Condividi

“Pagine scomode”, la rivista L’Astrolabio (1963-1984)

Un libro per ricordare i cinquant’anni dalla nascita della rivista fondata da Ernesto Rossi e diretta da Ferruccio Parri che per un ventennio (dal 1963 al 1984) rappresentò il salotto buono dl riformismo italiano e un punto di riferimento illuminato per l’opinione pubblica e il mondo politico

I cinquant’anni dalla nascita de “L’Asstrolabio”, la rivista fondata da Ernesto Rossi e diretta da Ferruccio Parri, “offrono l’occasione per ripercorrere un tratto significativo della storia recente del nostro Paese attraverso la lettura e l’interpretazione degli avvenimenti politici, sociali, culturali (nazionali ed internazionali) che la rivista ha fornito”. E’ quanto si legge nella quarta di copertina di “Pagine scomode – La rivista Astrolabio (1963-1984)” a cura di Alfredo Casiglia, per anni collaboratore di Parri ed editore della rivista, edita da Ediesse (pagg. 323, euro 15).

Dopo un inquadramento dei problemi politici, sociali e culturali dell’epoca, il libro raccoglie documenti ma soprattutto ricordi, riflessioni e testimonianze dei protagonisti di quella originale stagione. 



Negli oltre vent’anni della sua vita, dal 1963 al 1984, “L’Astrolabio” ha rappresentato un punto di riferimento per un’area dell’opinione pubblica riformista e del mondo politico in generale e le sue pagine sono state veicolo di battaglie importanti, testimonianza di un impegno civile e politico erede della cultura azionista da cui sia Rossi che Parri provenivano.

“Se oggi è di qualche interesse ricordare quegli anni è anche perchè essi presentano delle analogie con il passaggio politico che l’Italia sta attraversando. Allora, all’inizio degli anni Sessanta, il nascente centro-sinistra aveva suscitato grandi aspettative perchè segnava una cesura con quasi un ventennio di politica centrista dominata dalla Democrazia Cristiana; oggi l’attenzione e le aspettative sono per un’altra cesura, quella con il ventennio berlusconiano” ma anche con un vecchio modo di essere della sinistra che la leadership di Matteo Renzi sta provando a cambiare.

Commenta