L’accordo tra Usa e Iran “è stato in gran parte negoziato e nelle prossime ore verrà annunciato nei dettagli. Lo Stretto di Hormuz verrà riaperto, ma non c’è fretta”. Lo ha sostenuto ieri il Presidente americano Donald Trump che ha riferito anche di aver avuto una telefonata molto positiva su un memorandum d’intesa con i presidenti dell’Arabia Saudita, degli Emirati Arabi, della Turchia, dell’Egitto, con l’emiro del Qatar, il maresciallo di campo del Pakistan, i re di Giordania e del Bahrein. Una telefonata c’è stata anche tra Trump e il premier israeliano Netanyahu. Malgrado le mezze smentite di Teheran, l’Iran – secondo quanto riferisce il New York Times – avrebbe accettato di rinunciare alle sue scorte di uranio altamente arricchito ma le modalità del trasferimento del materiale radioattivo devono ancora essere definiti.
Inizialmente si pensava che la firma dell’accordo sarebbe arrivata domenica, ma con il passare delle ore è apparso chiaro che ci fosse bisogno di più tempo. Dopo la fuga in avanti è lo stesso presidente americano a raffreddare gli animi: “Non c’è fretta, il tempo è dalla nostra parte”, ha detto. La Casa Bianca ritiene infatti che servirà ancora del tempo prima di avere il via libera delle due parti. Ottimista il Segretario di Stato americano Marco Rubio, secondo il quale un’intesa con l’Iran potrebbe concretizzarsi “oggi stesso”. “Pensavamo di poter avere qualche notizia ieri sera, forse oggi, non darei troppa importanza alla cosa”, ha detto Rubio a Nuova Delhi, parlando con i giornalisti prima di lasciare la capitale indiana. Parlando a India Today, il segretario di Stato Usa ha spiegato che la “prima fase” da affrontare sarà la riapertura completa dello Stretto. “La seconda è che l’Iran deve avviare negoziati seri su tre punti: il suo impegno a non possedere mai armi nucleari, restrizioni a lungo termine sulle sue capacità di arricchimento e cosa fare con l’uranio altamente arricchito?”.
Una tregua di 60 giorni per congelare la guerra
Secondo quanto riferito da Axios, citando un funzionario statunitense, l’intesa in fase di definizione tra Washington e Teheran prevederebbe una proroga di 60 giorni del cessate il fuoco. Si tratterebbe, almeno in questa fase, di un memorandum d’intesa preliminare, prorogabile di comune accordo, pensato per fermare l’escalation militare e aprire un negoziato più ampio sui dossier ancora irrisolti.
Durante i due mesi di tregua, lo Stretto di Hormuz verrebbe riaperto e l’Iran potrebbe tornare a vendere liberamente petrolio. La Casa Bianca spera che le ultime divergenze vengano risolte nelle prossime ore e che l’accordo possa essere annunciato in giornata. Ma, secondo la stessa ricostruzione, non è ancora chiaro se questa intesa preliminare potrà trasformarsi in un accordo di pace duraturo, capace di rispondere anche alle richieste di Trump sul programma nucleare iraniano.
Hormuz, petrolio e sanzioni: lo scambio sul tavolo
Il cuore economico e strategico dell’accordo riguarda lo Stretto di Hormuz. La bozza prevederebbe la riapertura del passaggio senza pedaggi e l’impegno dell’Iran a bonificare lo stretto dalle mine. In cambio, gli Stati Uniti revocherebbero il blocco dei porti iraniani e concederebbero alcune deroghe alle sanzioni, così da permettere a Teheran di esportare nuovamente petrolio. È su questo punto che si gioca una parte decisiva della trattativa. L’Iran avrebbe chiesto lo sblocco immediato dei fondi congelati e la revoca permanente delle sanzioni. Washington, invece, avrebbe chiarito che questi passaggi potranno arrivare soltanto dopo concessioni concrete e verificabili da parte iraniana.
Gli Stati Uniti accetterebbero quindi di negoziare, durante i 60 giorni del memorandum, sia la revoca delle sanzioni sia lo sblocco dei fondi iraniani, ma l’attuazione effettiva di queste misure verrebbe rinviata a un accordo finale. Anche le forze americane mobilitate negli ultimi mesi resterebbero nella regione per tutto il periodo di tregua e si ritirerebbero solo nel caso in cui fosse raggiunta un’intesa definitiva.
Il nodo nucleare e le scorte di uranio arricchito
Il dossier più delicato resta quello nucleare. La bozza del memorandum includerebbe l’impegno dell’Iran a non perseguire mai lo sviluppo di armi atomiche e ad avviare negoziati sulla sospensione del programma di arricchimento dell’uranio. Al centro della trattativa ci sono anche le scorte di uranio altamente arricchito, che Teheran, secondo il New York Times, avrebbe accettato di cedere.
Le modalità precise della rinuncia, però, restano ancora da definire. Il tema dovrebbe essere affrontato nel prossimo ciclo di colloqui sul nucleare iraniano. La questione è centrale perché Trump ha più volte indicato il programma atomico di Teheran come la condizione principale per qualsiasi accordo. Il Presidente americano ha detto che firmerà solo se gli Stati Uniti otterranno “tutto ciò che vogliono” e che l’intesa finale dovrà impedire all’Iran di ottenere un’arma nucleare.
Secondo altre ricostruzioni, l’Iran avrebbe fornito agli Stati Uniti, tramite mediatori, impegni verbali sulla portata delle concessioni che sarebbe disposto a fare. Tra le ipotesi emerse ci sono la sospensione dell’arricchimento dell’uranio oltre determinate soglie e la possibilità di diluire o consegnare le scorte già accumulate. Ma è proprio su questo punto che Teheran continua a mantenere una posizione prudente, rinviando molti dettagli tecnici alla fase successiva del negoziato.
Teheran frena, Israele guarda con inquietudine
L’ottimismo di Trump si scontra con la cautela iraniana. Secondo l’agenzia Fars, l’ultimo scambio di messaggi tra Iran e Stati Uniti non confermerebbe pienamente la versione americana. Lo Stretto di Hormuz, secondo la ricostruzione dei media iraniani, resterebbe sotto la gestione dell’Iran e l’annuncio del Presidente americano sarebbe “incompleto” e “incoerente con la realtà”.
Fars, citando le Guardie Rivoluzionarie, ha definito il post di Trump una mossa di propaganda interna e ha sostenuto che Teheran non avrebbe assunto alcun impegno sul programma nucleare in questa fase. Una frenata che non cancella il negoziato, ma conferma quanto la partita sia ancora delicata.
A complicare il quadro c’è anche il fronte israeliano. Secondo Axios, la bozza chiarirebbe anche la fine della guerra tra Israele e Hezbollah in Libano, aspetto che avrebbe preoccupato Netanyahu durante la telefonata con Trump. In ogni caso, secondo un funzionario statunitense, Israele conserverebbe il diritto di agire se Hezbollah tentasse di riarmarsi o di preparare nuovi attacchi.
Il momento resta quindi sospeso tra svolta diplomatica e rischio di nuovo stallo. Trump rivendica un’intesa ormai vicina, i Paesi del Golfo spingono per chiudere e i mercati guardano a Hormuz come al termometro immediato della crisi. Oggi potrebbe essere quindi il giorno dell’ atteso annuncio, oppure l’ennesima tappa di una trattativa ancora tutta da blindare.
Ultimo aggiornamento ore 7.53 del 25 maggio