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Terna lancia un piano di svolta e sorprende il mercato

Con il nuovo piano quinquennale, Terna vuole giocare un ruolo da protagonista nella transizione energetica, puntando sulla centralità della rete con massicci investimenti, piena sostenibilità e maggiori dividendi, ma la Borsa non ha ancora colto le novità della svolta.

Terna lancia un piano di svolta e sorprende il mercato

È un peccato che il nuovo piano strategico di Terna sia stato presentato alla comunità finanziaria proprio nel giovedì nero delle Borse ma, come si sa, quando sul mercato diluvia distinguere il grano dal loglio diventa fatica improba. La Grande Crisi del 2007-8 ci ha insegnato che il mercato non ha sempre ragione e che anzi è stato proprio l’assurdo dogma ideologico sulla sua infallibilità, che alla base dell’ultraliberismo, ad aver provocato sfracelli, perché il mercato come la finanza non è certamente lo sterco del diavolo, come si sosteneva nel Medio Evo, ma è un mondo che può essere dominato da angeli o da demoni a seconda delle regole che lo disciplinano.

Di solito però il tempo è galantuomo e non è la prima volta che ottimi piani industriali (ne sa qualcosa Sergio Marchionne) siano stati accolti da un’ondata di vendite salvo venire riabilitati nel giro di pochi giorni. Il piano Terna merita in effetti molto di più di quello che ha raccolto al suo debutto dove il titolo – in una giornata nefasta – ha lasciato sul campo il 3,7%. Non è la prima volta e non sarà l’ultima che gli analisti finanziari si rivelano poco lungimiranti e che la logica perversa degli algoritmi finisce per enfatizzare le spinte speculative, ma il piano Terna meritava e merita ben altra fortuna.



Il nuovo piano di Terna, presentato dall’Ad Luigi Ferraris in un luogo altamente simbolico come il Museo della Scienza e della Tecnica di Milano, ha tutto per piacere al mercato e prima o poi lo avrà, perché non è un semplice piano aziendale ma è un vero e proprio piano-Paese nel senso che colloca giustamente la rete elettrica al centro della transizione verso la rivoluzione energetica che si propone, attraverso le rinnovabili e la progressiva decarbonizzazione, di offrire all’Italia energia più sicura, più pulita e meno costosa. Ecco perché il piano quinquennale 2018-22 di Terna è un piano di svolta e lo per almeno tre ragioni che vanno attentamente comprese e valorizzate.

È un piano di svolta perché segna una vera e propria discontinuità nella politica degli investimenti che aumentano del 30% e arrivano in Italia a ben 5,3 miliardi di euro, per più della metà destinati allo sviluppo della rete nazionale e alle interconnessioni con l’estero. Ma è un piano di svolta anche perché fa della sostenibilità la sua vera bussola declinandola sotto tre profili e cioè quello della sostenibilità sistemica (che include la sostenibilità finanziaria), quello della sostenibilità ambientale e quello della sostenibilità sociale. Infine è un piano di svolta perché, in virtù di una crescita dell’utile netto prevista nell’ordine del 3% annuo, segna un netto incremento dei dividendi con visibilità quinquennale che parte da una crescita del 6% rispetto al dividendo di competenza dell’esercizio 2017 per poi  far salire il payout al 75% per gli anni 2011 e 2012 con un dividendo minimo comunque garantito pari al dividendo di competenza dell’esercizio 2010.

Naturalmente, come in tutti i piani particolarmente sfidanti, non mancano le incognite e quello di Terna, al di là degli aspetti regolatori, ne ha soprattutto due. La prima riguarda la fattibilità dei tanti progetti che Terna ha elaborato per dare corso al salto di qualità della sua strategia degli investimenti. Non dimentichiamoci che viviamo nel Paese del non fare, nel Paese dominato dalla sindrome di Nimby come le tribolazioni del Tap tristemente ci ricordano ogni giorno e che il voto del 4 marzo sembra fatto apposta per esaltare i localismi e i populismo che giocano contro l’interesse nazionale.

Ma Terna scommette sulla sua capacità di realizzare i suoi progetti puntando su due jolly: il primo – ed è una novità che si vede poco ma che cambia completamente il modus operandi di Terna – è che molte delle opere in cantiere saranno sotterranee o sottomarine con un impatto minimo o nullo sull’ambiente e il secondo è che, come ha spiegato Ferraris, Terna vuole adottare la politica del dialogo aperto con le comunità e con le istituzioni, soprattutto locali, che saranno interessate dai nuovi progetti del gruppo elettrico.

Poi c’è la seconda incognita che riguarda la politica dei dividendi, che non è interamente nelle mani di Terna. Che succederà quando cambierà la politica monetaria della Bce? Già il Quantitative easing è agli sgoccioli e nel 2019 è verosimile che in Europa, come sta succedendo negli Usa, i tassi tornino a salire, ma soprattutto il 2019 è l’anno nel quale finirà l’illuminata presidenza di Mario Draghi. Ecco perché la politica dei dividendi di Terna è generosa e al tempo stesso prudente ma Ferraris è convinto che la politica dei dividendi del suo gruppo sia altamente sostenibile sia perché il monte dividendi dei primi due anni è già in cassa e sia perché la generazione di utili permette di sostenere la crescita del pay out.

Con il suo piano Terna ha lanciato dunque il cuore oltre l’ostacolo, ma ora tocca al mercato rendersene conto e prima o poi succederà.

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