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Trump-Zelensky a Davos: “La guerra deve finire”. Sui confini nessuna intesa, leader ucraino attacca l’Ue: “Senza forza unitaria resta bersaglio”

Incontro a porte chiuse tra Trump e Zelensky a Davos: nessuna intesa sui confini, occhi su Mosca con gli inviati Usa da Putin. Dal palco il presidente ucraino attacca l’Ue su difesa e asset russi e chiede garanzie di sicurezza immediate. Domani negli Emirati possibile trilaterale con Stati Uniti e Russia

Trump-Zelensky a Davos: “La guerra deve finire”. Sui confini nessuna intesa, leader ucraino attacca l’Ue: “Senza forza unitaria resta bersaglio”

Si è concluso, a margine del World Economic Forum di Davos, l’incontro a porte chiuse tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Un faccia a faccia durato circa un’ora, definito “buono” dallo stesso Trump, ma che lascia sul tavolo più interrogativi che certezze. Da Kiev, l’ufficio presidenziale ucraino ha parlato di un incontro “positivo”, segnalando un clima costruttivo ma privo, per ora, di risultati concreti.

All’uscita dal bilaterale, il presidente americano ha scelto una linea comunicativa essenziale e martellante. “La guerra deve finire”, ha ripetuto più volte ai giornalisti, insistendo sul costo umano del conflitto. Secondo Trump, solo nell’ultimo mese sarebbero morte 30.000 persone, “per lo più soldati”. Un dato evocato per rafforzare la pressione politica, senza però essere accompagnato da annunci operativi o da una vera road map negoziale.

Trump ha chiarito anche cosa non è stato discusso: il tema dei confini ucraini. Un passaggio tutt’altro che secondario, perché segnala che il dossier territoriale – il più sensibile e divisivo – resta fuori dal confronto diretto tra Washington e Kiev. Alla domanda se esista già un accordo con Zelensky, il presidente statunitense ha evitato di rispondere.

Zelensky: “Servono garanzie sicurezza”, attacco all’Ue e appello agli Usa

Subito dopo l’incontro con Trump, Zelensky è salito sul palco del Forum di Davos per chiarire la posizione di Kiev. Il messaggio è stato diretto e privo di sfumature: “Servono subito reali garanzie di sicurezza“, perché senza impegni concreti, ha spiegato, non è possibile portare a termine la guerra con la Russia.

Il presidente ucraino ha ribadito che l’Ucraina “lavora ogni giorno per la fine della guerra”, ma ha sottolineato che la pace non può essere un processo unilaterale. “La Russia deve essere pronta a porre fine alla guerra contro di noi”, ha affermato, aggiungendo che la pressione internazionale deve restare “molto forte”. Un riferimento ai partner occidentali, spesso definiti ottimisti ma, secondo Zelensky, ancora esitanti nel trasformare le parole in decisioni concrete. “Tutti parlano positivamente, ma c’è sempre un ‘ma’”, ha osservato.

Nel suo intervento, Zelensky ha indicato negli Stati Uniti un attore imprescindibile, “senza il coinvolgimento degli Usa è impossibile parlare di garanzie di sicurezza per l’Ucraina” spiegando che il lavoro diplomatico con i partner è in corso ma che serve una “luce verde” da Washington per renderlo realmente efficace.

Accanto all’appello agli Stati Uniti, il presidente ucraino ha allargato il discorso all’Europa, chiamata a un salto di qualità sul piano della difesa. L’Unione Europea, secondo il presidente ucraino “deve imparare a difendere se stessa” e dotarsi di una difesa realmente unitaria ed efficace. Zelensky ha espresso sconcerto per il fatto che sia stato necessario l’intervento americano per convincere i Paesi europei della Nato ad aumentare la spesa militare fino al 5% del Pil, definito “il minimo per difendersi”. Senza diventare una vera “forza globale”, ha avvertito, l’Europa resterà inevitabilmente un bersaglio. “Non dovremmo accettare che l’Europa sia solo un’insalata di piccole e medie potenze condita con i nemici dell’Europa – sostiene – Quando siamo uniti siamo davvero invincibili e l’Europa può e deve essere una forza globale, non una forza che reagisce tardivamente, ma una forza che definisce il futuro”.

