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Pir e fondi a cedola protagonisti del risparmio gestito

DA MORNINGSTAR.IT – Sono gli strumenti che raccolgono di più in Italia – La maggior parte è stata lanciata nell’ultimo anno – Ecco chi muove l’industria domestica del risparmio gestito. E chi perde quote di mercato.

Pir (Piani individuali di risparmio) e strumenti a cedola hanno dominato i flussi verso i fondi domiciliati in Italia a maggio. Secondo i dati Morningstar, sei dei primi 15 prodotti per raccolta nel mese scorso sono conformi alla normativa sui Pir; altri otto prevedono un termine per completare il ciclo di investimento. La quasi totalità è stata lanciata nel corso del 2017.

ANCORA BILANCIATI

Nel complesso i fondi a lungo termine domiciliati in Italia hanno raccolto 1,2 miliardi netti, grazie principalmente agli strumenti bilanciati (+678 milioni) e azionari (272). Gli obbligazionari, invece, hanno registrato riscatti netti per 124 milioni, con un saldo negativo da inizio anno pari a 1,5 miliardi. Il reddito fisso è la componente che più ha pesato sul risultato complessivo dei primi cinque mesi, che comunque è positivo per 812 milioni.

A livello di categorie Morningstar, circa un miliardo netto è fluito verso i bilanciati prudenti in euro. Nella maggior parte dei casi si tratta di fondi Pir, che presentano sia una componente azionaria sia obbligazionaria. Per legge, i Piani di risparmio a lungo termine sono un “contenitore fiscale” (Organismo di investimento collettivo, gestione patrimoniale, contratto di assicurazione, deposito titoli) all’interno del quale è possibile collocare qualsiasi tipologia di strumento finanziario (azioni, obbligazioni, quote di Oicr, contratti derivati) o somma di denaro, rispettando però determinati vincoli nella composizione del patrimonio e nella detenzione.

LE CARATTERISTICHE DEI PIR

In dettaglio, un ammontare pari almeno al 70% del valore complessivo degli strumenti finanziari detenuti nel Pir deve essere investito in strumenti finanziari (obbligazioni o azioni, sia quotati sia non quotati nei mercati regolamentati o nei sistemi multilaterali di negoziazione) emessi o stipulati con imprese residenti in Italia o in stati membri dell’Ue o aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo, aventi stabile organizzazione in Italia. Di questo 70%, almeno il 30% deve essere allocato in strumenti di imprese diverse da quelle inserite nell’indice Ftse Mib di Borsa italiana o in indici equivalenti di altri mercati regolamentati. Il patrimonio non può essere investito per una quota superiore al 10% del suo valore complessivo in titoli emessi o stipulati con lo stesso emittente o con altra società appartenente al medesimo gruppo o in depositi e conti correnti.

I Pir danno diritto all’esenzione dalla tassazione dei redditi qualificabili come “redditi di capitale” o “diversi” di natura finanziaria se detenuti per almeno cinque anni. Ciascuna persona fisica non può investire più di 30 mila euro all’anno ed entro un limite complessivo di 150 mila euro.

I PIR CHE RACCOLGONO DI PIÙ

Al primo posto per flussi netti a maggio, c’è Mediolanum Flessibile Sviluppo Italia, il cui patrimonio ha superato 1,5 miliardi di euro. Come si vede nel grafico, gli incrementi più significativi nella raccolta si sono registrati negli ultimi tre mesi. Al secondo posto, tra i Pir, si colloca Pioneer Risparmio Italia, che dal 30 gennaio (data di lancio) a fine maggio ha raggiunto i 408 milioni di asset in gestione. Terzo, sempre per flussi netti a maggio, è Anima Crescita Italia, che ha debuttato il 9 gennaio 2017.

FONDI A CEDOLA: CHI SALE E CHI SCENDE

I prodotti a scadenza, strumenti che prevedono una finestra di collocamento e un orizzonte di investimento tra i cinque e i sette anni, sono protagonisti sia nella parte alta sia in quella bassa della classifica. Eurizon Capital è la società di gestione che annovera più fondi di questo tipo tra quelli con la raccolta maggiore.

Per contro, tra i primi cinque con più alti deflussi a maggio, quattro sono di Aletti Gestielle. Nella maggior parte dei casi, le richieste di rimborso arrivano prima del completamento del ciclo di investimento (generalmente cinque anni), per cui ai risparmiatori viene applicata una commissione di uscita. Gli analisti di Morningstar hanno più volte espresso un giudizio critico verso i fondi a cedola e a scadenza. Per approfondimenti, clicca qui.

CHI MUOVE IL MERCATO

Per l’analisi della raccolta delle case di gestione italiane abbiamo considerato i dati relativi all’intera gamma, non solo ai fondi di diritto italiano, dal momento che molti prodotti sono domiciliati in Lussemburgo o a Dublino. Eurizon Capital è la società con i più alti flussi di raccolta a maggio, ma anche a 12 e 36 mesi. Fideuram è, invece, quella che ha sofferto di più nel mese considerato, mentre nell’ultimo anno la più penalizzata è stata Aletti Gestielle.

Pioneer Investments ha registrato sottoscrizioni nette positive a maggio, tuttavia negli ultimi dodici mesi la raccolta è negativa. Nel dicembre scorso, Amundi ha annunciato di voler acquisire l’asset manager del gruppo Unicredit e l’operazione sarà finalizzata il 3 luglio. Recentemente è stato presentato il piano di riorganizzazione, che vede tra l’altro l’uscita di Giordano Lombardo da Pioneer Investments, dove ricopriva il ruolo di amministratore delegato e chief investment officer. I deflussi hanno colpito soprattutto la gamma obbligazionaria, dopo la sospensione e seguente uscita del precedente responsabile del team europeo dedicato al reddito fisso (Tanguy Le Saout) alla fine dell’anno scorso.

Fonte: Morningstar

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