Condividi

Seasons, ultima chiamata: fino al 26 ottobre, l’arte di Cattelan trasforma Bergamo in un racconto potente sulla vita e sulle sue stagioni

La grande mostra diffusa di Maurizio Cattelan a Bergamo chiude il 26 ottobre: un’occasione unica per immergersi nel suo sguardo ironico e spietato sul nostro tempo

Seasons, ultima chiamata: fino al 26 ottobre, l’arte di Cattelan trasforma Bergamo in un racconto potente sulla vita e sulle sue stagioni

Con Seasons, Maurizio Cattelan (Padova, 1960) torna a interrogare i simboli del nostro tempo attraverso una mostra diffusa nella città di Bergamo. Un percorso in quattro sedi che invita a riflettere sulla ciclicità della vita e della storia, sull’ascesa e il declino dei valori, e sulle continue trasformazioni dell’individuo e della società. Il titolo, Seasons, evoca il ritmo naturale del tempo e delle stagioni, metafora universale di passaggio e rinnovamento. L’arte di Cattelan, però, non si limita a rappresentare questi mutamenti: li analizza, li mette in discussione e, spesso, li rovescia con la sua consueta ironia amara.

Bonea all’Ex oratorio di san Lupo

Bones mostra un’aquila di marmo statuario Michelangelo distesa a terra, con le ali spiegate. Da sempre simbolo di forza, dominio e potere imperiale, qui l’aquila appare vulnerabile, sconfitta, privata della sua aura trionfale. L’opera dialoga con la storia del luogo — un ex spazio cimiteriale — e con la memoria di un’altra aquila: quella realizzata nel 1939 da Giannino Castiglioni per la Dalmine, poi rimossa e dimenticata. In Bones, Cattelan trasforma il marmo nobile della celebrazione in un monumento alla caduta, suggerendo la fine dei miti di potenza e il ritorno alla fragilità naturale.

Empire (2025): il potere imprigionato

Alla GAMeC, Empire presenta un mattone di terracotta inciso con la parola “EMPIRE”, chiuso dentro una bottiglia di vetro. È un’immagine semplice ma potente: il simbolo della costruzione e del potere imprigionato in un contenitore fragile e trasparente. Il contrasto tra la solidità del mattone e la delicatezza del vetro diventa metafora di un’autorità che non riesce più a imporsi, di un desiderio di ribellione destinato a restare confinato. L’opera allude anche al “messaggio nella bottiglia”: un segnale lanciato verso un futuro incerto, che però rischia di non raggiungere mai nessuno.

No (2021): la censura e il volto negato

Sempre alla GAMeC, No riprende la celebre scultura Him (2001), in cui Cattelan raffigurava Adolf Hitler inginocchiato in preghiera. In questa nuova versione, però, il volto è completamente coperto da un sacchetto. Il gesto nasce da un episodio reale: una richiesta di censura ricevuta in occasione di una mostra in Cina. Da allora, l’occultamento del volto è diventato parte integrante dell’opera. È insieme punizione e protezione: protezione dello spettatore, ma anche del soggetto. Il “no” del titolo diventa allora una negazione del riconoscimento, un rifiuto di trasformare il male in icona.

November (2024): la dignità nella marginalità

Nella Sala delle Capriate del Palazzo della Ragione, Cattelan espone November, una scultura di marmo che raffigura un senzatetto sdraiato su una panchina, colto in un momento di estrema vulnerabilità. L’uomo, modellato sul volto di Lucio, amico e collaboratore dell’artista, si sta urinando addosso: un dettaglio volutamente realistico che genera disagio, ma anche compassione. In questo gesto umanissimo, Cattelan non mostra solo la miseria, ma una forma radicale di libertà, una resistenza silenziosa alle convenzioni sociali. Il luogo stesso amplifica il significato: il Palazzo della Ragione, antica sede del potere civile e della giustizia, accoglie ora il corpo di chi da quella stessa giustizia è spesso escluso.

One (2025): memoria e nuove generazioni

L’ultima tappa del percorso è la Rotonda dei Mille, dove si erge One, installazione site-specific che vede un bambino sulle spalle della statua di Garibaldi. Il piccolo, con le dita della mano destra, mima una pistola: un gesto ambiguo, sospeso tra gioco e ribellione

Cattelan invita a interrogarsi sul significato di questo “uno” evocato dal titolo: è l’individuo, il singolo che sfida la storia, o la nuova generazione che si confronta con l’eredità del passato? In equilibrio tra ironia e dramma, One diventa una riflessione sulla memoria nazionale e sul futuro dell’identità collettiva.

Un progetto diffuso tra arte e città

A completare il progetto, una campagna di comunicazione urbana con affissioni e un intervento al Kilometro Rosso, dove Cattelan reinterpreta i portali del celebre muro progettato da Jean Nouvel, trasformandoli in una nuova estensione visiva del percorso. Con Seasons, Maurizio Cattelan firma una mostra che unisce arte, storia e politica in un racconto sulla fragilità del potere e sulla resilienza dell’uomo. Un viaggio tra ironia, memoria e caduta che, come le stagioni, ricorda che ogni fine è anche un nuovo inizio.

Commenta