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Su Mediaset pesa il rischio politico, titolo sotto tensione

di Ugo Bertone – Attesa anche per l’appello sul risarcimento dei presunti danni subiti da Cir, previsto il 16 giugno – Intanto, sul mercato dei bond, dopo la Grecia, scatta l’allarme Irlanda – La tecnologia corre a Wall Street e Steve Jobs si prepara a volare sulle nuvole – Fiat da oggi consolida Chrysler – Scatta il warrant di Tamburi

Su Mediaset pesa il rischio politico, titolo sotto tensione

Volano, assieme alle banche, i titoli dell’energia. Stm paga un prezzo (eccessivo) al crollo di Nokia che ormai non rappresenta più il primo cliente della jv italo-francese. Ieri Piazza Affari si è accodata al rally delle piazze del Vecchio Continente che tirano un sospiro di sollievo alla notizia che la Germania ha dato il via libera non condizionato ad ulteriori prestiti per Atene. Le elezioni amministrative, come è ovvio, non hanno inciso più di tanto sul quadro del benessere della città. Ma oggi, in attesa dei nomi dei componenti la giunta, il gossip era tutto sul pgt: abolire il piano regolatore, frutto del lavoro di un ciellino doc come l’assessore Masseroli, o dar vita ad una marcia di proposte tutta al femminile. Intanto, come previsto, è iniziato il tiro al bersaglio di Mediaset: Bernstein ha tagliao il target price delle tv del premier di un euro tondo, fino a 3.5 euro. Con motivazioni politiche: in caso di elezioni anticipate (sul capo di Mediaset pende l’appello per il risarcimento dei presunti danni subiti da Cir, sentenza prevista per il 16 giugno), diventerebbe tangibile il rischio di una legge che miri ad intaccare il potere di mercato del gruppo, con conseguente declino di ricavi e reddittività per gli azionisti,. L’ultimo tentativo, fallito, di regolamentare il mercato delle emittenti tv fu nel 2007 con il disegno di legge Gentiloni che fissava un tetto del 45% del mercato pubblicitario nazionale. Se un eventuale futuro governo di centrosinistra dovesse ritirare fuori dal cassetto quella proposta, non sarebbe una bella notizia per gli azionisti: i ricavi pubblicitari di Mediaset nel 2010, pari a 2,8 miliardi, rappresentavano il 63% del mercato pubblicitario della Tv. Per portarli sotto il 45%, Mediaset dovrebbe ridurre i ricavi pubblicitari del 28%, ovvero di 800 milioni. Bernstein riconosce che tutto il ragionamento “è prematuro e speculativo”: Se lo dice lui.

DOPO LA GRECIA, SCATTA L’ALLARME IRLANDA: I BOND BANCARI PAGATI SOLO AL 20 % O CONVERTITI IN AZIONI

L’allarme arriva da Dublino. Il “Financial Times” scrive che a breve la Bank of Ireland annuncerà un’offerta “cash” per i suoi bond a livello di default: il taglio, infatti, sarà tra l’80 e il 90 per cento del valore dell’emissione. Condizioni analoghe saranno proposte agli investitori in Irish Life & Permanent e in Ebs. A tutti sarà offerta la facoltà di convertire i bond in azioni ma a condizioni “orribili” scrive l’Ft.

ATENE, ISOLE IN VENDITA

Sta prendendo forma l’elenco delle privatizzazioni della Grecia con cui lo Stato si ripromette di raccogliere 30 miliardi i euro. Oltre ad una concessione per l’apertura di un casinò ai piedi del monte Parnaso e la licenza per aprire un campo da golf, alberghi e complessi immobiliari a Rodi, dovrebbero figurare nella lista numerosi lotti di terreno sulle isole da cedere sotto forma di prestito per 30-40 anni.

IN ASIA GIUGNO APRE ALL’INSEGNA DELL’INCERTEZZA

Seduta contrastata, quella di mercoledì a Tokyo. L’indice Nikkei a metà seduta era in pratica invariato a quota 9.695,92 (+0,02%). L’effetto Grecia ha perso parte dello slancio, tornano a farsi sentire i problemi del dopo-terremoto e i dati allarmanti in arrivo dall’economia americana. L’indice Shangai Composite ha chiuso in perdita la sessione mattutina a 2.736,73 punti (0,25%) . Prende intanto corpo l’alleanza azionazia tra China Securities e Citigroup che aprirà alla banca Usa le porte del mercato retail cinese. Dopo sei giorni di chiusura al rialzo hanno prevalso le prese di beneficio anche ad Hong Kong (-0,14% l’indice Hang Seng a quota 23,650,99). E

WALL STREET ARCHIVIA MAGGIO IN BELLEZZA

Meglio la Grecia che i dati, non entusiasmanti, in arrivo dall’economia: sia l’indice della fiducia dei consumatori che quello degli acquisti da parte dei direttori d’impresa segnalano un calo più marcato delle previsioni. Nonostante questo, gli indici americani festeggiano la fine di un maggio particolarmente turbolento per i listini: il Dow Jones chiude con un rialzo dell’1 per cento a quota 12.570 (+128 punti) mentre S&P cresce di 14 punti a 1,345 e il Nasdaq sale a quota 2,835 con un incremento di 44 punti. Il tutto nell’attesa del prossimo annuncio di Apple, al World Wide Development che ha già infiammato il settore tecnologico.

