Pedro Sánchez rompe gli indugi e porta la Spagna alle urne. Il primo ministro socialista ha annunciato elezioni anticipate per il 29 novembre, dopo la bocciatura in Parlamento dei due decreti sulla casa, un voto che ha fatto emergere ancora una volta le difficoltà del governo nel trovare una maggioranza. “È arrivato il momento che gli spagnoli decidano quale futuro vogliono”, ha detto Sánchez nel suo intervento alla Moncloa – dopo aver informato il re Felipe VI e convocato un Consiglio dei ministri straordinario – aprendo di fatto la campagna elettorale.
La decisione è arrivata al termine di un fine settimana di consultazioni con ministri, dirigenti socialisti e alleati, dopo che venerdì Partito Popolare, Vox e Junts avevano respinto i provvedimenti sulla casa. Il voto di Junts è stato decisivo e ha confermato la difficoltà della coalizione tra Psoe e Sumar nel trovare una maggioranza stabile.
La bocciatura ha spinto Sánchez ad anticipare il voto rispetto alla scadenza naturale del 2027, puntando anche sulla mobilitazione nata intorno alla crisi della casa. Nei giorni scorsi migliaia di persone sono scese in piazza contro caro affitti e sfratti, con la protesta delle “chiavi” diventata il simbolo della mobilitazione e la richiesta di uno sciopero generale.
Sánchez punta sulla casa per la campagna elettorale
Per il Psoe, il malcontento sulla casa può trasformarsi in un’occasione elettorale, si legge sui media spagnoli. Durante il fine settimana Sánchez ha valutato, anche attraverso sondaggi e studi elettorali, la possibilità di intercettare il consenso nato dalle proteste e ha scelto di portare il tema al centro della campagna del 29 novembre.
La strategia non si limita alla campagna. Il governo intende infatti recuperare i contenuti dei decreti appena respinti e riproporli nella nuova fase politica. Con lo scioglimento delle Cortes cambiano però anche gli equilibri parlamentari: resterà operativa la Diputación Permanente, composta da 69 deputati, e per approvare eventuali nuovi decreti serviranno 35 voti. Psoe e Sumar ne hanno 31 e dovranno quindi cercare il sostegno di EH Bildu, ERC, Podemos o PNV. Junts, che ha contribuito alla bocciatura dei provvedimenti, non avrà più lo stesso potere di veto.
La scelta del voto anticipato permette inoltre a Sánchez di provare a spostare il confronto elettorale su casa, welfare ed economia, prima che a dominare la campagna siano la crisi migratoria a Ceuta e le inchieste che coinvolgono esponenti socialisti, tra cui il caso relativo a Begoña Gómez.
Sánchez sfida il blocco di destra
Nel suo intervento alla Moncloa, Sánchez ha presentato le elezioni come una scelta tra due direzioni per il Paese, chiedendo agli spagnoli di decidere se sostenere “una maggioranza progressista più ampia” oppure “unirsi all’ondata di estrema destra che regredisce laddove governa”.
Il premier ha rivendicato il bilancio dei tre anni dell’attuale legislatura, dall’andamento dell’economia alle politiche a sostegno dello Stato sociale, e ha difeso la scelta di non sacrificare queste conquiste alle pressioni sulla spesa per la difesa. La Spagna, ha sostenuto, deve continuare a essere “un baluardo di apertura e giustizia sociale” e un “punto di riferimento mondiale di pace, femminismo e prosperità”.
Sánchez ha riconosciuto anche “errori” e “ingiustizie” da correggere, indicando tra le priorità uguaglianza, servizi pubblici e casa. Il nuovo mandato, ha spiegato, dovrebbe dare al governo più forza per “approfondire le riforme ancora da fare”.
Non è mancato l’attacco al Partito Popolare, definito dal premier la “peggiore opposizione della storia di Spagna”. Sánchez ha accusato la destra di aver bloccato misure che, a suo giudizio, erano positive per il Paese e di aver utilizzato anche il proprio potere regionale e municipale per ostacolare le politiche del governo. Ma nel suo discorso il premier ha rivolto le accuse anche alle “élite economiche e sociali molto potenti”, che secondo lui “non si presentano alle elezioni ma vogliono continuare a controllare il nostro Paese”.
Spagna al voto il 29 novembre, 54 giorni per decidere
Tra l’annuncio delle elezioni e il voto passeranno 54 giorni. Il tempo della campagna sarà quindi poco meno di due mesi, durante i quali il Psoe dovrà difendere il bilancio della legislatura e cercare di trasformare la mobilitazione sulla casa in un vantaggio elettorale.
Per Sánchez è la terza volta che sceglie di ricorrere alle elezioni anticipate. Era già successo nel 2019, dopo il fallimento dell’approvazione della legge di bilancio, e nel 2023, quando il premier aveva sciolto le Cortes dopo la sconfitta del Psoe alle elezioni amministrative e regionali. Questa volta la spinta arriva invece dallo stallo parlamentare sui provvedimenti sulla casa e dall’impossibilità di contare su una maggioranza autonoma.
Il 29 novembre gli spagnoli saranno quindi chiamati a decidere non solo chi guiderà il Paese, ma anche quale maggioranza potrà sostenerlo. Psoe, Partito Popolare, Vox e le altre forze politiche si preparano a una campagna nella quale la casa sarà uno dei temi centrali, ma in cui gli equilibri tra i partiti saranno altrettanto decisivi per capire chi potrà governare la Spagna.
