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Rifiuti: Sud indietro perché senza impianti

L’analisi dell’Associazione delle imprese ambientali rimette al centro la carenza di impianti. Senza investimenti si allontano gli obiettivi europei di economia circolare.

Rifiuti: Sud indietro perché senza impianti

Rifiuti: Sud indietro perché senza impianti. O si investono 5 miliardi di euro oppure le emergenze non scompariranno dall’agenda politica. La quantità di raccolta che finisce in discarica è ancora troppo alta – 31% – nonostante che nei prossimi 14 anni dovrà essere ridotta al 10%. Un obiettivo fissato a livello europeo. Insomma una carenza che inficia ogni ipotesi di economia circolare.

L’analisi “Investimenti in economia circolare nel Mezzogiorno – Una grande opportunità per la crescita verde”, presentata da Fise-Assoambiente a Ecomondo in svolgimento a Rimini riapre il capitolo della mancanza di infrastrutture indispensabili per avvicinarsi agli obiettivi europei. Lo studio di parametri industriali in Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna ha ripuntato il dito contro il grave ritardo accumulato rispetto al resto del Paese. Ancora più impietoso il raffronto con il resto d’Europa dove dai rifiuti si ricava ricchezza. Tutto avviene in scenario macroeconomico nazionale dove in 1 anno e mezzo si sono persi 380mila posti di lavoro e nel triennio 2015-2018 è stato investito nel Centro-Nord il doppio di quanto investito nel Sud. Viceversa, qui si poteva creare nuova occupazione legata ad impianti e strutture.



La raccolta differenziata? Al Sud è al 51% contro il 61% della media italiana e il 70% del Nord. Un sistema pressoché bloccato sempre guardando agli obiettivi europei che al 2035 indicano 65% di riciclo effettivo. Sprechi su sprechi, in tempi sicuramente non consentititi anche per il costo dell’energia che sale. Una soluzione a portata di impianti avanzati per la valorizzazione energetica dei rifiuti. Ma è un’opzione – dice lo studio – ancora residuale. Nelle Regioni del Mezzogiorno, infatti, ci sono solo 6 impianti contro i 26 del Nord Italia, 13 dei quali in Lombardia. Ma è anche una condanna strutturale con costi che lievitano allorché i rifiuti devono essere spediti in altre Regioni o all’estero. Come non leggere qui una critica a certi governatori che da un lato diffondo ottimismo ai loro concittadini e dall’altro devono rivedere le tariffe? Alcuni hanno promesso di costruire impianti di trattamento anche contro i niet del precedente governo Conte. Il punto di caduta è proprio nell’incapacità, a più livelli, di favorire un sistema economico moderno partendo dagli investimenti negli impianti. Senza nessun tabù per le iniziative di soggetti capaci di gestire una risorsa della società dei consumi che risollevi metà Paese senza

Bisogna lavorare sugli impianti. Si può superare il difficile ostacolo di un Sud indietro perché non ha impianti? Si, risponde il Presidente di Fise, Chicco Testa: “Le Regioni del Sud Italia devono muoversi da subito lungo 3 direttrici: dotarsi di un sistema impiantistico adeguato al proprio fabbisogno, pianificando la realizzazione di oltre 20 impianti di digestione anaerobica per il riciclo della frazione umida, di nuovi impianti che potenzino le filiere locali del riciclo e di almeno 6 termovalorizzatori”. Quanto al “turismo dei rifiuti” la politica deve sapere che è una pesante diseconomia che, proprio per la carenza di impianti, produce una perdita di materia ed energia.

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