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Tim, la Borsa apprezza i nuovi scenari sulla rete

Il gruppo di Luigi Gubitosi esclude che siano state prese decisioni in proposito, ma il mercato mostra di apprezzare le ipotesi circolate ieri sulla possibilità che Tim rinunci al controllo della rete per favorire un nuovo accordo con Open Fiber – Intanto le Borse corrono anche se per il mattone cinese arrivano nuovi guai

Tim, la Borsa apprezza i nuovi scenari sulla rete

Solo la Cina introduce qualche sassolino nel motore delle Borse, più che mai ruggenti sotto il segno del Toro. Rispunta nella notte la crisi del mattone, già finito nel dimenticatoio nei giorni dei vertici delle banche centrali. Kaisa Group Holding, la numero due del settore dopo Evergrande (sparita per ora dai riflettori) non ha pagato il coupon relativo a un suo certificato di investimento collocato presso la clientela istituzionale. Il titolo è stato sospeso dalle contrattazioni a Hong Kong.

IL SINDACO DI NEW YORK SI FARÀ PAGARE IN BITCOIN

I possibili crack del mattone cinese non infastidiscono per il momento le altre Borse, da Wall Street all’Europa, impegnate a digerire le scelte dei banchieri centrali, assai più colombe del previsto. Il tema chiave, come dimostra la reazione irata della Casa Bianca al rifiuto dell’Opec+ di aumentare la produzione per frenare le quotazioni, resta l’inflazione. E le possibili vie di fuga dalla corsa dei prezzi. Così il bitcoin, da pericolo pubblico numero uno in mano ai criminali, diventa un’ancora di salvezza: nella sua prima uscita pubblica da sindaco, il neoeletto primo cittadino di New York Eric Adams ha scritto su Twitter che lavorerà per far diventare la città la capitale dell’industria delle criptovalute. Per dare l’esempio, chiederà di ricevere le prime tre mensilità in bitcoin.



FRENA TOKYO. LA STERLINA DEBOLE PESA SU HSBC A HONG KONG

In calo stamane buona parte dei listini asiatici. Su Hong Kong (-1%) pesa anche il tonfo della banca anglocinese Hsbc (-5%) dopo l’inaspettata conferma dei tassi sulla sterlina.

Giù anche il Nikkei di Tokyo (-0,7%) e il Kospi di Seul (-0,5%). L’indice Bloomberg APAC perde lo 0,3%. In rialzo le borse di Taipei (Taiex +1%) e di Sidney (S&P ASX200 +0,4%).

Il Csi 300 dei listini di Shanghai e Shenzen guadagna lo 0,3% dopo le aperture del presidente Xi Jinping sulla possibilità di sostenere anche con sussidi diretti le aziende cinesi colpite dal caro prezzi dell’energia.

Il bilancio della settimana è molto positivo per la borsa del Giappone (+2,7%); negativi l’Hang Seng (-1,5%) e il CSI 300 (-0,5%).

SESTO RECORD DI FILA PER S&P. ALLE STELLE QUALCOMM (+12,7%)

I future dei mercati Usa stamane sono piatti. Ma la festa è ancora in corso. Ieri l’indice S&P (+0,42%) è arrivato alla nona seduta consecutiva in rialzo. Nelle ultime sei ha stabilità in ognuna il massimo storico. Bene anche il Nasdaq (+0,81%). Modesto calo per il Dow Jones (-0,09%). Corrono sull’onda degli utili i titoli dei semiconduttori. L’indice di settore sale del 3,5%, vola Qualcomm (+12,7%).

Il Treasury Note a dieci anni è poco mosso a 1,53%. Il cross euro dollaro si è portato sui minimi di periodo a 1,155. Il dollaro è in apprezzamento sulla maggior parte delle valute di riferimento.

OGGI I DATI SU LAVORO. SBERLA ELETTORALE PER BIDEN

Oggi l’attenzione sarà concentrata sull’occupazione: negli Usa, i nuovi posti di lavoro dovrebbero essere saliti in ottobre a 450.000, più del doppio rispetto alla variazione positiva di settembre.

