Il 28 ottobre 1925, nelle sale di Palazzo Caffarelli in Campidoglio, prendeva forma il primo nucleo di opere di arte contemporanea acquisito dal Comune di Roma, dando origine a quella che sarebbe diventata la Galleria d’Arte Moderna, la prima collezione civica dedicata all’arte moderna di artisti italiani e internazionali.
Oltre 120 opere esposte
Curata da Ilaria Miarelli Mariani e Arianna Angelelli con un team di studiosi, la mostra riunisce oltre 120 opere tra dipinti, sculture e lavori su carta, ripercorrendo l’evoluzione della collezione attraverso le principali fasi storiche e artistiche che ne hanno segnato la crescita. Un percorso che affonda le sue radici già nel 1883 e che oggi conta oltre 3.000 opere, con capolavori di artisti come Giacomo Balla, Carlo Carrà, Mario Sironi, Fortunato Depero, Antonio Donghi, Giorgio de Chirico, Antonietta Raphaël Mafai e Renato Guttuso.
Il percorso espositivo
Il percorso espositivo, articolato sui tre piani del museo, accompagna il visitatore attraverso i momenti chiave della storia della Galleria, intrecciando la vicenda delle opere con quella dei luoghi che le hanno ospitate: da Palazzo Caffarelli a Palazzo Braschi, dal Palazzo delle Esposizioni all’attuale sede nell’ex convento delle carmelitane scalze a San Giuseppe a Capo le Case. Accanto alle opere, la mostra valorizza anche la storia architettonica dell’edificio, riportando alla luce un raro dipinto murale seicentesco di Suor Eufrasia della Croce, visibile al primo piano e restituito al pubblico in occasione del centenario. GAM 100. Un secolo di Galleria comunale 1925-2025 è il risultato di un lavoro corale che ha coinvolto musei, archivi e istituti della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, oltre a importanti enti culturali nazionali, e rappresenta non solo la celebrazione di una collezione, ma il racconto di cento anni di arte, di città e di politiche culturali condivise. In chiusura una ricca selezione dedicata all’avanguardia tedesca, acquisita dal Detroit Institute of Arts grazie alla lungimiranza del suo direttore Wilhelm R. Valentiner, in carica tra il 1924 e il 1945, e al sostegno di importanti mecenati. Tre dipinti — di Max Pechstein, Wassily Kandinsky e Lyonel Feininger — appartengono ai grandi movimenti d’anteguerra, Die Brücke e il Blaue Reiter. La maggior parte delle opere risale infatti al dopoguerra e restituisce la drammaticità della Germania sconfitta, raccontata attraverso la durezza delle figure di Erich Heckel e Karl Schmidt-Rottluff, e attraverso i lavori intensi di Emil Nolde, Oskar Kokoschka e Max Beckmann, il cui Autoritratto del 1945 riflette l’incertezza profonda dell’artista e del suo Paese nel difficile momento successivo al conflitto.
Come sottolinea l’Assessore alla Cultura Massimiliano Smeriglio, la mostra offre «un viaggio nella storia artistica di Roma e nel contesto internazionale, raccontando oltre un secolo di politiche culturali attraverso i movimenti che hanno segnato la modernità: dal Futurismo al Novecento, dal Realismo magico alla Metafisica, dalla Scuola Romana al dopoguerra, fino alle sperimentazioni più recenti».