Dal podio di Davos non sono mancate parole dure anche sul piano politico e simbolico. “Maduro è a processo, ma Putin ancora no”, ha dichiarato Zelensky, denunciando quella che considera una disparità di trattamento sul fronte della giustizia internazionale. Il presidente ucraino ha poi criticato l’Unione Europea sul dossier degli asset russi congelati, sostenendo che Mosca stia ottenendo risultati proprio su quel terreno. Secondo Zelensky, l’Ue ha deciso di congelare i beni russi a tempo indeterminato, ma quando si è trattato di utilizzarli a favore dell’Ucraina “la decisione è stata bloccata”. Lo stesso vale, ha aggiunto, per l’istituzione di un tribunale sui crimini di guerra russi.

La domanda lasciata aperta dal leader di Kiev è quindi se “manca il tempo o manca la volontà?”

Trump con lo sguardo rivolto a Mosca

Se a Davos non si è parlato di confini, il vero destinatario del messaggio di Trump sembra essere stato il Cremlino. “Vediamo cosa succede in Russia”, ha dichiarato lasciando il centro congressi svizzero prima di rientrare a Washington. Il presidente Usa ha chiamato in causa direttamente Vladimir Putin, ribadendo che la fine della guerra dipende anche, e soprattutto, da una decisione russa.

Da Mosca è poi arrivata la conferma che l’inviato speciale della Casa Bianca Steve Witkoff e Jared Kushner, genero e uomo di fiducia di Trump, incontreranno Putin in serata. Un passaggio che sposta il baricentro dei negoziati direttamente nella capitale russa.

Ottimismo americano, silenzio del Cremlino

Witkoff si è detto ottimista, sostenendo che i colloqui tra Ucraina e Russia si sarebbero “ridotti a una sola questione”, dunque potenzialmente risolvibile. Una lettura che il Cremlino ha scelto di non commentare. Il portavoce Dmitry Peskov ha invitato alla prudenza, evitando valutazioni sullo stato delle trattative alla vigilia dell’incontro con la delegazione americana.

Mosca, intanto, ha rilanciato la propria disponibilità a versare un miliardo di dollari per il cosiddetto “Board of Peace” firmato oggi a Davos, ma ha posto una condizione chiara: il contributo sarà possibile solo a fronte dello sblocco degli asset russi congelati negli Stati Uniti. Una posizione già anticipata nelle ore precedenti da Vladimir Putin, che il Cremlino ha ribadito formalmente, legando il trasferimento delle risorse richieste dalla Casa Bianca a un gesto concreto da parte di Washington.

Negli Emirati primo trilaterale Usa-Russia-Ucraina

Al termine del suo intervento a Davos, Zelensky ha annunciato “il primo incontro trilaterale tra Stati Uniti, Russia e Ucraina“. L’incontro dovrebbe svolgersi tra domani e dopodomani negli Emirati Arabi Uniti, nella capitale Abu Dhabi. “Spero che gli Emirati ne siano a conoscenza. Sì, a volte riceviamo delle sorprese da parte americana”, ha detto Zelensky, secondo quanto riportato da Sky News.

Secondo Axios, al tavolo trilaterale dovrebbero partecipare, per gli Stati Uniti, gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner, per l’Ucraina il capo dell’ufficio presidenziale Kyrylo Budanov, il segretario del Consiglio per la sicurezza Rustem Umerov e il diplomatico di lungo corso Sergiy Kyslytsya. Per la Russia sarebbero invece previsti il negoziatore del Cremlino Kirill Dmitriev e il capo dell’intelligence militare.

Ultimo aggiornamento ore 17,32

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