Sul piano politico pesa la batosta dei democratici alle elezioni supplettive di domenica scorsa. Trionfano i repubblicani anche nei collegi più scontati: in New Jersey, uno dei più influenti senatori del partito democratico è stato battuto da un candidato repubblicano alle prime armi, un camionista che ha speso 2.200 dollari per la campagna elettorale.

L’OPEC+ NON AUMENTA LE ESTRAZIONI. UBS: VERSO I 90 DOLLARI

Anche per la ricerca di una rivincita, l’amministrazione Usa si scaglia contro l’Opec imputando al caro benzina una ragione della sconfitta. Ma l’Opec+ si è limitata a confermare l’aumento programmato di 400 mila barili, un obiettivo non facile visti i problemi di estrazione in diversi Paesi. Il petrolio torna così a salire: Ubs prevede a breve il greggio a 90 dollari.

SORPRESA: LA BOE NON AUMENTA. I BOND EUROPEI FANNO FESTA

Che giornataccia per i falchi. Le conclusioni soft del vertice della Federal Reserve, precedute dalle inequivocabili smentite della presidente della Bce Christine Lagarde su un aumento dei tassi già nel 2022, erano prevedibili. Ma, a sorpresa, è rientrata pure la quasi scontata stretta della Bank of England. Resta invariata anche la politica monetaria della Grey Lady: la preventivata stretta contro l’inflazione si riduce agli interventi della Banca del Canada e quella più timida della Reserve Bank of Australia. Oltre allo scontato tapering della banca centrale Usa, che non ha spaventato i mercati. E così, subito dopo l’scita del comunicato di Londra, sono ripartiti gli acquisti sui titoli di Stato dell’Eurozona, a partire dai periferici.

I BTP SOTTO L’1%, SPREAD A 110 PUNTI

A guidare la corsa al ribasso dei rendimenti sono stati i Btp, che hanno completamente annullato l’impennata di inizio settimana, chiudendo a 0,92%, il livello più basso dal 27 ottobre. Frena anche la corsa al Bund, tradizionale rifugio nei momenti di tensione: di riflesso lo spread Italia/Germania si riduce a 110 punti. Ieri il Tesoro ha riacquistato complessivamente 5 miliardi di euro in sei titoli di Stato con scadenza tra novembre 2022 e novembre 2025 con un’operazione di buyback.

EUROSTOXX AL TOP, IL MIGLIOR TITOLO È ROCHE

Accelerano ancora le Borse, nel bel mezzo di una settimana magica. Lo Stoxx 600, indice azionario europeo composto da 600 titoli di società leader nei principali settori economici, tocca nuovi massimi.

Roche +2,28%: la biotech elvetica svetta al vertice dell’indice dopo aver riacquistato la sua quota di quasi un terzo dei diritti di voto dalla rivale Novartis (+2,4%) per 20,7 miliardi di dollari.

MILANO VOLA, FRANCOFORTE MACINA RECORD

Piazza Affari ha chiuso un’altra seduta in rialzo (+0,53%), che la porta di slancio oltre i 27.522 punti base, nuovo massimo dal 2008.

Francoforte (+0,43%) segna il nuovo record storico, malgrado le news non proprio esaltanti della mattinata. Gli ordini all’industria tedesca a settembre sono aumentati meno delle attese: +1,3% su base mensile da -8,8% (rivisto) di agosto. Il consenso prevedeva +1,8%. Su base annua la crescita è del 9,7% da +10,4% rivisto di agosto e contro il consenso a +11,30%.

MA VOLKSWAGEN DICE: NAVIGHIAMO A VISTA

Daniela Cavallo, la presidente del consiglio di fabbrica Volkswagen (tedesca nativa di Wolfsburg, figlia di emigrati calabresi), ha dichiarato che il gruppo continuerà nel prossimo futuro ad operare nell’ipotesi di forniture ridotte di chip. È quanto emerso nella conferenza sindacale, presenti il ceo Herbert Diess, il presidente della Bassa Sassonia e il presidente di Ig Metall Joerg Hofmann.

