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Reddito di cittadinanza: divorzio, stranieri e dimissioni. Le novità

La commissione Lavoro del Senato ha approvato una serie di modifiche importanti al decreto sul reddito di cittadinanza – Imposti paletti più rigidi per stranieri e divorziati, modifiche alle regole valide per chi presenta dimissioni volontarie – Ecco tutte le novità

Reddito di cittadinanza: divorzio, stranieri e dimissioni. Le novità

Continuano i ritocchi al reddito di cittadinanza. Il testo del decretone si trova in commissione Lavoro del Senato che ha approvato una serie di emendamenti volti ad ostacolare chi intende fare il furbo, ma anche a porre dei paletti nei confronti degli stranieri che richiedono il sussidio. Rimane per il momento al palo la norma che prevede di aumentare le risorse in favore dei disabili: la modifica al testo, in questo caso, arriverà alla Camera.

Ma cerchiamo di capire com’è cambiato il reddito di cittadinanza dopo gli emendamenti approvati negli ultimi giorni. Ecco tutte le novità.



REDDITO DI CITTADINANZA: PALETTI PIÙ RIGIDI PER GLI STRANIERI

Si inaspriscono le regole per gli stranieri che intendono fare domanda per il reddito di cittadinanza. Sulla questione c’era già stata una forte polemica nel corso della stesura del testo poi archiviata grazie alla norma che prevede che per ricevere il sussidio i richiedenti (italiani e stranieri) debbano essere residenti in Italia “da almeno 10 anni al momento della presentazione della domanda”, di cui almeno due consecutivi.

La commissione Lavoro del Senato ha approvato un ulteriore modifica voluta dalla Lega che prevede che gli stranieri extracomunitari che richiedono l’accesso al reddito di cittadinanza debbano presentare una “certificazione” di reddito e patrimonio e del nucleo familiare rilasciata dallo Stato di provenienza, “tradotta” in italiano e “legalizzata dall’Autorità consolare italiana”. Le nuove regole non valgono per i rifugiati politici e per gli stranieri che provengono da Paesi dai quali non è possibile ottenere la documentazione richiesta. Nei prossimi tre mesi, il ministero del Lavoro stilerà una lista di questi Paesi. A questo punto, gli immigrati che fossero interessati a chiedere il reddito di cittadinanza dovranno attendere l’arrivo di questo elenco prima di richiedere il sussidio.

REDDITO DI CITTADINANZA: LE REGOLE PER CHI PRESENTA LE DIMISSIONI

Ritoccata la norma che vietava l’accesso al reddito di cittadinanza per 12 mesi alle famiglie di chi presenta dimissioni volontarie. Dopo l’ok all’emendamento del Movimento 5 Stelle, in caso di dimissioni volontarie, sarà solo il singolo componente che ha presentato le dimissioni e non l’intero nucleo familiare a non aver diritto al reddito di cittadinanza.

REDDITO DI CITTADINANZA: LE NOVITÀ PER I DIVORZIATI

Lo scopo di questo emendamento è chiaro: evitare “divorzi falsi” per ottenere più soldi dal reddito di cittadinanza, truffando de facto lo Stato. La proposta approvata in commissione Senato prevede infatti che, se due coniugi si separano o divorziano dopo il primo settembre 2018, per poter accedere al reddito di cittadinanza dovranno certificare di non risiedere più nella stessa casa con “apposito verbale della polizia municipale”. I vigili urbani eseguiranno dunque controlli molto scrupolosi per verificare se gli ex coniugi dicono la verità oppure no.

Chi rilascia false dichiarazioni, non potrà chiedere l’accesso al reddito per 5 anni.

 

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