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Vino e diffusione tumori: l’Europa «pasticcia»

Proteste dei produttori contro una decisione Ue che ritiene il vino cancerogeno. Serve invece
un provvedimento sulla etichettatura obbligatoria con l’elenco degli ingredienti e una dichiarazione nutrizionale

Vino e diffusione tumori: l’Europa «pasticcia»

È una storia ricorrente, ma non ha mai convinto. Medici e scienziati non vedono relazioni tra il consumo di vino e la diffusione del cancro. Da settimane in tutta Europa si discute, invece, intorno alla black list cancerogena concepita dalla Commissione europea. Un elenco di alimenti di cui fare a meno in quanto favoriscono tumori e neoplasie. La list comprende il vino. I produttori sono allarmati, con in testa gli italiani che vedono sfracelli nel medio e lungo periodo.

Il nuovo Ministro dell’Agricoltura Stefano Patuanelli se ne dovrà occupare. Non solo per rassicurare le aziende, ma per sostenere un settore fondamentale dell’agroalimentare. Ancora di più dentro la mission agricola del Recovery plan.

Non dovrebbe tardare a pronunciarsi Patuanelli, perché le organizzazioni si sono già fatte sentire all’indomani della sua nomina. Diciamo anche che buona parte della questione si gioca sulla fiducia da accordare ai Commissari di Bruxelles. Perché hanno fatto certe scelte e rispetto ad un prodotto diffuso in ogni parte. “Non vogliamo proibire il vino, né etichettarlo come una sostanza tossica, perché fa parte dello stile di vita europeo”, ha detto il vicepresidente greco della Commissione europea Margaritis Schinas, anche se si aspettano decisioni e provvedimenti chiari. “Per noi è fondamentale – ha spiegato a sua volta il Presidente dell’Unione Italiana Vini, Ernesto Abbona – tutelare il modello mediterraneo in ambito europeo. Il vino è stato pericolosamente inserito dalla Commissione nell’alveo dei prodotti agricoli dannosi nel nuovo piano anti-cancro”. Uno sproposito che sul piano commerciale, ci ricorda scene sconcertanti, quando alle frontiere venivano svuotate le cisterne, in polemica con le quote di produzione e di importazioni.

Le strategie sulla salute e sulla ripresa, dopo la pandemia, non possono ritenere il vino tra le cause di patologie così gravi. Tutta Europa produce vino di qualità, con sistemi eco compatibili e lo commercializza per il mondo. La Commissione europea dovrebbe fermarsi ad un provvedimento sulla etichettatura obbligatoria con l’elenco degli ingredienti e una dichiarazione nutrizionale. Una trasparenza per bloccare contraffazioni e garantire i consumatori. La scienza medica non ha mai censurato in maniera definitiva l’assunzione di ciò che si ricava dall’uva. Prima, ma a maggior ragione negli ultimi decenni quando tecniche e metodi si sono affinati. Un bicchiere di rosso,bianco, rosé “certificato” con un’ etichetta in bella mostra sulla bottiglia allontanerà sospetti e diffidenze di ogni genere.

I viticultori italiani, in ogni caso, si sono ritagliati il loro spazio di dialogo con il nuovo governo. Patuanelli è l’interlocutore ma dovrà gestire il problema in un quadro più ampio di sostegno dell’agroalimentare. Il lascito politico di Teresa Bellanova, del resto, è stato soddisfacente. Non per niente le critiche al Recovery plan preparato dal governo Conte hanno avuto ampio spazio nelle discussioni politiche. Bisogna tracciare nuovi scenari di agricoltura sostenibile, biologica con i 210 miliardi in arrivò dall’Ue, allargando il campo .

Comunque sia i viticultori chiedono il completamento di alcuni decreti bloccati dalla crisi di governo. In particolare quello sulla sostenibilità enologica con norme sulla maggiore visibilità del prodotto. Le aziende aspettano 50 milioni di euro di ristori per il 2020, nonostante nello steso anno l’export sia calato soltanto del 2,8%. Le vigne e il vino sono coinvolti anche in altri asset di sviluppo del Paese, hanno ricordato i produttori. Sperano di riavviare presto il sistema del consumo, delle degustazioni, dell’enoturismo, delle coltivazioni doc, igt, docg, perché la politica, a volte, cade in equivoco. Come con la black list .

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