Aggiorna il fresco record dal 2000 anche la Borsa di Parigi (+0,53%) dopo che il Cac 40 ha varcato nel corso della riunione quota 7 mila. Brilla Veolia (+4,24), il gigante del trattamento delle banche dei rifiuti. Positivi anche i listini di Amsterdam (+0,54%) e Madrid (+0,11%). Londra +0,43%. Dopo il mancato aumento dei tassi il cross euro/sterlina scambia a 0,8523 (+0,60%), su massimi da quattro settimane.

TIM, A PIAZZA AFFARI PIACE LA RINUNCIA AL CONTROLLO DELLA RETE

A una settimana esatta dal Cda straordinario, esplode la corsa a Tim (+4,5%). La performance è stata scatenata da Bloomberg, sull’onda di un’indiscrezione sulla possibile svolta di Luigi Gubitosi (sotto il fuoco delle critiche dopo il calo dell’ebitda e il taglio dell’outlook da parte di JP Morgan). Pare che il Ceo sia disponibile a rinunciare al controllo della rete. Un passo indietro su questo tema dovrebbe essere gradito al governo e potrebbe riaprire il negoziato con Open Fiber, l’antagonista sulla banda larga. L’azienda smentisce, ma Bloomberg dice di aver visto la bozza di un piano di riorganizzazione delle telecomunicazioni da inviare alla Commissione Europea, soggetto che aveva fatto sapere di non gradire il predominio di fatto dell’ex monopolista.

UTILI D’ORO PER TENARIS, PIOGGIA DI BUY

Un altro lampo ha illuminato la Borsa italiana: Tenaris +6,26%, dopo la diffusione dei conti, in crescita oltre le attese. La società termina il terzo trimestre con 379 milioni di dollari di Ebitda, +37% rispetto al secondo trimestre. Il consensus si aspettava 332 milioni. Il risultato netto, pari a 330 milioni di dollari, è quasi il doppio di quello che stimavano gli analisti. “Risultati e outlook sono superiori alle attese e puntano a un graduale e continuo recupero dell’attività – scrive Equita – Ci aspettiamo una revisione al rialzo delle stime”. Confermato il rating buy.

Positivo il resto del comparto petrolifero dopo la riunione dell’Opec+, che ha deciso, come da attese, di aumentare la produzione di 400 mila barili al giorno a dicembre: Eni +1,45%, Saipem +0,66%.

CORRONO LE RINNOVABILI, I CHIP FRENANO CNH

In deciso rialzo le energie rinnovabili, tra le protagoniste del Cop-26 di Glasgow: salgono Alerion (+8,21%) ed Erg (+2,9%). Tra le utility bene A2A (+1,8%); Hera e Italgas entrambe +1,6%.

Cnh Industrial +0,52%. Il titolo è salito ai massimi storici prima della pubblicazione dei conti per poi frenare sull’onda delle dichiarazioni del ceo Scott Wine, secondo cui “il quarto trimestre sarà il periodo più colpito dalla carenza di componenti”.

Corre il lusso: Brunello Cucinelli +4,9%, Moncler +3%.

Tra le blue chip peggiori, le banche: Intesa Sanpaolo cede l’1,82%; giù anche Banco Bpm (-1,29%), Bper -1,18%. Vendite su Unipol e sul risparmio gestito.

RIAPRONO I CIELI, VOLA ENAV, PIERREL ESCE DALL’AREA GRIGIA

Brilla Enav (+4,53%) in attesa della trimestrale. Intesa Sanpaolo ha alzato il prezzo obiettivo da 3,8 a 4,1 euro, confermando la raccomandazione hold. Equita ha alzato il target da 4,3 a 4,5 euro.

Strappa Pierrel, in salita del 14,7%, dopo l’uscita dalla “grey list” di Consob.

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