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Spagna, oggi si decide: incarico di governo a Rajoy o alleanza Podemos-Socialisti

Conclusi i colloqui, il Re Felipe VI dovrebbe concedere a Mariano Rajoy l’incarico di formare un nuovo Governo, ma i numeri non ci sono per formare la maggioranza – Nel frattempo i socialisti pensano a un grande coalizione tra i partiti di sinistra, che includa anche Podemos. Iglesias dice sì, ma anche in questo caso la maggioranza è lontana.

Spagna, oggi si decide: incarico di governo a Rajoy o alleanza Podemos-Socialisti

Dopo un mese di caos e ingovernabilità oggi potrebbe essere il giorno decisivo. Felipe VI sta per concludere il giro di consultazioni. Alle 17 si terrà l’ultimo colloquio, sarà il turno di Mariano Rajoy che nelle ultime ore ha dichiarato nuovamente le sue intenzioni: presenterà la sua candidatura per formare un Governo. Con ogni probabilità il re deciderà di accontentarlo.

Nonostante ciò i numeri continuano ad essere a sfavore del Premier uscente. Cifre alla mano, le possibilità che Rajoy riesca a raggiungere la maggioranza assoluta sono bassissime.

Nel frattempo, a complicare ancora di più la vita dell’ex Premier, potrebbe arrivare l’alleanza tra Podemos e i Socialisti. Il leader del partito di sinistra radicale, Pablo Iglesias, ha infatti dichiarato apertamente le sue intenzioni: «Ho detto al re che vogliamo fare un governo con i socialisti».

I socialisti, il cui sostegno è necessario per ogni tipo di soluzione, insistono che si opporranno a un governo che includa i popolari. Se, come previsto, il tentativo di Rajoy andrà incontro al fallimento, toccherà a Pedro Sánchez cercare di dar vita a un nuovo Governo.

Il leader del Psoe, ispirandosi al Portogallo, sta lavorando a una coalizione che inglobi non solo  Podemos, ma anche Izquierda Unida e  i nazionalisti moderati baschi del Pnv. Nel caso in cui ci riuscisse, riuscirebbe a conquistare 167 voti su 350 nel Congresso dei deputati. A questo punto, dando per scontati i voti contrari del Partito Popolare e di Ciudadanos, Sanchez avrebbe però bisogno anche dell’astensione degli indipendentisti catalani e baschi, oltre che dell’unico deputato delle Canarie per superare al secondo turno con una maggioranza relativa un voto d’investitura. A un mese dalle elezioni del 20 dicembre, la situazione sembra essere tutt’altro che risolta.

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