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Pensioni, Giovannini: “Nessuna controriforma in arrivo”

Il ministro del Welfare in audizione alla Camera: “In questa fase di fragilità del bilancio pubblico credo che gli interventi si debbano orientare il più possibile sul cuneo fiscale, lo stimolo degli investimenti l’occupazione giovanile” – “Sulle pensioni possiamo giocare con le soglie e la flessibilità, ma senza crescita non ce n’è per nessuno”.

Pensioni, Giovannini: “Nessuna controriforma in arrivo”

Il Governo Letta non ha intenzione di apportare modifiche sostanziali alla riforma delle pensioni targata Elsa Fornero, perché “se l’economia e l’occupazione non crescono, non c’è sistema previdenziale che possa reggere. Possiamo giocare con le soglie e la flessibilità, ma non ce n’è per nessuno”. Questo l’avvertimento lanciato oggi da Enrico Giovannini, ministro del Welfare, nel corso di un’audizione presso la commissione Lavoro della Camera.  

Il ministero ha quindi bocciato tutte le proposte arrivate dai parlamentari per rendere più flessibile l’accesso alla pensione, ma ha allo studio alcune misure che saranno rese pubbliche in vista della Legge di Stabilità e che in ogni caso non saranno una “controriforma” rispetto alla legge Fornero.



“In questa fase di fragilità del nostro bilancio pubblico, con il debito che conosciamo – ha proseguito Giovannini –, credo che gli interventi, compatibilmente con la coerenza finanziaria, si debbano orientare il più possibile sul cuneo fiscale, lo stimolo degli investimenti, l’occupazione giovanile e non solo”.

Insomma, “le proposte di legge sulla flessibilizzazione dell’età pensionabile avrebbero il prevedibile effetto di aumentare consistentemente il numero di pensioni dal 2014, determinando un onere di diversi miliardi di euro l’anno” e questo “impedirebbe ogni altro intervento, come quello imminente sul cuneo fiscale”. 

Secondo il ministro, l’unica “alternativa” è riportare “il tasso di crescita dell’economia italiana su un livello elevato, così da assicurare trattamenti pensionistici sufficienti e adeguati”.

Quanto alle singole norme relative al pensionamento, per Giovannini, “al di là dei salvaguardati e degli esodati, la domanda da porsi è se l’età del ritiro dal lavoro deve essere flessibile o meno” e se “vogliamo provare a trovare una soluzione finanziariamente compatibile che consenta a chi è a ridosso dell’età pensionistica di avere un margine” di manovra per anticipare l’uscita. 

“La risposta che do è positiva – ha concluso il ministro –, purché siano rispettati gli aspetti di natura finanziaria”. 

Giovannini ha ribadito che nel 2014 non saranno rivalutate le pensioni superiori a sei volte il minimo (circa 3.000 euro al mese), mentre sarà garantita la rivalutazione piena ai trattamenti fino a tre volte il minimo.

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