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Vertice Ue: arrocco Olanda, Macron-Merkel cercano la via d’uscita

Consiglio Europeo in salita, con il premier olandese Rutte che insiste nel proporre una governance sgradita a tutti per il Recovery Fund – Nonostante le difficoltà, i 27 faranno di tutto per trovare una soluzione entro il fine settimana: un ritorno a casa a mani vuote rischia di alzare la tensione con le opinioni pubbliche interne e sui mercati

Vertice Ue: arrocco Olanda, Macron-Merkel cercano la via d’uscita

Il Consiglio europeo iniziato oggi a Bruxelles sarà decisivo per il destino dell’Unione post-Covid. Rispetto agli ultimi vertici, le novità strutturali sono due. Innanzitutto, dallo scoppio della pandemia, quella di oggi è la prima riunione in presenza, perciò la trattativa può procedere anche attraverso colloqui di corridoio, dietro le quinte, resi impossibili finora dagli incontri via streaming. In secondo luogo, questa riunione del Consiglio è la prima a tenersi sotto la presidenza di turno della Germania. La cancelliera Angela Merkel ha già chiarito più volte che intende chiudere il negoziato entro luglio per evitare pericolosi rinvii a settembre che esporrebbero diversi Paesi (Italia in primis) a un agosto di passione sui mercati. Tuttavia, vista la distanza fra le posizioni in campo, potrebbe essere necessaria un’altra riunione da convocare la settimana prossima.

I TEMI SUL TAVOLO

I grandi temi sul tavolo sono due, strettamente collegati: il bilancio 2021-2027 dell’Unione europea, su cui i leader non sono riusciti a trovare un accordo lo scorso febbraio, e soprattutto il Recovery Fund, il bazooka finanziario pensato per arginare la crisi e innescare la ripresa. Su entrambi i fronti, la base di partenza del negoziato è una bozza di accordo firmata da Charles Michel, presidente del Consiglio europeo.

IL BILANCIO UE

Per quanto riguarda il bilancio, il documento prevede impegni di spesa per 1.074 miliardi di euro. Si tratta di un valore piuttosto basso, pari all’1,05% del Pil Ue, ma già cinque mesi fa – prima dell’emergenza Covid – i cosiddetti Paesi Frugali (Olanda, Austria, Svezia e Danimarca) chiedevano una riduzione all’1%. Per convincerli, Michel ha inserito nel testo la conferma dei rebates, cioè gli sconti sul bilancio (da molti considerati anacronistici) a beneficio proprio dei quattro Frugali (più la Germania). Ma non è detto che basti.

RECOVERY FUND: LA GOVERNANCE

Sul versante Recovery Fund, il dibattito politicamente più acceso riguarda la governance, ovvero il meccanismo in base al quale l’Europa approverà i piani nazionali di riforma dei singoli Paesi e darà il via libera a prestiti e trasferimenti di denaro.

La posizione più estrema è quella del premier olandese Mark Rutte, che (incalzato in patria dall’ultradestra e preoccupato per le elezioni politiche della prossima primavera) vorrebbe rendere obbligatoria l’approvazione all’unanimità da parte del Consiglio europeo. In questo modo, ciascun governo avrebbe diritto di veto sulle riforme di ogni altro membro dell’Ue. La proposta non ha alcuna speranza di passare, perché non è condivisa da nessuno: perfino gli altri tre Frugali pensano che questo meccanismo paralizzerebbe l’Unione e ne metterebbe a rischio l’integrità, dal momento che ciascun Paese potrebbe bloccare i finanziamenti a un altro di cui non condivide le politiche.

Dal lato opposto della barricata c’è l’Italia. All’inizio, il premier Giuseppe Conte premeva per mantenere l’impostazione iniziale, che attribuiva la responsabilità di approvare i Pnr alla Commissione e non al Consiglio. Poi però il Presidente del Consiglio italiano ha corretto il tiro e ora chiede che per bocciare i piani di riforma i capi di Stato e di Governo debbano esprimersi a maggioranza qualificata (almeno il 55% dei Paesi membri che rappresentino come minimo il 65% della popolazione).

È il contrario di quanto proposto da Michel, che nella bozza di accordo prevede la maggioranza qualificata non per bocciare, ma per approvare i Pnr. L’impostazione del presidente del Consiglio europeo è gradita a Francia e Germania ed è quindi quella che ha le maggiori possibilità di passare.

RECOVERY FUND: IMPORTO E DESTINAZIONE DEI FONDI

L’altra grande questione legata al Recovery Fund riguarda la dotazione finanziaria. Michel ribadisce l’importo e la ripartizione proposti dalla Commissione: 750 miliardi di euro, di cui 500 in trasferimenti a fondo perduto e 250 in prestiti a lunghissima scadenza e con tassi agevolati.

I Frugali sono contrari al concetto stesso di “fondo perduto” e vorrebbero che gli aiuti fossero costituiti solo da prestiti, peraltro da subordinare a “rigide condizionalità” in termini di garanzie sulle riforme che ciascun governo si impegna a varare. Francia e Germania però difendono i trasferimenti da mezzo trilione, previsti anche dal piano che Parigi e Berlino avevano presentato ancor prima della proposta della Commissione.

Secondo le indiscrezioni circolate negli ultimi giorni, per arrivare a un compromesso Merkel potrebbe proporre un taglio di 100-150 milioni sul versante dei prestiti, riducendo la dotazione del Recovery Fund a 600-650 milioni. Ma, anche in questo caso, non è affatto detto che il tentativo di mediazione basti a convincere i Frugali.     

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