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Riqualificazione urbana post-Covid: Berlino e Milano i modelli

E’ possibile conciliare il rispetto dell’ambiente e il lavoro? E’ il tema che è stato al centro di Foresight che si è tenuto a Milano con l’occhio al modello tedesco ma anche a quello della metropoli lombarda

Riqualificazione urbana post-Covid: Berlino e Milano i modelli

Quello che sta accadendo e che accadrà prossimamente nel mondo del costruito e del progetto, dopo la pandemia, è il grande interrogativo sul quale si esercitano appassionatamente i think thank di ogni paese. A farlo sono soprattutto gli esperti della finanza, quelli che devono offrire agli investitori del Real Estate risposte rapide, a breve e a medio termine. Mercoledì 21 ottobre a Milano, nel raffinato contesto dell’ADI Design Museum, Lombardini22, una delle prime società italiane di progettazione e ingegneria, specialista in retail e dell’hospitality, ha scelto un’altra strada riunendo per la terza edizione di Foresight, 9 esperti di vaglia (3 al femminile) intorno a scenari non solo strettamente finanziari e specialisti, del grande cambiamento in atto. Ne è venuto fuori, da un verso, uno spaccato preoccupante delle urgenze climatiche, sociali ed economiche che la pandemia ha accentuato. E, da un altro, il fatto che pubblico e privato devono cambiare direzione, scopi e modalità di intervento sulle città, sulle strategie urbanistiche e finanziarie. Mettendo per esempio il sociale e le emergenze ambientali con le loro tensioni avanti a tutto perchè, tra l’altro, qualcuno ha dimostrato essere “redditizio”.. E che il panorama urbano, residenziale, commerciale e industriale è obsoleto tecnologicamente ma anche economicamente e umanamente.

RISPETTO DELL’AMBIENTE E DEL LAVORO

Non è vero – è risultato dal convegno – che il lavoro sarà soprattutto in remoto, anzi, non ne vogliono sapere, per prime le aziende oltre che chi lavora. E che dopo un anno di isolamento, più che il lusso, l’opulenza e l’eccesso, sono la qualità, la bellezza, il rispetto dell’ambiente e il lavoro come incontro collaborativo che le persone ricercano. Ad affermarlo, con esempi e accenti diversi, sono stati Barbara Cominelli, Ceo di JLL Italia, la seconda azienda al mondo del Real Estate e degli investimenti, Giovanna Della Posta, Ad Invimit SGR, società del Ministero dell’Economia e delle Finanze per la valorizzazione del patrimonio pubblico, Johnny Dotti, Presidente di E’one Abitarèalternativo, Francesco Farinetti, figlio di Oscar Farinetti e Ad di Green Pen, Alessandro Mele, Direttore Generale di Cometa, Fabio Millevoi, direttore generale ANCE Friuli VeneziaGiulia, Alessandro Rosina, docente di demografia e statistica sociale della Cattolica di Milano e Mirko Zardini, architetto. A moderare l’incontro, Paola Dezza del Sole 24 Ore, protagonista dell’informazione sull’immobiliare, docente, e più volte premiata per gli approfondimenti e le ricerche condotte sul campo. 



IL MODELLO DEL PRESENTE E DEL FUTURO: BERLINO

Il mondo del costruito ed del progetto post Covid deve affrontare  i cambiamenti posti dall’incertezza, dall’ibridismo sociale e degli spazi, il declino – sorprendente – della popolazione mondiale che il “futurista” Rosina ha dimostrato essere già in atto al quale fa contrasto anche il preoccupante invecchiamento di quella occidentale. Come attirare i giovani che portano innovazione e dinamismo? Il modello cui ispirarsi è Berlino che registra una costante crescita della natalità grazie alle agevolazioni per le famiglie con figli e per i giovani. Il modello Milano è, in Italia, peraltro un’eccezione positiva poiché sa attrarre i giovani anche se meno rispetto alle altre grandi città europee.

LA SOLUZIONE COMETA

Ma è il caso Cometa, una straordinaria iniziativa sociale di Como raccontata dal fondatore Alessandro Mele, che ha una eco internazionale, a dare indicazioni reali e molto originali per offrire un futuro a chi è ai margini, contrastando l’abbandono scolastico, insegnando che oltre ad accogliere è possibile educare e avviare al lavoro moltissimi bambini e ragazzi con scelte rivoluzionarie. “Ho voluto costruire una città in nome della bellezza e questi ragazzi imparano ad abitare e a vivere la bellezza”. Dopo aver creato il primo liceo scientifico artigianale, formando centinaia e centinaia di tecnici, Cometa ha ottenuto incarichi prestigiosi grazie a quella educazione all’estetica dell’ambiente e del lavoro che è il segreto della manifattura italiana. Bellezza e competenze tecniche hanno dato così origine ad un modello di istituto tecnico per il turismo di livello eccezionale. Dal sociale che produce posti di lavoro e ricchezza ad un esempio di come si riesca a valorizzare un gigantesco patrimonio pubblico del valore di 300 miliardi di euro, impresa che Giovanna Della Posta Ad di Invimit SGR, società del Ministero dell’Economia e delle Finanze, sta portando avanti per contribuire ad abbattere, con le dismissioni, il debito pubblico. Un’impresa estremamente problematica anche per un’esperta pluripremiata in progetti di turnaround come Della Posta che, prima di dismettere gli immobili tramite fondi comuni di investimento, deve affrontare immani operazioni di rigenerazione energetica. Queste possono diventare modelli per altri settori, per le dimensioni e le complessità tecnologiche, ambientali e finanziarie esistenti. E anche in questo caso con destinazioni finali innovative per il loro valore etico e sociale.

Barbara Cominelli, Ceo di JLL Italia, ha posto l’attenzione sui due driver che devono guidare l’evoluzione delle città e dei luoghi di lavoro, l’ecocostenibilità e la tecnologia rivelando che, quello che sembrava un trend tecnologico ormai indiscutibile, il remote work, ha già perso fautori e praticanti. Si ritorna in ufficio? Pare di si. “Se durante la pandemia era il 50 per cento dei CEO a dichiarare l’irreversibilità del lavoro in remoto, oggi – ha affermato Cominelli – è solo il 20-30 per cento, e, sorprendentemente a trascorrere meno giorni a lavorare in casa sono gli americani, 3 giorni contro i 2 degli europei”. C’è anche una palese disaffezione al lavoro, oltre il 40 per cento dei dipendenti negli Usa dichiara infatti di volerlo cambiare e di conseguenza gli spazi degli uffici dovranno adeguarsi per diventare luoghi di collaborazione e socializzazione. I grandi palazzi per uffici dovranno aprirsi alla città, ad altre attività, al residenziale, al commerciale. Con una transizione green che si scontra con un enorme problema: l’ecosistema immobiliare europeo e italiano, che contribuisce al 40 per cento delle emissioni di Co2,è inefficiente e molto vecchio. Mentre, al contrario, gli edifici ecosostenibili sono sempre più richiesti, per il Real Estate una gigantesca sfida – ha concluso Cominelli, che le tecnologie attuali e quelle straordinarie in arrivo aiuteranno a sostenere.

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