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Rendimenti fondi pensione: Tfr battuto nonostante Covid

Secondo l’ultima relazione annuale Covip, malgrado le perdite subite nel 2020, nella media dal 2010 i rendimenti dei fondi pensione battono ancora (e non di poco) la rivalutazione del Tfr – In aumento iscritti e contributi

Rendimenti fondi pensione: Tfr battuto nonostante Covid

Rendimenti fondi pensione: il Covid-19 non fa sconti a nessuno, ma sul lungo periodo il mercato integrativo continua a essere più conveniente rispetto alla rivalutazione del Tfr. La tempesta finanziaria innescata dalla pandemia ha colpito anche la previdenza complementare italiana, determinando “rendimenti negativi, che hanno in buona parte eroso i guadagni fatti registrare nel 2019”, ma “i fondi pensione hanno contenuto le perdite, mostrando una buona tenuta rispetto all’andamento dei principali mercati”. È quanto si legge nell’ultima relazione annuale della Covip, la commissione di vigilanza sui fondi pensione.

Nel primo trimestre 2020, al netto dei costi di gestione e della tassazione, i fondi pensione negoziali hanno perso in media il 5,2%, i fondi aperti il 7,5% e i Pip di ramo III (più esposti sul fronte azionario) il 12,1%.

RENDIMENTI FONDI PENSIONE ANCORA POSITIVI DAL 2010

Tuttavia, la Covip precisa che, “valutando i rendimenti su orizzonti più propri del risparmio previdenziale, l’impatto della crisi appare più limitato”. Se infatti si considera l’andamento dei fondi pensione dall’inizio del 2010 al primo trimestre del 2020, i rendimenti medi annui composti sono stati positivi: +3% per i fondi negoziali e i fondi aperti e +2,4 per i Pip di ramo III. La rivalutazione del Tfr nello stesso periodo si attesta al 2%.

RENDIMENTI FONDI PENSIONE: I NUMERI DEL 2019

Nel 2019, sempre al netto dei costi di gestione e della tassazione, i fondi pensione negoziali e i fondi aperti hanno guadagnato in media, rispettivamente, il 7,2% e l’8,3%, mentre per i Pip di ramo III il risultato è stato del 12,2%. Nello stesso periodo il TFR si è rivalutato, al netto delle tasse, dell’1,5%.

FONDI PENSIONE: UN’OCCHIATA AI COSTI

A livello di costi, la Covip segnala che “i Pip restano i prodotti più onerosi: su un orizzonte temporale di dieci anni, l’Indicatore sintetico dei costi (ISC) è in media del 2,20% (1,88% per le gestioni separate di ramo I e 2,30% per le gestioni di ramo III), mentre si conferma la minore onerosità dei fondi pensione negoziali (0,40%) e dei fondi pensione aperti (1,35%)”.

I RISCATTI STRACCIANO LE RENDITE

Anche nel 2019, le prestazioni pensionistiche in capitale hanno superato di gran lunga quelle incassate sotto forma di rendita: 3 miliardi di euro contro 600 milioni. I riscatti sono pari a 2,1 miliardi di euro e le anticipazioni a 2,3 miliardi di euro, in gran parte riferite a causali diverse dalle spese sanitarie o dall’acquisto o ristrutturazione della prima casa. Inoltre, sono stati erogati circa 500 milioni di euro di rendite integrative temporanee anticipate (Rita), per lo più concentrate nei fondi pensione preesistenti.

ANDAMENTO DI ISCRITTI E CONTRIBUTI

Alla fine del 2019, il totale degli iscritti alla previdenza complementare era di circa 8,3 milioni, in crescita del 4% rispetto al 2018, per un tasso di copertura del 31,4% sul totale delle forze di lavoro. Se si considerano anche le posizioni doppie o multiple si arriva a 9,1 milioni.

Le risorse accumulate dai fondi pensione si attestavano invece a 185 miliardi di euro (+10,7% su base annua): un ammontare pari al 10,4% del Pil e al 4,2% delle attività finanziarie delle famiglie italiane.

I contributi incassati nell’anno sono pari a 16,2 miliardi di euro: 5,3 miliardi ai fondi negoziali (+5,3%), 2,2 miliardi ai fondi aperti (+8,2%), 4,5 miliardi ai PIP nuovi (+4,9%) e 4,2 miliardi ai fondi preesistenti.

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