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Petrolio in calo dopo accordo tra Iraq e Kurdistan per un oleodotto che consentirà di aggirare lo stretto di Hormuz

Il brent scende sotto i 101 dollari ma gli analisti sono guardinghi mentre continuano le ostilità e in attesa dei messaggi della Fed

Petrolio in calo dopo accordo tra Iraq e Kurdistan per un oleodotto che consentirà di aggirare lo stretto di Hormuz

Il prezzo del petrolio è in calo stamane dopo la firma di un accordo tra l’Iraq e le autorità curde per la ripresa delle esportazioni attraverso il porto turco di Ceyhan, evitando così lo Stretto di Hormuz. Il reindirizzamento del petrolio iracheno attraverso la Turchia allevierà solo parzialmente i problemi di approvvigionamento, dato che la produzione irachena è scesa a circa 1,4 milioni di barili al giorno, circa un terzo dei livelli precedenti alla chiusura del giacimento di Hormuz.

Tuttavia il Brent con scadenza a maggio è sceso del 2,8% sotto i 101 dollari al barile, dopo aver guadagnato oltre il 3% ieri, mentre il West Texas Intermediate Il WTI con consegna ad aprile è sceso del 4,2% a 92,14 dollari al barile. Il contratto di maggio, più attivo, è sceso del 4,1% a 91,64 dollari al barile.Il petrolio Brent ha registrato un rialzo di quasi il 70% quest’anno, in gran parte a seguito dell’attacco iniziale di Stati Uniti e Israele contro l’Iran alla fine del mese scorso.

Secondo quanto affermato in precedenza da Abdul-Ghani, l’Iraq ha la capacità di spedire almeno 150.000-200.000 barili al giorno da Kirkuk, oltre a 210.000 barili al giorno dal Kurdistan, attraverso l’oleodotto settentrionale. Attualmente, secondo il ministro, l’Iraq produce da 1,3 a 1,4 milioni di barili al giorno, in calo rispetto ai 4,3 milioni precedenti alla chiusura di Hormuz.

L’impennata dei prezzi – con il diesel negli Stati Uniti che questa settimana ha superato i 5 dollari al gallone alla pompa – sarà attentamente esaminata dalle banche centrali di tutto il mondo nella definizione delle politiche monetarie. I funzionari dellaFederal Reserve statunitense presenteranno le loro riflessioni stasera al termine del Fomc, mentre non sono previste modifiche sui tassi.

Intanto, sul fronte geopolitico, Trump ha abbandonato le pressioni sugli alleati perché partecipino alla guerra contro l’Iran, dopo averli rimproverati di aver respinto i suoi appelli: gli analisti vedono questo passo indietro degli alleati come una speranza che il conflitto non si allarghi ulteriormente, aiutando a migliorare il clima sui mercati. Trump per altro ha ripetuto il suo mantra secondo cui il conflitto si sarebbe concluso presto.

Nonostante ciò, Stati Uniti e Israele hanno continuato i loro attacchi, senza alcuna chiarezza sui dati di conclusione delle operazioni. Nelle ultime ore Israele ha annunciato di aver ucciso il capo della sicurezza iraniana, Ali Larijani, Trump ha minacciato di estendere gli attacchi all’isola di Kharg, il principale centro di esportazione dell’Iran, mentre i Paesi del Golfo hanno continuato a subire attacchi da parte di droni inviati dall’Iran. Gli Stati Uniti hanno utilizzato munizioni perforanti per colpire postazioni iraniane di missili da crociera antinave vicino allo Stretto di Hormuz. L’uccisione di Larijani è visto dagli analisti sotto due diversi punti di vista: potrebbe essere una notizia positiva, ma potrebbe anche rendere l’Iran ancora più determinato a interrompere i flussi petroliferi

“Con le ostilità ancora in corso, il numero di impianti chiusi che aumenta quotidianamente e lo Stretto tecnicamente chiuso, restiamo dell’opinione che il Brent si manterrà in una nuova fascia di prezzo più alta, tra i 95 e i 110 dollari”, ha detto a Bloomberg Robert Rennie, responsabile della ricerca sulle materie prime presso Westpac Banking Corp. “Qualora si verificasse un grave incidente a una raffineria o la conferma di ulteriori attività estrattive nello Stretto, ci aspetteremmo che tale fascia di prezzo si estenda ulteriormente di altri 10-20 dollari”, ha aggiunto.

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