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Nucleare: il deposito per i rifiuti rinviato al 2030. Il governo prende altro tempo per scegliere il sito

La costruzione del deposito unico di rifiuti nucleari si allontana sempre di più. L’obiettivo dichiarato dal MASE è di realizzarlo entro il 2030. Intanto i rifiuti di qualsiasi origine nei depositi temporanei aumentano.

Nucleare: il deposito per i rifiuti rinviato al 2030. Il governo prende altro tempo per scegliere il sito

L’Italia ha necessità di assicurare una gestione di lungo termine dei rifiuti da nucleare, ma la burocrazia ci mette lo zampino. Bisognerà aspettare il 2030 per vedere realizzato il deposito di rifiuti nucleari sia di origine industriale che medica o provenienti da attività di ricerca. È questa la sintesi dell’ultima discussione parlamentare sul Deposito dei rifiuti radioattivi (DNPT). Un caso emblematico dei rimpalli tra politica, burocrazia e competenze regionali, con i mezzo i cittadini. La questione che si trascina da decenni, è tornata in primo piano in Commissione Ambiente alla Camera dei deputati. Il sottosegretario al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Claudio Barbaro ha spiegato lo stato dell’arte di un’operazione complessa sì, ma tardiva rispetto agli obiettivi energetici e di sicurezza nazionale. Il sito dove custodire le scorie non c’è e le prospettive di trovarlo nei prossimi anni sono avvolte da molte nubi. Per realizzarlo è previsto un investimento di circa 900 milioni di euro e migliaia di posti di lavoro.  A sollevare nuovamente il caso, un’interrogazione parlamentare della deputata Pd Chiara Braga. La parlamentare chiedeva conto dell’impegno dell’ex Ministro Roberto Cingolani circa l’individuazione del deposito alla fine del 2023.

Nucleare: nei siti provvisori i rifiuti aumentano

Il progetto che deve portare al DNPT è un pezzo centrale del «Programma Nazionale per la gestione del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi». Un decreto del 2019 ha definito tutti i passaggi da compiere ma, evidentemente, l’iter non gira come tutti si aspettavano. Intanto i rifiuti crescono e così anche la preoccupazione dei cittadini delle zone interessate. “Rispetto all’anno precedente, è aumentato il volume dei rifiuti radioattivi detenuti in Italia. Il totale è di 31.812,5 metri cubi :+ 60,9 metri cubi “, dice Chiara Braga. La loro gestione è sicura ma è al tempo stesso troppo frammentata con siti sparsi in tutto il Paese. Quindi pericoli a corto raggio. Inoltre lo smantellamento finale delle vecchie centrali è legato sempre di più alla creazione del deposito unico. I comitati locali e i movimenti ambientalisti non abbassano la guardia, giacché la scelta finale e la successiva realizzazione della struttura costituirebbero una svolta storica per l’Italia. Allora ci si domanda: dove e quando sarà costruito ? Per il sottosegretario Barbaro è tutto spostato in là negli anni. La procedura di localizzazione che prevede la costruzione di un Parco Tecnologico è partita da lungo tempo con lo scopo di ripulisca i depositi “temporanei “. “Pur rispettando i requisiti di sicurezza previsti dalla loro autorizzazione all’esercizio – ha spiegato in Commissione – i depositi temporanei non possono essere considerati la sistemazione finale dei rifiuti radioattivi”. Ma su questo si erano già pronunciati i precedenti governi

Deposito rifiuti nucleari: sulla scelta del sito incidono molti fattori

La scelta gira intorno alla Carta Nazionale delle Aree Idonee (CNAI) esaminata con la Società che cura ll fine vita delle centrali (SOGIN) e l’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (ISIN). È stata aggiornata a giugno 2022 e l’ISIN a novembre ha inviato il parere tecnico al Ministero dell’Ambiente. La Carta va adeguata per ottenere il parere definitivo probabilmente entro il 2023. In altre parole, entro quest’anno non si individuerà il sito per le scorie (come prevedeva Cingolani) ma solo la mappa dei siti potenzialmente idonei. A quel punto entreranno di nuovo in campo i territori, le Regioni la politica locale e i comitati. Ci potranno essere ricorsi amministrativi contrari, ma anche autocandidature di Comuni, e poi la Valutazione ambientale strategica (Vas). Tempi su tempi. Se tutto andasse per il verso giusto occorrerebbero altri due, tre anni per avere – almeno – i documenti in regola. Si, “ipotizzando l’esito positivo di tutte le fasi procedurali, particolarmente complesse e dipendenti da un insieme di fattori e al netto di eventuali ricorsi, l’emissione del provvedimento di autorizzazione unica del DNPT potrebbe avvenire nel 2026 e la sua messa in esercizio nel 2030, dice il Senatore Barbaro. Altri sette anni, dunque, non facili per l’intera vicenda, per eliminare un rischio ambientale altissimo e riprendere,in qualche modo, una discussione più pacata sull’opportunità o meno di pensare al nucleare come fonte energetica futura.

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