Finisce oggi, lunedì 5 ottobre, lo sconto di 6,1 centesimi al litro sulle accise del gasolio. Da domani, dopo mesi di interventi contro il caro-carburanti, entrerà in gioco il meccanismo delle accise mobili, pensato dal governo per attenuare l’impatto di eventuali nuovi aumenti dei prezzi alla pompa.
Il passaggio arriva però in un momento particolare. Nelle ultime settimane, infatti, i prezzi di benzina e diesel sono scesi, dopo gli interventi volontari di alcune compagnie petrolifere, che hanno introdotto il price cap e riduzioni sui propri distributori dopo l’invito del governo a contenere i rincari. Il livello resta però elevato e la fine dello sconto sulle accise potrebbe tornare a esercitare pressione al rialzo, soprattutto nelle stazioni indipendenti e in quelle che applicano tariffe libere e non sono coperte dal price cap. Il rischio di nuovi aumenti non è quindi scongiurato, considerando le quotazioni ancora alte del petrolio e le tensioni in Medio Oriente.
Accise mobili, come funziona il meccanismo
Il nuovo sistema dovrebbe consentire di compensare almeno in parte eventuali rincari. Le accise mobili utilizzano infatti una quota dell’extragettito Iva generato dall’aumento del prezzo del petrolio per ridurre temporaneamente le accise sui carburanti. Quando il greggio aumenta, cresce anche l’Iva incassata dallo Stato perché l’imposta viene calcolata su un prezzo più alto. Una parte di questo maggior gettito può quindi essere utilizzata per contenere l’aumento del prezzo alla pompa.
Il meccanismo, introdotto nel 2008 e modificato nel 2023, è stato indicato dal governo come lo strumento con cui accompagnare la fine dello sconto sul diesel. La misura era stata annunciata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni dopo il Consiglio dei ministri del 16 settembre e confermata nei giorni scorsi anche dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin.
Carburanti, i prezzi sono scesi ma restano elevati
Il nuovo regime arriva dopo una settimana di ribassi. Secondo il Codacons, sulla rete ordinaria la benzina è scesa in media di 11 centesimi al litro, mentre il gasolio ha perso 13,3 centesimi. Per un pieno da 50 litri significa un risparmio di circa 5,50 euro per la benzina e 6,65 euro per il diesel. La discesa è stata ancora più marcata in autostrada, dove benzina e gasolio sono diminuiti di circa 19 centesimi al litro, con un risparmio di circa 9,5 euro su un pieno.
Il calo dei listini, però, non significa che il caro carburanti sia alle spalle. I prezzi restano infatti molto più alti rispetto ai livelli precedenti all’escalation della guerra in Iran. Secondo il Codacons, il gasolio costa ancora 52,1 centesimi al litro in più, pari a un aumento del 30,2%. Per un pieno da 50 litri la differenza supera quindi i 26 euro.
È su questo sfondo che si inserisce la fine dello sconto fiscale: i prezzi alla pompa sono diminuiti, ma partono da livelli ancora molto elevati e un nuovo aumento delle quotazioni del petrolio potrebbe riaprire rapidamente la pressione sui listini.
Per questo il Codacons chiede alle compagnie petrolifere di mantenere almeno fino alla fine dell’anno gli sconti e i price cap introdotti nelle ultime settimane. L’obiettivo è evitare che la fine del taglio sulle accise si traduca in una nuova fiammata dei prezzi, mentre il petrolio resta caro e l’incertezza sul conflitto in Medio Oriente continua a pesare sui mercati.
