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Marchi e brevetti nella Roma antica

MADE in Roma è un viaggio che dall’antico apre uno sguardo sul mondo moderno. L’ultima sezione, infatti, approfondisce come il concetto di marchio sia giunto fino a noi. Qui verranno analizzati i marchi di forma dei primi prodotti artigianali, il design del logo industriale e l’utilizzo della forma del prodotto come veicolo di memoria del suo creatore.

Marchi e brevetti nella Roma antica

Marchi, loghi, firme e i più diversi simboli di proprietà e appartenenza circondavano la vita di un antico romano non meno di quanto accada oggi per un uomo moderno. Vetri, piatti e lucerne portavano impressi i simboli distintivi dei propri produttori, le derrate alimentari venivano trasportate in botti ed anfore timbrate da impresari e commercianti, così come era in uso il terribile costume di marchiare con signa schiavi o condannati. Sono solo alcuni degli esempi testimoniati dai preziosi reperti esposti  nella mostra archeologica MADE in Roma. Marchi di produzione e di possesso nella società antica e provenienti da prestigiosi musei romani ed internazionali, tra i quali, per il ruolo delle città come importanti centri di produzione nell’Impero Romano, vanno menzionati in  particolare il Römisch-Germanisches Museum der Stadt Köln (Germania, Colonia),  l’Arheološki muzej u Splitu (Croazia, Spalato) e il Museo Archeologico Nazionale di Aquileia.

 L’esposizione, resa ancora più suggestiva grazie alla splendida cornice del Museo dei Fori Imperiali nei Mercati di Traiano, è promossa da Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura, è nata da un’idea di Claudio Parisi Presicce, curata  da Lucrezia Ungaro, Marina Milella e Simone Pastor e sarà aperta al pubblico fino al 20 novembre 2016. 

MADE in Roma, che già comprende un’importante serie di oggetti provenienti dal Museo Archeologico Nazionale di Aquileia, avrà una seconda tappa nella città friulana. La mostra, voluta e sostenuta dalla Fondazione Aquileia, si terrà a Palazzo Meizlik e il suo titolo sarà “MADE in Roma and in Aquileia”, mettendo in particolare risalto i pezzi provenienti dall’antica città romana e dalle località vicine.

Una mostra dedicata dunque al “marchio”, quel complesso sistema di simboli identificativi e di riproduzione di valori e di esperienze che risalgono all’origine dell’uomo e che ha percorso anche la complessa storia economica e sociale dell’antica Roma. Una società “pre-industriale” dove, grazie alla pax romana, si ampliò il sistema produttivo e commerciale – con botteghe, aziende, corporazioni, artigiani, trasporti, strade – e dove i simboli codificarono le identità e la volontà di appartenere ad un sistema produttivo e culturale comune. La romanizzazione trasformò differenti popoli e territori in una communis patria, una patria comune nei confini, nella lingua, negli usi, nei costumi e anche nel commercio. Essere MADE in Roma, quindi, significò amalgamare tradizioni e storie verso una cultura multietnica negli stili, nelle tecniche, nei valori.

Il percorso espositivo, animato da apparati multimediali, da un sistema di comunicazione dedicato anche ai più piccoli e da un fitto calendario di attività didattiche, si divide in due macro sezioni.

Nella prima viene analizzato l’aspetto “industriale”del marchio, facendo particolare riferimento a marchi e signa di officinatores (impresari) e di mercatores (commercianti) lasciati su numerose categorie di prodotti come, ad esempio, i bolli laterizi, prova anche della vitale attività imprenditoriale delle donne romane, vetri e lucerne, coppe e piatti in ceramica e terracotta. Tra questi ultimi, la lista graffita sul fondo di un vaso attesta l’intensa attività di un mastro fornaciaio che aveva messo a cuocere un totale di 1540 piatti, 300 coppe e 790 scodelle o coppette, fabbricati da sei diversi vasai. I bolli impressi su ciascuno degli oggetti servivano a restituire i vasi, una volta cotti, ai loro proprietari e la registrazione del carico a ripartire in modo equo i costi della cottura tra di loro.

Alla seconda macro sezione, dedicata alla produzione e al commercio marittimo, appartengono botti, anfore e  alcuni marmi segnati dai cavatori. In mostra anche un focus sui medicamenta – i cui preziosi contenitori con marchio impresso potevano essere quasi delle miniature, come quelli del costoso lykion, il collirio, che veniva trasportato in vasetti alti  meno di 4 cm – e uno sul marchio della guerra dove sono esposte alcune glandes (proiettili) sulle quali vengono riportati non solo i nomi dei produttori, ma anche vere e proprie ingiurie contro i nemici, come la famosa invettiva contro Lucio Antonio, fratello del triunviro Marco Antonio, oppostosi al giovane Ottaviano e causa del Bellum Perusinum. Ma il segno della guerra viene impresso anche sulla pelle dei legionari. Le fonti ricordano i signa delle legioni impressi sui soldati, simboli di orgogliosa appartenenza ma anche mezzi per scoraggiarne la diserzione.  E, ancora, saranno ricordati stigma e signa utilizzati per determinare il possesso di un oggetto o di una persona o dichiararne l’appartenenza (voluta o meno) a una categoria, come i  collari degli schiavi, i marchi sui condannati o i tatuaggi fatti da Caligola sulle persone per puro diletto.

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