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Umbria, voto locale o test dell’alleanza M5S-Pd?

Oggi si vota nelle elezioni regionali dell’Umbria: è solo un test locale o un test che, pur non mettendo in discussione il Governo Conte, misura la fattibilità della casa comune Pd-Cinque Stelle? Ecco perchè Renzi si è rapidamente smarcato

Umbria, voto locale o test dell’alleanza M5S-Pd?

Fiutando l’aria di un risultato elettorale difficile, Pd e Cinque Stelle – e con loro il premier Giuseppe Conte – non hanno perso occasione per avvertire che il voto di oggi in Umbria – al contrario di quanto sostiene Matteo Salvini e lo schieramento di centrodestra – non sarà un referendum sul Governo ma un test locale. Zingaretti, Di Maio e Conte non hanno tutti i torti perchè gli abitanti dell’intera Umbria sono pari a quelli di Lecce o di un quartiere di Roma.

Ma, con tutto ciò, non si può dire che il loro ragionamento non faccia una grinza. C’è una foto a contraddirlo, quella del comizio finale di Narni, dove insieme a tre dei quattro capi politici della maggioranza di governo (Nicola Zingaretti, Luigi Di Maio e Roberto Speranza) non c’è il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, e c’è invece il premier Conte.



Se il voto umbro è un voto locale a che titolo Conte ha partecipato al comizio finale? E perchè non c’era Renzi, che in agosto ha aperto la strada alla nascita di questo governo prima che Zingaretti, inizialmente orientato verso le elezioni anticipate che avrebbero consegnato i “pieni poteri” sull’Italia al sovranismo di Salvini, si svegliasse?

Qualunque sia il risultato umbro, è difficile che il Governo attuale ne venga scosso più delle fibrillazioni e dagli equivoci (l’Ilva in primis) che quotidinamente lo percorrono. Però l’abile smarcamento di Renzi e l’ingombrante presenza di Conte a Narni un segnale molto chiaro sul voto dell’Umbria lo lanciano eccome. Quello dell’Umbria non sarà un test nazionale ma un test – come in qualche modo si evince dalla parole dello stesso Conte a Narni – lo è di certo: è un primo test elettorale sulla praticabilità del progetto di casa comune tra Pd e Cinque Stelle. Se poi il progetto significhi liste elettorali congiunte nelle altre regioni o alle prossime elezioni politiche o addirittura fusione delle due forze politiche (+ Leu) solo il tempo potrà dirlo.

“Il progetto – ha spiegato Conte nel comizio finale di Narni – è partito da poco e si stabilizzerà sempre di più. Andremo avanti fino al 2023 e oltre”. Quel che finora è certo è che in questo “campo largo” sognato da Conte (più che da Di Maio) e da Zingaretti non ci sarà Italia Viva che si sta orientando in tutt’altra direzione. E che Renzi immagina come una forza trasversale alla Macron in grado di calamitare energie da destra e da sinistra per dar vita a una politica dinamica, riformatrice ed europeista senza confusione alcuna con il populismo dei Cinque Stelle e con gli sbandamenti filogrillini del Pd, ma tenacemente avversa al disastroso sovranismo di Salvini e della Meloni.

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