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Covid, Governo verso nuova strategia. Ok Astrazeneca fino a 65 anni

Si va verso una revisione dei parametri come richiesto dalle Regioni – Il Cts sarà ridimensionato, mentre si cerca di capire se sarà possibile produrre un vaccino in Italia – Ok del ministero della Salute alla somministrazione del vaccino Astrazeneca fino a 65 anni

Covid, Governo verso nuova strategia. Ok Astrazeneca fino a 65 anni

Cominciano a intravedersi le fondamenta della strategia del nuovo Governo sulla gestione della pandemia di Covid-19. Dopo l’ok al decreto che proroga il divieto agli spostamenti fino al 27 marzo, in continuità con le scelte fatte dal precedente esecutivo, Palazzo Chigi sta pensando a una modifica dei parametri che determinano l’ingresso o la fuoriuscita dalle tre zone previste dal sistema dei quattro colori – bianco, giallo, arancione e rosso – previsto per limitare la diffusione dei contagi.

I cambiamenti sembrano andare incontro alle richieste delle Regioni che lo scorso 21 febbraio hanno presentato un documento che prevede una revisione dei parametri e dell’indice Rt, ma anche dei “protocolli per la regolazione delle riaperture, in senso anche più stringente laddove necessario”.

A cambiare sarà inoltre il ruolo del Comitato tecnico-scientifico che, secondo quanto anticipato dal Corriere della Sera, andrà incontro a un ridimensionamento, pur continuando a fornire dati e scenari sulla base dei quali il Governo predisporrà le misure necessarie per arginare i contagi. Sarà inoltre nominato un portavoce che parlerà a nome di tutti gli scienziati, evitando voci dissonanti o “allarmi” lanciati a mezzo stampa come accaduto nelle settimane passate. 

Occhi aperti anche sull’evoluzione delle varianti. Nel corso del Consiglio dei Ministri tenutosi il 22 febbraio, il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha parlato del lieve innalzamento del tasso di positività, arrivato al 5,6% e della sempre più pericolosa diffusione della variante inglese “che corre il 39% più veloce delle altre e può diventare prevalente”. 

Una preoccupazione condivisa a livello europeo. Ieri, lo ricordiamo, il Premier Mario Draghi ha avuto un colloquio telefonico con la cancelliera tedesca Angela Merkel sugli “ultimi sviluppi in campo sanitario e nella regione del Mediterraneo in preparazione del Consiglio europeo in videoconferenza di giovedì e venerdì” che avrà come tema principale il nuovo progetto europeo per la campagna vaccinale. Lo scopo è quello di promuovere misure congiunte volte ad aumentare le somministrazioni e anticipare i tempi della ripresa economica.

Nel frattempo, l’Italia pensa a produrre da sola un vaccino. Il ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, incontrerà giovedì i rappresentanti di Farmindustria per capire se ci sono i margini per produrre un vaccino contro il Covid nel nostro Paese. “Faremo il punto della situazione sulle possibilità di dare una mano”, ha detto il presidente di Farmindustria Scaccabarozzi, “diremo al ministro come si produce un vaccino e quali sono i tempi: un vaccino è un prodotto vivo, non di sintesi, va trattato in maniera particolare. Deve avere una bioreazione dentro una macchina che si chiama bioreattore. Insomma, non è che si schiaccia un bottone ed esce la fiala. Da quando si inizia una produzione passano 4-6 mesi”.

Rimanendo sui vaccini, il ministero della Salute ha pubblicato oggi una circolare che innalza da 55 a 65 anni l’età di chi potrà ricevere il vaccino anti-Covid di AstraZeneca. La decisione è stata presa dopo il parere della Commissione dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) e, come precisa la circolare, arriva “da nuove evidenze scientifiche che riportano stime di efficacia del vaccino superiori a quelle precedentemente riportate”.

Aggiornando le “Raccomandazioni ad interim sui gruppi target della vaccinazione anti-SARS-CoV-2” dell’8 febbraio 2021, rendono quindi possibile l’utilizzo del vaccino Astrazeneca per persone “nella fascia di età compresa tra i 18 e i 65 anni (coorte 1956)”, compresi “i soggetti con condizioni che possono aumentare il rischio di sviluppare forme severe di Covid-19” ma “ad eccezione dei soggetti estremamente vulnerabili”. 
   

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