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Spending review, la scure sugli statali. Monti incontra i sindacati.

Il premier Mario Monti incontra enti locali e sindacati – Il prossimo decreto “non è una manovra” – Intervento sarà in 3 fasi” – Per evitare l’aumento dell’Iva i 4,2 miliardi previsti non sono più sufficienti: serve”molto di più” – Tagli ai dipendenti pubblici con blocco di concorsi e stipendi e ferie coatte ma non ci saranno tagli lineari

Spending review, la scure sugli statali. Monti incontra i sindacati.

Giornata di fuoco sulla spending review. Oggi il premier Mario Monti ha incontrato enti locali e sindacati, archiviando la fase di dialogo che precede il via libera al decreto. Il provvedimento dovrebbe essere varato entro questa settimana dal Consiglio dei ministri, come pare abbia annunciato il viceministro all’Economia, Vittorio Grilli, nel corso del primo vertice a Palazzo Chigi. E mentre le parti sociali minacciano lo sciopero contro la riduzione dei dipendenti pubblici, l’equilibrismo del Professore deve reggere anche agli scossoni dei partiti e di quei ministeri che non accettano di vedersi tagliare le risorse.

Prima ancora delle questioni politiche, tuttavia, bisogna fare i conti con i numeri. Uno dei primi obiettivi delle revisioni di spesa è risparmiare abbastanza per evitare che a ottobre scatti l’aumento automatico dell’Iva. Quanto bisogna mettere da parte? Fin qui si era parlato di 4,2 miliardi, ma ormai è chiaro che quella somma non sarà sufficiente. “Si sono aggiunte due nuove esigenze”, ha detto Monti parlando con i rappresentanti degli enti locali. “Il tema degli esodati e il terremoto” hanno fatto salire il conto e la cifra trovare con la spending review è diventata “molto più alta”.



In ogni caso, il Premier ha sottolineato che il testo in arrivo non sarà una nuova Finanziaria, ma un pacchetto di misure strutturali per eliminare gli sprechi senza ridurre i servizi. Il tutto a colpi i bisturi: “Siamo contrari a tagli lineari fatti con l’accetta”, ha assicurato il Professore.

Quanto alle modalità d’intervento, Monti ha parlato di “tre fasi”: la prima è iniziata la settimana scorsa con i tagli alla Presidenza del Consiglio e al Tesoro, la seconda corrisponde al decreto in cantiere e la terza arriverà tra qualche settimana (sempre via decreto) con la riorganizzazione delle amministrazioni periferiche dello Stato. Ai rappresentanti delle autonomie il Premier avrebbe assicurato la compartecipazione alle scelte sulla spending review.

Intanto, entro ottobre sarà conclusa la ricognizione del personale della Pubblica amministrazione. A quel punto arriveranno i tagli, che coinvolgeranno il 20% dei dirigenti e del 10% dei dipendenti di secondo livello. Lo ha annunciato il ministro della Funzione Pubblica, Filippo Patroni Griffi, secondo quanto riferito da fonti presenti al primo vertice di oggi. Gli statali in esubero non ricollocabili potrebbero essere messi in mobilità per due anni, con l’80% dello stipendio. Ai sessantenni sarà forse concesso di andare in pensione con le vecchie regole del contributivo, derogando alla riforma Fornero.

“E’ evidente che se il governo pensa di procedere al taglio degli organici e alla riduzione dei servizi – ha detto il leader della Cgil, Susanna Camusso – getta benzina su una situazione molto difficile”.

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