AMERICA/1 LA TECNOLOGIA CORRE E STEVE JOBS SI PREPARA A VOLARE SULLE NUVOLE

L’ennesima rivoluzione scatterà lunedì prossimo, quando Steve Jobs, non si sa in quali condizioni di salute, tornerà a parlare in pubblico per presentare l’ultima creatura di Apple: l’iCloud, ovvero un software in grado di far dialogare, senza bisogno di chiavette o di dover scaricare i contenuti da iTunes. In sostanza, un sistema che permetterà di ascoltare una canzone (a pagamento) senza dover passare dal negozio virtuale di Apple, tanto per citare un possibile applicazione. E’ bastato questo annuncio per far schizzare Apple di 10,42 dollari (+3,09%) per una capitalizzazione complessiva di 315 miliardi di dollari, non molto lontana dal valore dell’intera Borsa italiana. L’exploit di Apple corona il periodo d’oro del “tech” Usa da anni mai così effervescente: l’acquisto miliardario di Skype ad opera di Microsoft; l’esordio boom di Linkedin; l’ingresso di Intel nel mercato dei laptop ultrasottili, Il tutto nell’attesa dell’esordio a Wall Street dei social network più apprezzati, da Facebook a Groupon passando per i giochi di Zynga.

AMERICA /2 LA CASA PERDE ALTRI COLPI UN’IPOTECA DA 80 MILIARDI PER LE BANCHE

Al di là della vitalità del capitalismo a stelle e strisce resta il fatto che la crisi è tutt’altro che fInita. L’Indice Case/Shiller segnala un nuovo arretramento dei prezzi del mercato immobiliare delle principali venti città americane. Negli ultimi cinque anni, gli immobili hanno perduto, in media, un terzo del loro valore. Intanto è diminuita dal 69 a poco più del 66 per cento la percentuale di americani che possiedono la prima abitazione. L’inversione di tendenza sembra ancora lontana. Anzi, la previsione è di un ulteriore peggioramento: l’eccesso d’offerta di case vuote s’aggira su 1,8 milioni di case. Il “double dip” del mercato immobiliare pesa per 80 miliardi sui conti delle banche Usa, scrive Wsj.

FIAT: DA OGGI CONSOLIDA CHRYSLER

“Non avrei mai pensato che il governo canadese potesse occuparsi di produrre automobili, ma il nostro obiettivo resta quello di fare l’interesse dei contribuenti”. Cosi’ Jim Flaherty, ministro delle Finanze canadese, ha evitato di dare una risposta a Sergio Marchionne, che si è offerto di rilevare l’1,7% di Chrysler in mano al Canada. Anche Flaherty, insomma, si è convinto che Chrysler sotto la gestione Fiat possa diventare un investimento interessante. Marchionne, dal canto suo, deve aver offerto non più di 150 milioni di dollari per una quota che può consentire a Fiat di salire dall’attuale 52 al 54% del capitale in attesa di salire, gratis, al 59% entro la fine dell’anno. Nell’attesa gli analisti continuano a rifare i conti per capire l’eventuale vantaggio del consolidamento anticipato. L’aspetto positivo, dopo la traduzione dei conti Chrysler nei principi contabili europei, è che il rapporto tra gli utili in crescita (grazie alla controllata Usa) e un patrimonio che si riduce dà come risultato multipli migliori, cosa che spiega l’apprezzameno del mercato. L’altra faccia della medaglia è che il patrimonio rischia di non soddisfare i parametri richiesti dalle agenzie di rating. “Se si considera positivo che Fiat prenda il controllo di Chrysler, la perdita di un notch non è drammatica” si legge sul commento di Mediobanca. Moody’s, intanto, ha messo il rating Fiat “under review” per un possibile downgrade dopo l’annuncio che la quota in Chrysler è salita al 46%. S&P aveva già detto in precedenza che l’aumento della partecipazione nell’azienda di Detroit avrebbe potuto mettere a rischio il rating.

SCATTA IL WARRANT DI TAMBURI

Da oggi fino al 30 giugno i portatori dei warrant Tip avranno la facoltà di convertire i loro titoli in azioni Tip al prezzo di 1,50 euro, in ragione di un’azione per un warrant. E’ la prima delle tre finestre, di qui al 2013, a disposizione dei sottoscrittori che hanno più di un buon argomento per entrare da soci nella cassaforte del quarto capitalismo che si è subito adeguata al prezzo dell’offerta a quota 1,49 euro (+1,70%). E’ questa l’opinione di Equita Sim che proprio ieri ha alzato il target price del titolo di Gianni Tamburi a quota 1,92 euro. Le ragioni? La prima trae origine da… una sconfitta. Mica di Tamburi, bensì di Maurizio Borletti, socio di Tip nella francese Printemps e che fino all’ultimo ha tentato, invano, di bloccare la vendita dell’azienda ai thailandesi di Central Union. Ma, a voler utilizzare gli stessi multipli utilizzati per prezzare la Rinascente a Printemps (11 volte il rapporto Ev/Ebitda 2010) secondo Equita emerge un maggior valore pro-quota nell’ordine di 10 centesimi per azione Tip. A questo si aggiungono le potenzialità di un portafoglio titoli in cui spiccano partecipazioni come Amplifon, Datalogic, Interpump e Prysmian, quattro dei sette leader di settore sul mercato globale. E, particolare non da poco, liquidità in cassa per realizzare uno o più “deal” tra le multinazionali tascabili di casa nostra. O, tanto per cambiare, nel mondo delle autostrade.

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