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Usa e Cina di nuovo allo scontro: Trump impone nuovi dazi sui software cinesi dopo che Pechino ha mosso sulle terre rare. In forse l’incontro

I nuovi dazi porterebbero le tariffe sulle importazioni di molti prodotti cinesi al 130% a partire dal mese prossimo, livello appena sotto il 145% imposto all’inizio di quest’anno, prima che i due Paesi arrivassero a una tregua.

Usa e Cina di nuovo allo scontro: Trump impone nuovi dazi sui software cinesi dopo che Pechino ha mosso sulle terre rare. In forse l’incontro

La guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina è tornata a intensificarsi a suon di restrizioni e tariffe. Alla decisione di Pechino di imporre restrizioni nel settore delle terre rare, Washington ha risposto ieri sera promettendo nuovi dazi sui software cinesi. L’annuncio ieri ha fatto virare Wall Street in netto calo, mentre gli invstitori sono tornati a trovar rifugio nell’oro.

Ieri sera Trump ha annunciato l’introduzione di ulteriori imposte del 100% sulle esportazioni cinesi dirette negli Stati Uniti di “qualsiasi software criticoentro il 1° novembre, nove giorni prima della scadenza dell’attuale agevolazione tariffaria. Trump ha anche messo in discussione la prospettiva di un incontro precedentemente annunciato per la fine di ottobre con il presidente cinese Xi Jinping in Corea del Sud, affermando su Truth Social che “ora non sembra esserci motivo di farlo”. “Non l’ho annullato”, ha poi dichiarato Trump ai giornalisti alla Casa Bianca. “Immagino che potremmo farlo”. Pechino del resto non aveva mai confermato quell’incontro. Tuttavia Trump ha lasciato uno spiraglio aperto alla porta delle trattative dicendo che potrebbe ritirarsi dalla sua massiccia escalation tariffaria se i cinesi facessero marcia indietro sulle minacce di restrizioni sulle terre rare e dicendo che è ancora possibile incontrare Xi entro la fine del mese. “Ecco perché l’ho messo la data del 1° novembre”, ha detto Trump. “Vedremo cosa succederà”.

I nuovi dazi annunciati da Trump porterebbero le tariffe sulle importazioni di molti prodotti cinesi al 130% a partire dal mese prossimo, livello appena sotto il 145% imposto all’inizio di quest’anno, prima che entrambi i due Paesi decidessero di ridurre le imposte dando inizio a una sorta di tregua.

La mossa della Cina sulle terre rare

Le nuove misure sono state la reazione di Trump al fatto che questa settimana la Cina, appena tornata dalla festività per la Golden Week, ha annunciato nuove restrizioni alle regole per le esportazioni di terre rare e delle tecnologie correlate. Una decisione definita da Trump “schioccante” e del resto la Cina produce oltre il 90% delle terre rare lavorate e dei magneti del mondo: molti di essi sono materiali essenziali per la produzione tecnologica, dai veicoli elettrici ai motori aeronautici e ai radar militari.

Si è così bruscamente interrotta quella che era sembrata una tregua nella relazione in questi ultimi sei mesi tra Pechino e Washington. Gli analisti dicono gli le restrizioni sulle spedizioni di software dagli Stati Uniti alla Cina potrebbero rappresentare un duro colpo per l’industria tecnologica Usa, compresi il cloud computing e l’intelligenza artificiale. Trump ha anche minacciato nuovi controlli sulle esportazioni di aerei e componenti di aeroplani e non è escluso che l’amministrazione non stia abbozzando altri possibili obiettivi.

“Il post di Trump potrebbe segnare l’inizio della fine della tregua tariffaria” dice Craig Singleton, esperto di Cina presso la Foundation for Defense of Democracies, aggiungendo che Washington considera le misure di controllo delle esportazioni adottate dalla Cina un tradimento. Definendo le mosse della Cina un “ordine ostile”, Trump ha detto di essere stato costretto “a contrastare finanziariamente la loro mossa”.
“Per ogni elemento che loro sono riusciti a monopolizzare, noi ne abbiamo due”, ha detto Trump.

Le tensioni erano già aumentate negli ultimi giorni. Giovedì, l’amministrazione Trump ha proposto di vietare alle compagnie aeree cinesi di sorvolare la Russia sulle rotte da e per gli Stati Uniti. Ieri, la Federal Communications Commission statunitense ha annunciato che i principali siti web di vendita al dettaglio online statunitensi hanno rimosso milioni di inserzioni di prodotti elettronici cinesi.

La reazioni dei mercati: in calo Wall Street, mentre torna il rifugio dell’oro

L’inaspettata bordata di Trump ha scosso i mercati finanziari globali, facendo crollare l’indice di riferimento S&P 500 con un calo di oltre il 2%, il calo più grande in un solo giorno da aprile, quando era partita la raffica di tariffe di Trump. L’indice Nasdaq 100 è crollato del 3,5%.

L’indice tecnologico dell’S&P 500 ha chiuso in calo del 4% e l’indice dei semiconduttori in calo del 6,3%. Anche le azioni cinesi quotate negli Stati Uniti hanno subito un calo: la società di e-commerce Alibaba Group Holding ha chiuso a -8,4% e JD.com Inc. ha perso il 6,2%. I titoli tecnologici di Wall Street hanno continuato a scendere anche nelle contrattazioni after hour dopo che Trump ha illustrato nel dettaglio le misure tariffarie e di controllo delle esportazioni.

Gli investitori hanno trovato rifugio nel porto sicuro dell’oro, risalito sopra quota 4.000 dollari l’oncia, e dei titoli del Tesoro statunitensi, mentre il dollaro Usa si è indebolito rispetto a un paniere di valute estere. I prezzi del petrolio sono scesi di oltre 2 dollari al barile, poiché le preoccupazioni commerciali hanno gettato un’ombra sulle prospettive della domanda.

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