C’è chi osserva i mercati, chi cerca di anticiparli e chi, apparentemente, sembra arrivare qualche minuto prima delle notizie. È proprio su questo confine sottile che si colloca il caso dei movimenti anomali registrati a Wall Street poco prima di un annuncio di Donald Trump sui colloqui con l’Iran. In quella breve finestra temporale, i future sull’S&P 500 – il principale indice azionario di Wall Street – e quelli sul petrolio hanno registrato oscillazioni insolite, generando guadagni impressionanti e un tempismo che non poteva passare inosservato.
La Casa Bianca ha tuttavia negato qualsiasi uso improprio di informazioni privilegiate, definendo le accuse “infondate” e “senza prove”. Eppure, non si tratta di un episodio isolato: movimenti simili si ripetono con una frequenza che alimenta sospetti sul possibile ruolo, diretto o indiretto, dell’amministrazione statunitense.
Movimenti sospetti a Wall Street prima del post di Trump: cosa è successo
Poco dopo le 7 del mattino, sulla costa Est degli Stati Uniti, il presidente pubblica un messaggio che modifica rapidamente l’umore dei mercati: parla di una possibile sospensione degli attacchi alle infrastrutture elettriche iraniane e di “conversazioni costruttive” in corso. L’impatto è immediato: i future sull’S&P 500 balzano del 3,35% in circa dieci minuti, generando un aumento teorico di valore pari a quasi duemila miliardi di dollari. Sul fronte opposto, i future sul petrolio crollano a doppia cifra, in linea con uno scenario geopolitico meno teso. Fin qui, dinamiche comprensibili; è però ciò che accade prima del post a far sollevare più di un sopracciglio.
Secondo quanto riportato dal Financial Times, circa quindici minuti prima del post di Trump, alcuni trader hanno piazzato grandi scommesse sui future del petrolio. L’operazione ha colpito per entità – circa 6.200 contratti per un valore complessivo di 580 milioni di dollari – e soprattutto per il tempismo, in un momento della giornata tradizionalmente tranquillo.
Non si è trattato solo di petrolio: nello stesso intervallo, i future sull’S&P 500 hanno registrato rialzi, le azioni europee hanno mostrato movimenti insoliti e persino i mercati del gas hanno evidenziato attività atipica. Pur senza prove di illecito, molti operatori hanno definito questo schema “sospetto”, chiedendosi chi potesse avere la certezza di puntare così aggressivamente appena prima di un’informazione geopolitica di grande impatto.
A complicare il quadro, Teheran ha smentito che fossero in corso colloqui con Washington. Mohammad-Bagher Ghalibaf, presidente del parlamento iraniano, ha confermato l’assenza di negoziati, contraddicendo direttamente l’affermazione di Trump e sollevando dubbi sul fatto che l’annuncio servisse più a influenzare i mercati e gli investitori che a riportare un reale progresso diplomatico.
Sec e controlli sul mercato: quante garanzie?
Dimostrare un caso di insider trading è estremamente complesso: servono prove concrete che qualcuno abbia avuto accesso a informazioni riservate e le abbia usate per operazioni finanziarie precise. Senza questo, ogni sospetto resta ipotetico.
La Securities and Exchange Commission (SEC), l’ente americano incaricato di contrastare abusi di mercato e insider trading, negli ultimi mesi è apparsa poco attiva su episodi simili. Alla guida c’è Paul Atkins, considerato vicino a Trump e favorevole a un approccio più permissivo, soprattutto verso operazioni finanziarie innovative e il mondo crypto. Questo contesto alimenta dubbi sulla capacità — o sulla volontà — di indagare a fondo movimenti così tempestivi.
Trump e gli annunci che condizionano il mercato: non è la prima volta
L’episodio si inserisce in una sequenza più ampia. A inizio gennaio, sulla piattaforma Polymarket, una scommessa da 32mila dollari sulla cattura del leader venezuelano Nicolás Maduro – allora considerata improbabile – si trasforma rapidamente in una vincita da 400mila dollari. Ancora, il 10 marzo, Trump dichiara che la guerra è “praticamente finita”, innescando un rimbalzo dei mercati, solo per essere contraddetto poche ore dopo dal segretario alla Difesa Pete Hegseth, secondo cui il conflitto è “solo all’inizio”.
Altri episodi confermano il copione: il 20 marzo, il mercato azionario statunitense perde l’1,8% durante la giornata, appesantito da dichiarazioni dello stesso Trump e da indiscrezioni su un possibile intervento militare in Iran. Poi, poco prima della chiusura delle contrattazioni, una nuova dichiarazione apre a una riduzione graduale degli attacchi e i mercati recuperano completamente le perdite in pochi minuti. Dichiarazioni negative seguite da aperture improvvise, spesso in momenti chiave della giornata, sono ormai un pattern ricorrente.
Trump e l’imprevedibilità: manipolazione o strategia politica?
Gli esperti ricordano che il mercato petrolifero è altamente liquido e che operazioni di grande entità, pur importanti, non sono insolite, soprattutto in periodi di incertezza geopolitica. Tuttavia, posizioni già sbilanciate possono amplificare le oscillazioni e i mercati spesso anticipano eventi, soprattutto quando si osservano schemi ripetitivi nei comportamenti di figure politiche come Trump. Le sue dichiarazioni, spesso rilasciate nei momenti più delicati della giornata finanziaria, possono ribaltare l’andamento degli indici in pochi minuti, rendendo l’imprevedibilità uno strumento potente di mercato.
Un aspetto tutt’altro che secondario, considerando il peso della Borsa nel consenso politico: dai grandi finanziatori alle campagne elettorali fino ai milioni di cittadini americani con fondi pensione investiti nei mercati. Con le midterm alle porte e un consenso in calo per Trump, ogni movimento dei mercati può diventare uno strumento politico, capace di rassicurare sostenitori e investitori e di inviare segnali di forza proprio quando la leadership è sotto pressione.
Mercati e politica: un confine sempre più sottile
Resta quindi una zona grigia dove comunicazione politica, strategia e finanza si intrecciano. Da un lato, non ci sono prove concrete di abusi; dall’altro, il ripetersi di movimenti sospetti suscita inevitabili interrogativi. Anche senza un’indagine formale, è chiaro che Donald Trump può influenzare i mercati con un semplice post.
Il punto cruciale non è tanto stabilire se lo faccia per motivi speculativi o politici, ma comprendere l’effetto reale delle sue parole sul mercato. Dazi, criptovalute o consigli finanziari mascherati da slogan: ogni parola può far guadagnare o perdere miliardi in pochi minuti. Un tweet genera panico, il successivo euforia, con conseguenze concrete sull’economia.
Nel frattempo, i mercati fanno ciò che sanno fare meglio: reagire. Anche quando la notizia, forse, qualcuno l’ha già letta in anticipo.