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Partecipate dalla Pa: si riduce il numero ma aumentano gli addetti. La politica prepara il torneo delle nomine

L’Istat riconosce il ruolo strategico delle aziende partecipate dallo Stato. L’Osservatorio sulle Partecipate si aspetta nuove performance

Partecipate dalla Pa: si riduce il numero ma aumentano gli addetti. La politica prepara il torneo delle nomine

Le società partecipate italiane sembrano in buona salute. Nel 2021 le unità economiche del settore pubblico sono 7.808, il 2% in meno rispetto al 2020, e impiegano quasi 925mila addetti, l’1,8% in più rispetto all’anno precedente. L’aumento interessa in particolare le imprese con partecipazioni minoritarie (quote fino al 20%). Sono questi i numeri contenuti nel report “Le partecipate pubbliche in Italia” pubblicato dall’Istat.

Lo studio sottolinea come delle 7.808 unità economiche a partecipazione pubblica, 5.697 sono imprese attive operanti nel settore dell’industria e dei servizi e assorbono il 95,8% degli addetti. Se si restringe ancora l’analisi alle sole imprese controllate, si individuano 3.517 imprese attive a controllo pubblico, per un totale di 586.574 addetti. 

L’Istat mette in evidenza anche che la produttività media del lavoro (valore aggiunto per addetto) delle controllate pubbliche aumenta del 13,2% e risulta pari a 107.417 euro contro i 52.600 euro del totale nazionale del settore Industria e Servizi. Ciò anche in considerazione della loro maggiore dimensione media.

La fotografia scattata dall’Istituto Nazionale di Statistica mostra dati omogenei, ma bisogna considerare anche le differenze territoriali esistenti. L’Italia, sotto questo aspetto, non è ancora unita. Lo è invece, per la politica che si appresta a fare 500 nomine in tutte le società partecipate dallo Stato. Operazione rituale, ripetitiva e bipartisan senza confini. La Pubblica amministrazione italiana condiziona da sempre la gestione dei servizi, usati come macchina di consenso. Al di là delle statistiche la politica ha collezionato fallimenti e successi.

Non mancano disparità territoriali

“Le società Partecipate dalla Pubblica Amministrazione hanno un impatto significativo sulla competitività territoriale e sulla qualità della vita delle persone operando in settori cruciali”, dicono Ivo Allegro e Melina Nappi dell’Osservatorio Italiano sulle Partecipate Pubbliche. Ci sono disparità nelle performance che incidono sui divari territoriali italiani. I dati Istat sono del 2021 e l’Osservatorio li ha studiati insieme alla società di consulenza “Iniziativa”. Nel mondo industriale che cambia le sfide le devono accettare anche queste aziende, a maggior ragione per gli effetti ambientali, di qualità della vita, della salute, della mobilità.

Il quadro assai composito rispecchia situazioni diverse tra loro. Un punto vero è che nella gestione dei servizi le aziende partecipate sono state facilitate dal nuovo Codice dei contratti pubblici. Ma sarebbe colpevole sorvolare su critiche o disservizi che comunque si verificano. Parliamo di servizi in house che non possono essere l’assicurazione sulla vita per le aziende che li hanno in mano.

Il Mef controlla il 52,2% degli addetti delle imprese a controllo pubblico

In questo panorama il Ministero dell’economia è l’ente più rilevante: controlla oltre il 52,2% del totale degli addetti delle imprese a controllo pubblico. Le Province, le Città Metropolitane e i Comuni controllano a loro volta 1.456 imprese (41,4% delle controllate pubbliche) che occupano oltre 130mila addetti.

I dati Istat costituiscono una base per migliorare. L’Osservatorio dice che c’è la necessità di un sistema di indicatori per valutare le performance e il valore sociale generato dalle aziende. A Bolzano è stata avviata una sperimentazione per valutare soprattutto il livello di sostenibilità territoriale. Non si sa se la sperimentazione sarà allargata ad altre realtà. Sarebbe interessante a questo punto anche una valutazione su chi viene messo a capo di strutture così essenziali. Ma forse è chiedere troppo.

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