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Salvini, il rosario e l’uscita dall’euro

Brandire il rosario dal palco di un comizio, invocare il cuore immacolato di Maria in soccorso del Governo o fischiare Papa Francesco davanti al Duomo sono gesti che dividono l’opinione pubblica ma che purtroppo appartengono a una lunga tradizione come spiega Giancarlo Bosetti nel suo bel libro “La verità degli altri”.

Salvini, il rosario e l’uscita dall’euro

Brandire il rosario dal palco di un comizio, invocare il cuore immacolato di Maria in soccorso del governo o fischiare papa Francesco davanti al Duomo sono gesti che indignano una parte dell’elettorato, ma ne deliziano un’altra, oggi purtroppo prevalente, benché non ancora maggioritaria. Il partito del “prima gli italiani”, del “Bruxelles non può darci lezioni”, del “nessuno ci metterà i piedi in testa”. Una corrente di pensiero (se così si può dire) secondo cui la Patria e il Capitano sono per definizione nel giusto, e sono sempre gli altri a sbagliare: la Ue, Macron, le Ong, gli immigrati specie se musulmani. È un brutto vizio, bruttissimo, ma ha una lunga tradizione alle spalle. Quella tradizione che ci racconta Giancarlo Bosetti in un bel libro appena uscito per Bollati Boringhieri: La verità degli altri

Più che un saggio, una sorta di thought show, un’arena delle idee che mette a confronto i protagonisti dell’eterna lotta tra monisti e pluralisti, tra chi sostiene che la verità è una sola e chi accetta l’esistenza di verità differenti, con l’autore schierato apertamente a fianco dei secondi. Gli eroi del pluralismo (Bosetti ce ne propone dieci, dall’antichità ai giorni nostri) appartengono tutti, in un modo o nell’altro, all’élite del proprio tempo, vescovi come Las Casas, teologi come Origene o Cusano, filosofi liberali come Isaiah Berlin. C’è pure l’aristocratico Michel de Montaigne e perfino un imperatore illuminato, l’indiano Ashoka. Tutta gente che oggi verrebbe presa di mira sui social: professoroni, buonisti, radical chic, esponenti della casta, privilegiati con incarichi ben retribuiti e dimore di lusso.

Ma che hanno avuto il merito di alzare la voce contro le idee dominanti, contro il fanatismo del popolo o l’arroganza dei potenti. E per questo, spesso, hanno pagato un prezzo altissimo, sono stati perseguitati, scomunicati, denigrati. Apostoli della tolleranza e dell’apertura di cui avremmo un gran bisogno, ma che probabilmente non verrebbero ascoltati. Pensiamo a Montaigne, che alla fine del Cinquecento invitava a non dare del “barbaro” a nessuno: è più barbarico mangiare i nemici morti, come fanno i cannibali del Nuovo Mondo o bruciare vivi i propri concittadini, come si usava dalle nostre parti nelle guerre di religione? Oppure a Niccolò Cusano, per cui la litigiosità tra le diverse fedi è solo una conseguenza della fallibilità umana, della nostra “dotta ignoranza”. Cristiani e musulmani, ortodossi ed eretici, anche se si scannano tra loro, hanno in comune un Dio nascosto, che non sono in grado di conoscere, ma che è lo stesso per tutti.  

Nessun atteggiamento è più stupido del “siamo meglio noi”: sbandierare la superiorità di una cultura sull’altra, di una razza sull’altra, di una nazione sull’altra. O addirittura di un cibo sull’altro, come quando il Capitano molla il rosario per impugnare la Nutella, o quando Giorgia Meloni difende le vongole e le zucchine di mare made in Italy contro le ingerenze dei barbari europei. Viviamo nell’era della rabbia e dell’orgoglio, tra la retorica dei porti chiusi e i continui lamenti di sovranisti e suprematisti per la “viltà” dell’Occidente, che avrebbe perso il coraggio di combattere in difesa dei propri valori. Abbiamo dimenticato la lezione di Voltaire e di Popper: la tolleranza è un corollario indispensabile della condizione umana, per cui “ci dobbiamo perdonare le nostre reciproche follie”. Cromwell, che non era certo un moderato, diceva: “Vi prego per le viscere di Cristo, pensate che potreste sbagliare”.  

Il monista non pensa mai di sbagliare. È talmente convinto di possedere la chiave della verità da essere pronto, in nome della verità, a sfasciare tutto. Bosetti riprende una famosa battuta di Isaiah Berlin: “Il rivoluzionario (e il vicepremier che non vuole più essere vice, a suo modo lo è) crede che per creare il mondo ideale si debbano rompere le uova, altrimenti non si può ottenere l’omelette. È  così che le uova certamente si rompono, ma l’omelette è ben lontana dall’arrivare in tavola”. Per realizzare il Bengodi promesso in campagna elettorale bisogna uscire dall’euro, ma uscendo dall’euro il Bengodi si trasforma presto in un inferno. E allora hai voglia di affidarti alla Madunina. Ma vogliamo dirla tutta, con l’icastica brutalità di un tweet, in modo che tutti possano capire, anche gli analfabeti funzionali? Che siano fondamentalisti o sovranisti, i monisti dicono (e fanno) solo delle monate.  

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