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Via libera al Recovery, oggi la crisi ma “mai dire mai”

Oggi Renzi dirà se esce dal Governo e dalla maggioranza o no, ma l’aut-aut di Conte cambia le carte in tavola e avvicina lo scontro in Parlamento, a meno che non intervenga Mattarella – Quattro le ipotesi in campo

Via libera al Recovery, oggi la crisi ma “mai dire mai”

Con l’astensione delle due ministre renziane (“Non c’è il Mes sanitario”) il Consiglio dei ministri ha approvato ieri sera il Recovery Plan, ma il D-day della crisi di Governo è oggi, anche se in politica può sempre succedere di tutto e quindi è saggio ricordare che in questi casi non bisogna “mai dire mai”.

Dopo l’inatteso intervento a gamba tesa di Giuseppe Conte, che ha spiazzato anche il Pd e fatto irritare il Quirinale seppellendo il Conte-ter (“Se Renzi si sfila, mai più un governo insieme”, ha fatto sapere il premier), tutto lascia pensare che oggi il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, risponda per le rime, annunciando l’uscita dal Governo e facendo dimettere le sue due ministre, ma confermando il voto a favore sia del nuovo piano per l’emergenza sanitaria sia dello scostamento di bilancio legato al Recovery.

Ma non è detto che le cose vadano proprio così e lo stesso Renzi ha lasciato uno spiraglio: “Nelle prossime ore – ha detto ieri sera – decideremo se restare in maggioranza” o meno, pur uscendo dal Governo. E i pontieri si sono subito messi al lavoro per ricucire lo strappo.

Ma l’aut-aut di Conte ha cambiato le carte in tavola e fatto capire che, in caso di uscita dal Governo di Iv, lui cercherà una nuova maggioranza in Parlamento. Non è detto che, senza il sostegno di Italia Viva, i numeri ci siano, ma Conte è deciso a provarci, sperando di trovare gli Scilipoti di turno, tra i quali si è già iscritta la signora Mastella. Una prospettiva quest’ultima che non piace per nulla al Pd, che fino all’ultimo proverà a riallacciare i rapporti con Renzi, e ancor meno al Quirinale, che non gradisce maggioranza traballanti e improvvisate. Ecco perché non è escluso che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, fermi il cammino inclinato della crisi e avvii un giro di consultazioni per cercare di ricucire le lacerazioni.

Se tuttavia Renzi uscirà dal Governo (pur rimanendo nella maggioranza) e Conte insisterà nell’aut-aut, le ipotesi che si profilano sono almeno quattro:

  1. Conte rifiuta ogni mediazione e chiede il pronunciamento del Parlamento: se ottiene la maggioranza governa senza Renzi, ma se perde esce di scena;
  2. nel caso Conte non raccogliesse i voti necessari a governare in Parlamento, Pd e M5S cercheranno di mettere in piedi un altro Governo (Renzi incluso) con un nuovo premier;
  3. se non si riuscisse a trovare una nuova intesa politica, il Quirinale potrebbe lanciare un Governo istituzionale (con Cottarelli o Cartabia premier) per realizzare almeno gli impegni più urgenti (piano vaccinazioni, lotta alla pandemia e attuazione del Recovery Plan);
  4. se la crisi sfugge di mano, si va alle elezioni anticipate all’inizio dell’estate e prima che scatti il semestre bianco, ma è l’ipotesi meno probabile perché è difficile votare con la pandemia e soprattutto perché le principali forze della maggioranza non vogliono andare al voto con il rischio di regalare alla destra il Governo e il Quirinale.

Il campo è dunque aperto, ma la crisi è più vicina, anche se, a differenza di ieri, è meno sicura. E ancora meno certi sono gli esiti finali.

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