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Pensioni shock, tagli in decreto oltre 3.500 euro?

Il vicepremier grillino Di Maio vuol portare nel decreto fiscale che sarà licenziato lunedì dal Consiglio dei ministri il taglio immediato e retroattivo per le pensioni superiori a 3.500 euro netti mensili, infischiandosene dei rilievi di incostituzionalità – Fonti governative M5S smentiscono ma i conti non tornano – VIDEO.

Pensioni shock, tagli in decreto oltre 3.500 euro?

Il vicepremier dei Cinque Stelle, Luigi Di Maio, minaccia un colpo di mano immediato, improvviso e retroattivo sulle pensioni medio-alte per rastrellare un miliardo da destinare al reddito di cittadinanza e alle pensioni minime. Parlando ieri a Torino, secondo quanto riferisce stamattina “la Repubblica”, Di Maio ha anticipato che il disegno di legge Lega-Cinque Stelle sulle cosiddette pensioni d’oro, attualmente all’esame della Camera e già bollato di incostituzionalità, verrà recepito e inasprito dal decreto fiscale che il Consiglio dei ministri licenzierà domani.

Secondo Di Maio, tutte le pensioni superiori ai 3.500 euro nette (e non solo quelle superiori ai 4.500 come inizialmente previsto) verranno tagliate in base all’attuale età pensionabile con tanti saluti ai diritti acquisiti e alle leggi in vigore quando i detentori di assegni pensionistici decisero di andare in pensione.



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Sarebbe una misura-bomba ad effetto immediato, essendo inserita nel decreto fiscale, che rischia di sollevare ampie proteste sociali ma soprattutto di aprire il varco a nuove ingiustizie, a una pioggia di ricorsi e al prevedibile intervento della Corte Costituzionale.

Ma a questo punto bisognerà vedere che cosa farà la Lega che, attraverso il suo esperto previdenziale Alberto Brambilla, aveva già preso le distanze dal disegno di legge soft Molinari-Uva sostenendo in alternativa un contributo di solidarietà una tantum a carico dei cittadini più abbienti. Ma bisognerà anche vedere se il Quirinale se la sentirà di firmare una norma palesemente estranea alla materia del decreto e che non si capisce perchè debba essere ritenuta “necessaria ed urgente”.

Di fronte all’immediata protesta dei dirigenti aziendali (Cida), non ben definite fonti governative di area M5S hanno smentito nella tarda mattinata che il Governo pensi di abbassare a 3.500 euro mensili la toglia oltre la quale far scattare i tagli. Ma il “giallo” resta sia perchè ieri Di Maio l’hanno sentito tutti sia perchè, se si torna alla soglia dei 4.500 euro mensili, i conti non tornano perchè sarebbe impossibile raccogliere il miliardo che il Governo cerca. E allora? Nelle prossime ore vedremo se e come il Governo e soprattutto Di Maio cercheranno di uscire dal bel pasticcio che hanno combinato con le loro mani.

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