmiatori poco propensi al rischio detengono in conti correnti bancari, verso titoli aziendali affidabili ad alto rendimento. Mario Draghi , ex presidente della Banca centrale europea, aveva sottolinato in un suo rapporto che l’Ue necessita di investimenti aggiuntivi annuali pari a 800 miliardi di euro per affrontare le sfide legate al cambiamento climatico, ai cambiamenti tecnologici e ai cambiamenti geopolitici.

Merz vuole un mercato più profondo per sostenere le aziende e ridurre la loro fuga negli Usa

L’Europa fa fatica a competere con gli Stati Uniti e l’Asia e non riesce ancora produrre campioni locali nelle aree più strategiche, come l’intelligenza artificiale anche perchè le aziende europee incontrano maggiori difficoltà ad accedere ai finanziamenti rispetto ai concorrenti internazionali. Merz in questi giorni ha dichiarato al parlamento tedesco, come riporta Bloomberg, che le aziende della regione necessitano di un “mercato dei capitali europeo sufficientemente ampio e profondo per potersi finanziare meglio e più velocemente“.

Negli ultimi anni, diverse importanti aziende europee hanno scelto di quotare le proprie azioni negli Stati Uniti, attratte dalla maggiore liquidità e dalle valutazioni azionarie, che consentono loro di raccogliere maggiori fondi per la ricerca e la crescita. A fine ottobre, le azioni dell’S&P 500 venivano scambiate a un multiplo di quasi 23 volte i loro utili a 12 mesi, contro circa 15 volte quello dello Stoxx Europe 600, con un premio di oltre il 50%.

Invece l’istituzione di una borsa valori europea più grande potrebbe rallentare la fuga delle aziende e avrebbe un bacino di investitori più ampio. Potrebbe anche diventare un concorrente della Borsa di Londra, che ospita al momento la più grande piazza di negoziazione in Europa per capitalizzazione di mercato.

L’ipotesi di fuzione delle borse europee e lo scoglio politico

Perchè si realizi questa ipoesi occorrerebbe forse una fusione delle borse europee e Deutsche Boerse, con sede a Francoforte, ed Euronext, che annovera Milano e Parigi tra le borse gestite, sarebbero potenziali candidati. Alcune altre borse nella regione, come quelle di Stoccolma e Madrid, sono di proprietà di società con sede al di fuori dell’Unione.

Ma non sarebbe sufficiente l’approvazione degli azionisti: occorrebbe anche quella delle autorità di regolamentazione. I politici e le autorità antitrust in passato si sono mostrati reticenti ad autorizzare grandi fusioni e non è chiaro se il loro atteggiamento ora cambierà. La Commissione Europea, l’organo esecutivo dell’UE, nel 2012 ha in particolare bloccato un tentativo di fusione tra NYSE Euronext – l’allora società madre di Euronext – e Deutsche Boerse, affermando che avrebbe portato a un “quasi-monopolio“. Inoltre nel 2017 la Commissione ha sollevato preoccupazioni in materia di concorrenza respingendo la proposta di fusione tra Deutsche Boerse e London Stock Exchange Group Plc, ni tempi in cui il Regno Unito si stava preparando a uscire dall’UE.

Ma il clima sembra stia cambiando. Stephan Leithner, Ceo della Borsa tedesca, ha recentemente sottolineato la necessità di concentrare i mercati frammentati europei e di migliorarne la liquidità. Ha inoltre detto che l’Europa dovrebbe concentrarsi sul ritorno dei flussi di capitali verso i “mercati trasparenti” provenienti dai cosiddetti dark pool, che consentono agli investitori istituzionali di negoziare titoli al di fuori delle borse valori.

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