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Trump sorride alla Cina sui dazi ma striglia la Fed

Il compromesso Usa-Cina sui dazi sembra a portata di mano, ma il Presidente Usa incalza la Fed sui tassi – Le Borse asiatiche festeggiano – Il calo dello spread Btp-Bund fa bene alle banche

Trump sorride alla Cina sui dazi ma striglia la Fed

Se Xi Jinping non si presenterà all’incontro fissato a margine del G20 in Giappone, Donald Trump farà scattare subito le nuove tariffe doganali annunciate su 300 miliardi di dollari d’importazioni made in China. Ma il presidente Usa si è detto sicuro della partecipazione del suo collega cinese, definito “un tipo davvero incredibile, un grande uomo, molto forte e molto intelligente”. Tutt’altro tono nei confronti della Fed, che “continua ad avere un atteggiamento che ci danneggia. La Cina – ha aggiunto – da anni svaluta favorendo il suo export. Noi, a causa della Fed, siamo costretti a giocare in salita. Ma, nonostante tutto, stiamo vincendo”. Lo show del Presidente ha fatto da cornice alla ripresa delle Borse, convinte che un accordo con la Cina, se non la pace almeno un compromesso, sia a portata di mano e che la Federal Reserve sia ormai pronta a fare la sua parte.

PECHINO FRENA ILL CALO DELLO YUAN

Prende il volo l’indice Csi 300 di Shanghai e Shenzhen (+2,3%). Segue Hong Kong (+0,9%). Bene anche Sidney (+1,3%), Positivi anche gli altri listini asiatici.

Tokyo sale dello 0,4%, il cross dollaro-yen è a108,6.

Il renminbi cinese si apprezza a 6,92, dopo che la Banca centrale ha ristretto la banda di oscillazione giornaliera e ha annunciato un collocamento di bond, operazione che drena liquidità e rafforza la valuta, arrivata venerdì sui minimi da novembre.

IL PETROLIO DÀ UNA SPINTA AL RUBLO

Il petrolio Brent è scambiato stamattina a 62,5 dollari il barile, in rialzo dello 0,3%, dal -1,5% di ieri in chiusura. Anche ieri i vertici dell’Arabia Saudita hanno affermato che si va verso un prolungamento dell’accordo sulla produzione da parte dell’Opec allargata alla Russia.

Il rublo, molto legato al prezzo del petrolio, si sta apprezzando da alcuni giorni: stamattina il cross dollaro-rublo scende a 64,9. Venerdì la Banca centrale della Russia dovrebbe annunciare un taglio dei tassi al 7,50%, dal 7,75%.

Bene ieri i petroliferi a Piazza Affari: Tenaris (+3,5%) trae beneficio dall’accordo tra Usa e Messico, dove operano con diversi stabilimenti. Saipem +1,7%: Jefferies ha alzato a hold il giudizio e target price a 4,65 da 4,4 euro.

LE FUSIONI SPINGONO WALL STREET

In salita ieri i mercati Usa, anche sotto la spinta di un paio di mega fusioni: Dow Jones +0,3, sesto giorno di rialzo consecutivo, S&P 500 +0,47%. Balzo del Nasdaq: +1,05%.

Nasce un nuovo colosso a metà tra la difesa l’industria spaziale. È stata annunciata la fusione da 121 miliardi di dollari tra Raytheon (+0,7%) e United Technologies (-3,1%). Trump si è detto preoccupato per gli effetti sulla concorrenza.

Salesforce, l’azienda tecnologica attiva nel cloud computing, ha concluso un accordo per l’acquisto di Tableau Software, per un totale di 15,3 miliardi di dollari.

Il Treasury Note a 10 anni si indebolisce al 2,13%, dal 2,08% di venerdì.

Questa settimana ci sono le comunicazioni anche della Banca centrale della Svezia e della Turchia. Quest’ultima dovrebbe confermare i tassi al 24%, argine all’inflazione galoppante. 

DOLLARO E BANCHE SOSTENGONO MILANO (+0,6%)

La buona intonazione del dollaro, galvanizzato dall’accordo con il Messico, e del petrolio hanno dato una mano ai listini europei, che non hanno festeggiato la Pentecoste. L’euro ha perso leggermente quota sulla valuta Usa, arretrando dai massimi da due mesi e mezzo raggiunti la settimana scorsa e il cambio si muove in area 1,131.

La Borsa di Milano, grazie alla spinta delle banche, ha iniziato la settimana con un rialzo. L’indice FtseMib guadagna lo 0,61%, a 20.475 punti.

Guida d’un soffio la corsa Madrid (+0,64%). Londra +0,6%. Avanza anche Parigi (+0,3%). 

