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Recessione: come anticiparla e come coglierne le opportunità? Il parere di Fugnoli (Kairos)

Per lo strategist di Kairos il terzo trimestre 2023 offrirà buone occasioni per alleggerire le posizioni e rendere i portafogli più difensivi. Il 2024, invece, sarà un anno di ripresa ciclica

Recessione: come anticiparla e come coglierne le opportunità? Il parere di Fugnoli (Kairos)

Le Borse hanno archiviato un primo semestre 2023 brillante. Piazza Affari è stata addirittura la migliore del Vecchio Continente con un +19% da inizio anno contro ogni previsione catastrofista che circolava già dall’autunno precedente, quando si parlava di una grande recessione imminente e dei possibili effetti negativi per le Borse, soprattutto occidentali. Invece nulla di questo è successo e anzi i mercati hanno dimostrato una notevole resilienza, mettendo a segno un forte trend al rialzo. Ma la recessione arriverà? E con quale intensità? A queste domande risponde Alessandro Fugnoli, Strategist di Kairos, nell’ultima puntata del suo podcast al 4° piano.

È importante sottolineare che nessuno può prevedere il futuro con certezza assoluta, poiché i mercati sono sempre soggetti a una certa volatilità. Tuttavia, secondo lo strategist di Kairos “il terzo trimestre sarà in ogni caso ancora di crescita e offrirà sicuramente buone occasioni per alleggerire le posizioni e rendere i portafogli più difensivi. Se si riuscirà ad approfittare dei momenti di forza per alleggerire, la liquidità accumulata potrà essere investita di nuovo, a prezzi più convenienti, nei mesi successivi. Il 2024, dopo tutto, sarà un anno di ripresa ciclica”.

“Per quanto riguarda il reddito fisso, il momento per spostarsi sulle scadenze lunghe verrà l’anno prossimo e il successivo. Per il momento non c’è fretta, soprattutto se si considera che il mercato monetario offre rendimenti più alti”.

Recessione: se, come e quando?

“Diceva Freud che il nostro inconscio non crede alla possibilità della propria morte e si considera immortale. Ben diversa è la situazione tra gli economisti e nei mercati. Qui la riflessione sulla fine prossima ventura del ciclo espansivo è costante e talvolta perfino ossessiva”. Fugnoli riporta l’esempio della Grande crisi finanziaria del 2008-2009 quando si iniziò a parlare di una ricaduta nella recessione, “quello che allora veniva chiamato il double-dip, già alla fine del 2010”. In realtà, “la recessione arrivò ben 10 anni più tardi, nel 2020, e per le circostanze eccezionali dovute alla pandemia”.

“Oggi il mercato è diviso tra quelli che sono già pronti per la recessione (alcuni di loro lo sono già da un anno) e quelli che ritengono più interessante approfittare dell’espansione che continua per sfruttare al massimo i rialzi azionari e gli ottimi rendimenti del mercato monetario, ben superiori a quelli delle obbligazioni lunghe preferite da chi vede la recessione dietro l’angolo”.

Recessione: il Pil non dice tutto

Anche il concetto stesso di recessione rimane motivo di discussione. “Molti continuano a pensarla come la sequenza di due trimestri con Pil negativo. Ne abbiamo avuto una nel primo semestre del 2022 negli Stati Uniti. Non ce ne siamo neanche accorti e l’abbiamo saputo dopo. A cavallo tra 2022 e 2023 ne abbiamo avuto un’altra in Germania. Anche in questo caso l’abbiamo saputo dopo, mentre nel frattempo la borsa tedesca era salita”.

Come il mercato del lavoro può influenzare lo scenario del 2023

Poi c’è una seconda definizione di recessione centrata sull’occupazione. “Pochi decimali di differenza di Pil sono praticamente impercettibili nella vita delle persone, ma un’ondata di licenziamenti non passa inosservata e modifica i comportamenti non solo di chi perde il posto di lavoro ma anche di tutti gli altri, che a questo punto temono di perderlo anche loro”, spiega Fugnoli sottolineando che stavolta “l’obiettivo della Fed sull’occupazione è particolarmente ambizioso. Per contenere l’inflazione salariale si vorrebbe ridurre non tanto il numero degli occupati, quanto la quantità di offerte di lavoro, tra le quali ogni disoccupato può scegliere. È chiaro che se le offerte sono più di una, il lavoratore riesce a spuntare una remunerazione più alta e l’inflazione salariale non scende”.

Tuttavia, prosegue lo strategist, “perseguire un obiettivo così preciso avendo a disposizione quasi esclusivamente l’arma rozza dei tassi è però molto difficile. C’è quindi da aspettarsi che la manovra non riesca alla perfezione, ma comporti alla fine anche un aumento del numero dei disoccupati, creando così una recessione percepita, anche se non troppo cruenta”.

E qui la nota dolente. Data “la forza del mercato del lavoro in tutto il mondo, alle banche centrali occorreranno probabilmente più aumenti dei tassi di quelli che i mercati oggi scontano. A un certo punto, probabilmente tra il quarto trimestre 2022 e il primo trimestre 2023, la recessione potrebbe davvero arrivare. Questa, per lo meno, è la stima dell’ufficio studi della Fed”.

La cautela è sempre d’obbligo

“Non è una certezza naturalmente, ma è sufficiente a indurre alla prudenza”, avverte Fugnoli che conclude: “se infatti il ciclo di crescita dovesse proseguire e semplicemente rallentare, i mercati non avrebbero comunque molto spazio di apprezzamento ulteriore per quest’anno. Se invece dovesse arrivare una recessione, una correzione sarebbe inevitabile”.

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