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Su Tim Vivendi non cede a KKR e in Borsa il titolo perde terreno

I francesi di Vivendi, primi azionisti di Tim, ribadiscono di essere investitori di lungo periodo e non mollano di fronte al progetto di Opa del fondo KKR: di conseguenza il titolo della compagnia telefonica, dopo il boom di ieri (+31%) perde quota ma i giochi restano aperti – Mossa della Casa Bianca sull’uso delle riserve petrolifere – Piazza Affari sotto i 27mila punti

Su Tim Vivendi non cede a KKR e in Borsa il titolo perde terreno

Chiusura in profondo rosso per Piazza Affari, che riavvolge il nastro fino a 26.939 punti, -1,62%, scendendo sotto quota 27mila per la prima volta dal 29 ottobre scorso. Pesa il tonfo di Telecom (-4,72%) dopo il boom di ieri. Male anche il mercato secondario dei titoli sovrani: lo spread tra decennale italiano e tedesco sale a 126 punti base (+4,1%) e il tasso del Btp chiude a 0,99% (-0,27% il Bund). 

Nell’azionario salgono Nexi +1,52%, Buzzi +0,78%, Inwit +0,71%, Unicredit +0,62%, ma sprofondano Stm -4,01%, Banca Generali -3,83%, Campari -3,79%, Ferrari -3,78%, Moncler -3,78%. Telecom archivia una seduta sull’ottovolante, dopo l’exploit della vigilia quando ha guadagnato oltre il 30% a seguito della manifestazione d’interesse da parte del fondo Usa Kkr. Gli investitori vanno all’incasso in una partita che resta aperta a ogni possibile esito, mentre Vivendi, primo azionista della compagnia italiana, sottolinea di non aver intenzione di vendere. Kkr, con un’eventuale Opa, potrebbe superare ugualmente il 51%, ma la complessità della situazione richiede ancora molti passaggi anche politici. Fuori dal paniere principale sprofonda la Juventus, -7,27%, con il via libera del cda alle condizioni definitive dell’aumento di capitale da 400 milioni di euro, con il prezzo di sottoscrizione delle nuove azioni in opzione che incorpora uno sconto del 35,32% rispetto al prezzo teorico ex diritto (Terp) sulla base del prezzo di chiusura di Borsa della vigilia.



A provocare un corto circuito generale sui mercati, che non lambisce Londra (+0,2%), ma affossa la maggior parte dei listini della zona euro (Francoforte -1,1%, Parigi -0,85%, Amsterdam -1,61%) e Wall Street in avvio (in particolare il Nasdaq), contribuisce la crescita dei casi di Covid in Europa, le restrizioni conseguenti e il riaccendersi dei timori di una stretta monetaria prima del previsto da parte delle banche centrali a partire dalla Fed, alla luce della conferma di Jerome Powell alla presidenza.

In questa prospettiva prosegue un movimento, già visto ieri, di prezzi in ribasso e tassi in rialzo dei Bond Usa, dove il decennale tocca +1,644%.

In Eurolandia si guarda inoltre agli indici Pmi di novembre, che a sorpresa sono stimati da Ihs Markit in rialzo. Il Pmi manifatturiero è stimato a 58,6 (da 58,3 in ottobre), quello dei servizi 56,6 (54,6 ottobre), il composito 55,8 (54,2 ottobre). Una bella crescita, visto che 50 è la linea del Piave tra contrazione ed espansione. Nonostante questo le prospettive per il quarto trimestre sono in rallentamento, secondo  Chris Williamson, Chief Business Economist di Ihs Markit: “è difficile scongiurare una decelerazione soprattutto in vista di un aumento dei contagi che a dicembre probabilmente causerà ulteriori sconvolgimenti all’economia”. Peraltro, “considerando la combinazione tra i ritardi nelle forniture, i forti aumenti dei costi e le rinnovate preoccupazioni per il Covid-19, l’ottimismo delle aziende è crollato al livello minimo da gennaio, aggiungendo notevoli rischi a breve termine per l’economia dell’Eurozona”.

Il Covid da una parte, l’inflazione che ha tante radici dall’altra e le banche centrali sotto pressione sono un cocktail che suggerisce a molti di prendere profitto dopo i lauti guadagni messi a segno in questi mesi.

E a non molto serve il tentativo Usa di mettere uno stop alle crescita dei prezzi del petrolio, con la decisione di utilizzare 50 milioni di barili delle riserve strategiche, operazione fatta di concerto con altri paesi, come Cina, India, Corea del Sud, Giappone e Regno Unito.

L’oro nero riparte e il costo del barile sale: Brent +2,44%, 81,65 dollari; Wti +1,8%, 78,13 dollari.

Arretra ancora l’oro: -1,2%, vicino a 1783 dollari l’oncia.

Sul mercato dei cambi rialza la testa l’euro a seguito degli ottimi dati macro e il cross con il dollaro sale dello 0,3% intorno a 1,1267.

Vive una nuova giornata di passione invece la lira turca, che è arrivata a perdere fino al 9% nei confronti del dollaro toccando un minimo sotto la soglia simbolica delle 12 lire per biglietto verde, a seguito delle parole del presidente Recep Tayyip Erdogan. 

Erdogan ha elogiato il recente taglio dei tassi di interesse e ha dichiarato che il paese sta combattendo “una guerra di indipendenza economica”.

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