Sono rimasti chiusi i mercati di Germania, Austria, Svizzera, Norvegia, Ungheria e Lussemburgo.

Indice EuroStoxx +0,1%.

APRILE AMARO PER L’INDUSTRIA ITALIANA

Le crisi politiche cominciano a pesare in maniera sensibile sull’economia italiana e su quella della Gran Bretagna. In entrambi i Paesi frena la produzione industriale. In Italia si registra un calo pari allo 0,7% in aprile rispetto a marzo, secondo ribasso consecutivo. Il consensus si aspettava +0,1%.

Giornata turbolenta sul fronte politico: Giuseppe Conte ha rinnovato la minaccia di dimissioni e ammonito circa i rischi cui una procedura per debito eccessivo da parte della Ue esporrebbe i titoli di Stato italiani. Da parte sua il leader leghista si è detto fiducioso sulla possibilità di una mediazione all’interno della maggioranza per poi arrivare a un compromesso con Bruxelles. Dal leader della Lega arriva un’apertura per accantonare l’idea di mini-Bot per pagare i debiti della PA. “Se ci sono strumenti ugualmente efficaci e risolutivi va bene, l’unico fattore su cui non si transige è il tasso di disoccupazione”, ha detto Salvini.

FRENA IL BUND, IL DECENNALE AI MINIMI DAL MAGGIO 2018

Grazie anche alla frenata del Bund, che si è allontanato dal minimo storico di -0,21%, lo spread è sceso a quota 259 al termine di una seduta contrastata. Alla fine il rendimento del decennale scivola al 2,36%, il livello più basso dal maggio 2018.

GIOVEDÌ ALL’ASTA 6,5 MILIARDI DI BTP. LA SFIDA È SUI 15 ANNI

Il ministero dell’Economia metterà a disposizione degli investitori tra 5 e 6,5 miliardi di euro di Btp a 3, 7 e 15 anni in occasione dell’asta a medio e lungo termine di metà mese, giovedì 13 giugno. Nel dettaglio, la settima tranche del Btp 3 anni luglio 2022 sarà offerta per un importo compreso tra 2,25 e 2,75 miliardi, la quinta tranche del 7 anni luglio 2026 per 1,75-2,25 miliardi, mentre l’ammontare offerto per la quarta tranche del Btp primo marzo 2035 è compreso tra 1 e 1,5 miliardi.

Sarà importante la risposta del mercato al titolo 15 anni: in caso di cedimento sarebbe il segnale che gli investitori stanno voltando le spalle al Bel Paese.

UNICREDIT SUPERSTAR, VOLA MEDIASET

A trainare Piazza Affari è stato il risveglio delle banche: Unicredit (+2,6%) guida la riscossa del settore (indice +1,5%). A sua volta l’indice Eurostoxx del settore bancario europeo guadagna l’1,7%. Avanzano Banco Bpm (+3,7%), Ubi Banca (+3%) e Intesa (+0,7%). A riportare gli acquisti sul settore più “maltrattato” da inizio anno è stata la discesa dello spread.

Mediaset (+4,5%) supera a pieni voti l’esame della presentazione di Mfe, la newco olandese in cui verranno fusi il Biscione e la controllata spagnola Mediaset Espana (-5,27% a Madrid). Se Vivendi volesse mettersi di traverso, potrebbe esercitare il diritto di recesso e chiedere 2,77 euro per un’azione che nel 2016 ha pagato 3,7 euro. La mossa comporterebbe una minusvalenza di 320 milioni, ma così facendo, in teoria, Vivendi potrebbe far saltare l’operazione.

FCA- RENAULT: FORSE NON È FINITA

Fiat Chrysler (+1,73%) in frenata dalle vette toccate in mattinata dopo che Reuters ha scritto che il presidente John Elkann e i rappresentanti di Renault hanno discusso la possibilità di riavviare il progetto di fusione. Ma, a complicare il quadro, c’è la distanza crescente tra Renault e i giapponesi di Nissan. Il presidente Saikawa ha definito “molto grave” la decisione francese di non votare a favore della nuova governance della casa giapponese.

Bene il resto dell’automotive dopo la pace tra Trump ed il Messico. Brembo +0,8%. Pirelli +0,7%.

Le minori tensioni sui dazi spingono al rialzo Buzzi (+2,38%).

NEXI VERSO IL PANIERE PRINCIPALE

Fuori dal paniere principale, balzo di Datalogic (+6%).

Nexi invariata, dopo aver segnato un nuovo massimo storico in vista dell’ingresso nel FtseMib, previsto per lunedì 24 giugno. Tod’s +0,6%: ha avuto effetto la maggiorazione del diritto di voto per 20,3 milioni azioni ordinarie del gruppo in capo alla famiglia Della Valle, che corrispondono al 30,7% del capitale.

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