“Molte volte si è dato per morto il libro di carta, e invece il mercato è ancora vitale e ha buone prospettive di crescita”. Innocenzo Cipolletta, economista, già direttore generale di Confindustria e presidente di Ferrovie Italiane, attualmente è presidente dell’Aie, l’associazione che rappresenta gli editori di libri. Si professa abbastanza ottimista, non per dovere d’ufficio, ma con un ragionamento basato sui dati concreti e sull’evoluzione storica del libro.
Ma è appunto un dato storico che in Italia si legge relativamente meno rispetto ai paesi avanzati dell’Occidente e che negli ultimi anni si è avuta una riduzione del numero di copie vendute. Alcuni editori, e recentemente in un’intervista anche Gianluca Foglia, direttore del “Polo contenuti” del gruppo Feltrinelli, hanno rilevato il paradosso che, pur vendendo poco, il numero dei volumi editi ogni anno raggiunge la bella cifra di 100 mila, quasi 300 nuovi titoli al giorno.
Questo non crea confusione o disorientamento nel pubblico e negli stessi librai, che non riescono a stare dietro al continuo arrivo di novità?
“Sì, vengono editati molti libri ma questo dipende in primo luogo dal fatto che nel nostro Paese c’è una notevolissima quantità di editori, circa 5.000, di cui almeno 1.500 organizzati industrialmente. Se poi ci aggiungiamo la crescita del numero di libri autopubblicati (quasi sempre in digitale), non ci si può sorprendere se la massa delle novità ogni anno è piuttosto elevata. D’altra parte, non esiste una regola in base alla quale si può determinare la giusta quantità di libri da pubblicare. A parte il fatto che la vivacità delle nuove edizioni è un fenomeno di libertà del pensiero, che in democrazia è un valore fondamentale, penso che ogni editore debba avere la piena responsabilità di fissare il numero di libri da editare ogni anno e la tipologia. Molti agiscono con una logica simile a quella del venture capital, cioè producono molti nuovi volumi sperando che qualcuno possa diventare un best seller, in grado di ripagare tutti i costi anche dei volumi che non incontrano il favore di ampie fette di pubblico. Insomma, è il mercato e le linee scelte dagli imprenditori a determinare le politiche editoriali”.
Rimane il fatto che, nonostante gli sforzi dell’industria editoriale, i volumi venduti sono stati in calo lo scorso anno e che sicuramente le librerie hanno crescenti difficoltà a valorizzare i nuovi volumi, sia per mancanza di spazi, sia per una certa riduzione del numero di librerie.
“In realtà, se guardiamo a quello che è successo negli ultimi cinque anni, vediamo che dopo il boom di vendite nel 2020, durante il Covid, quando la gente non si poteva muovere da casa, poi c’è stata una certa stabilizzazione, ma le vendite sono ancora superiori al periodo pre-Covid. Qualche calo è dovuto in gran parte al venir meno di provvedimenti governativi che avevano favorito la diffusione del libro. Mi riferisco in primo luogo agli stanziamenti per gli acquisti di volumi da parte delle biblioteche, e in secondo luogo alle modifiche apportate dal ministro Sangiuliano agli incentivi per i giovani. Questi sono attualmente vincolati sia al reddito familiare, sia al merito del diplomato, vincoli che hanno ridotto moltissimo la possibilità dei giovani di accedere a questi incentivi. Ora il ministro Giuli si sta impegnando per cambiare il sistema e legare l’incentivo al semplice conseguimento del diploma di maturità. In definitiva, se si esclude l’impatto negativo delle restrizioni governative, il trend delle vendite si mantiene positivo. Quanto alle librerie, si può notare che nel complesso la rete è ancora piuttosto estesa. Le piccole librerie familiari sono state sostituite da librerie di grandi catene. Certo, il problema degli spazi esiste: nelle vetrine le novità possono rimanere un tempo limitato. Perciò bisognerebbe investire di più nel marketing per la presentazione dei nuovi volumi e degli autori più giovani, anche se nel nostro paese ci sono numerosissime manifestazioni librarie che toccano un po’ tutte le zone.”
Rimane il fatto che in Italia si legge ancora poco e che quindi ci sarebbero ampi spazi di crescita. Come fare per avvicinare più persone ai libri?
“Chi legge in Italia sono i giovanissimi, perché è diffuso l’utilizzo dei libri per imparare a leggere e a conoscere il mondo che ci circonda, e poi leggono molto i pensionati. Manca la fascia intermedia di quelli che lavorano, che certo hanno meno tempo, ma che avrebbero bisogno di accostarsi al libro anche per migliorare il proprio percorso di carriera. Ma è un percorso lungo, perché si tratta di cambiare la cultura. La scuola, ad esempio, dovrebbe non tanto obbligare a leggere, quanto insegnare a leggere. Poi ci sono le biblioteche scolastiche. La nostra associazione promuove un’iniziativa per incoraggiare i genitori degli alunni, ma in genere tutti i cittadini, ad acquistare libri da regalare alle biblioteche scolastiche. È un modo per potenziare le capacità delle scuole di diffondere libri, e sta avendo un buon successo”.
Negli ultimi anni si è osservata una significativa riduzione della diffusione della saggistica. Ci sono stati problemi particolari?
“Non mi sembra di vedere grandi differenze. Un settore assai critico è quello dell’editoria universitaria, perché da un lato i professori non hanno più interesse a scrivere un manuale, in quanto, non essendo originale, non fa curriculum e quindi non conta per i titoli universitari; dall’altro il manuale è stato sostituito da appunti ed articoli distribuiti durante le lezioni. Poi ci sono successi notevoli in settori ibridi come il romanzo storico, che non è un vero e proprio saggio, ma spesso ne prende il posto”.
Gli editori di libri, in conclusione, hanno delle potenzialità di crescita. Tra queste c’è anche la diffusione dei nostri autori all’estero. E poi si potrebbero moltiplicare iniziative collaterali e complementari per far conoscere i libri, ma anche per avvicinare più persone a eventi culturali.
“Le vendite all’estero stanno aumentando, tanto che in molte importanti fiere internazionali l’Italia ottiene un posto d’onore, come è stato lo scorso anno a Francoforte, la più importante fiera libraria europea. Vendiamo in Europa ed anche in Cina, specie se riusciremo a confermare un sostegno pubblico del nostro Stato per coprire in parte le spese di traduzione. Gli Stati Uniti sono un po’ un mercato a parte, mentre per i libri esiste sempre un grosso mercato legato a cinema e tv che può dare grandi soddisfazioni. Insomma, gli editori di libri hanno di fronte un mercato potenzialmente in crescita e quindi prospettive interessanti sia dal punto di vista economico che culturale”.