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Orizzonte Europa: per scienza e innovazione altri 100 miliardi dalla Ue

Il Parlamento europeo stanzia circa 95 miliardi di euro per un piano pluriennale basato su Scienza, Sfide globali, Innovazione. Le differenze tra Paesi su energia, clima, agricoltura

Orizzonte Europa: per scienza e innovazione altri 100 miliardi dalla Ue

Forse è il programma più ambizioso dell’Ue per uno sviluppo continentale interconnesso: 95,5 miliardi di euro, 5,4 dei quali presi dal Next Generation Eu, sono la dotazione del programma di ricerca Orizzonte Europa. Andrà avanti fino al 2027 ed ha l’ambizione di combattere future pandemie, cambiamenti climatici, aiutare la decarbonizzazione, stimolare ricerca ed innovazione. Il Parlamento europeo lo ha approvato intanto che i governi presentino i rispettivi Recovery plan alla Commissione. Ma le attese per il voto in plenaria  erano molte, soprattutto perchè dal 1° gennaio di quest’anno la stessa Commissione europea ne ha già attuato ,provvisoriamente, alcune parti dialogando con i governi. E’ l’occasione per riorganizzare il futuro partendo dalla conoscenza, sfidando i temi della globalizzazione e della salvaguardia del pianeta. L’Europa gioca una carta vincente.

“Con questo programma, l’UE si è impegnata giuridicamente a difendere la libertà accademica in tutto il continente”, ha detto Christian Ehler, relatore del provvedimento. Il politico ha voluto mettere in evidenza un punto centrale di una visione non sovranista in un consesso elettivo complicato. La ricerca scientifica e la libertà di analisi attraversano tutte le opzioni del programma. La soddisfazione strategica degli obiettivi indicati anche dal Next Generation Eu diventa  ancora più correlata alla capacità degli Stati e dei centri di ricerca di sviluppare autonomamente progetti e brevetti. Quello a cui assistiamo in questi giorni a proposito dei brevetti dei vaccini anti Covid non è che lo specchio riflesso di interessi e lacune politiche.

Ancora di più se parliamo di ambiente, energia, fonti fossili, politica agricola, questioni aperte su cui si gioca il destino di 27 Paesi. Se Italia e Spagna si candidano alla leadership nelle energie alternative, per esempio, Germania e Francia si tengono strette le loro centrali nucleari. Quando la Commissione esaminerà i vari Recovery ci farà capire la direzione che intende prendere per garantire benessere e sviluppo. Per ora può soddisfare un programma a base scientifica. Aver messo insieme tanti soldi e ipotesi di studio così suggestive non è stato facile. Certo, bisognerà verificarne il cammino e la concreta attuazione nei singoli Stati. Premesso che tutto non potrà fermarsi a rosicchiare quote dei circa 100 miliardi disponibili.

Il Programma votato a stragrande maggioranza anche da rappresentanti di Paesi meno sensibili alle libertà di ricerca è, dunque, l’occasione per ripensare la vita degli istituti pubblici, dei fondi di bilancio statali, della selezione del personale, della precarietà di tanti ricercatori. La volontà dell’Europa si dipana lungo tre assi principali: Scienza di eccellenza, Sfide globali, Innovazione. La “Scienza di eccellenza” aiuterà i ricercatori con borse di studio e scambi mediante il Consiglio europeo della ricerca (CER). Per le “Sfide globali e la competitività industriale” oltre a sostenere la ricerca sulle maggiori sfide industriali, si cercherà di definire l’interesse principale delle missioni di studio a livello dell’UE. Anche in questo caso un ruolo centrale viene assegnato al Centro comune di ricerca (JRC). L’Ente sostiene le autorità politiche nazionali con molte forme di collaborazione, ma dovrà pianificare un suo maggiore impegno. Quanto ad “Europa innovativa” il Parlamento ha detto di voler rendere l’Europa il Paese leader nell’innovazione in tutti campi. E’ sicuramente la scommessa più grande che proietta il vecchio continente nella competizione globale interdisciplinare a partire proprio dai grandi temi della lotta ai cambiamenti climatici e dell’innovazione tecnologica.

Prendendo a pretesto la valorizzazione dell’Istituto europeo di innovazione e tecnologia (EIT) creato nel 2008, si  potranno finalmente costruire quelle «comunità della conoscenza e dell’innovazione» con imprese e mondo del lavoro per far scendere gli acquisti di chip, semiconduttori, batterie elettriche, in Usa, Cina, Usa, Taiwan. La forza industriale e dell’export di quei Paesi deriva dalla determinazione con la quale negli anni passati hanno incentivato la ricerca e le sinergie con il mondo industriale. Non a caso il lascito più grande della pandemia sarà per loro una ritrovata coesione tra soggetti, magari con qualche fremito nazionalista. Sopravviverà solo l’importanza di investire nella sanità e nell’istruzione, insieme alla necessità di utilizzare scienza e tecnologia, ha scritto il politologo Fareed Zakaria in “Dieci lezioni per un mondo post-pandemia”. L’Europa è ancora in tempo.

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