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Navi e mare puliti in un accordo tra Eni e Fincantieri

I due gruppi hanno firmato un nuovo accordo di collaborazione per ricerche e studi sulla strada della transizione energetica. L’appello degli ambientalisti

Navi e mare puliti in un accordo tra Eni e Fincantieri

Inseguire la decarbonizzazione per un gruppo come Eni non è certamente facile. Un’azienda che sulle attività  oil & gas ha costruito la sua storia vuole anticipare come può le strategie mondiali di lotta ai cambiamenti climatici. “Eni sta compiendo un percorso di trasformazione che la porterà al completo abbattimento delle proprie emissioni nette basato su tecnologie che abbiamo già reso operative a livello industriale o in grado di diventarlo nel breve termine” ha detto l’Ad Claudio Descalzi, appena ha firmato nuovo accordo di collaborazione green per la sua azienda. Il soggetto prescelto stavolta è un altro colosso dell’industria italiana: Fincantieri. 

Il settore dei trasporti vive un momento-chiave. Da quello navale a quello automobilistico, fino ai treni da alimentare ad idrogeno, le compagnie petrolifere  cercano sinergie in tutto il mondo per non soccombere a trasformazioni epocali. Con Fincantieri, Eni ha sottoscritto un memorandum of understanding per progetti innovativi per far andare le navi senza carburanti pesanti. Le due società  hanno individuato aree di comune interesse per ridurre gli impatti sull’ambiente conseguenti alla navigazione mercantile. Tutto sulla strada di quella transizione energetica che per Giuseppe Bono, Ad di Fincantieri, “l’Italia ha intrapreso con determinazione”.



L’intesa riguarda comparti nazionali altamente strategici, il cui “sviluppo avrà un peso determinante nella nuova economia circolare che andrà definendosi nei prossimi anni». Eni si prepara a ridurre la quota di carburanti per i natanti. “Abbiamo investito in modo massiccio in ricerca e sviluppo. La transizione energetica è prima di tutto una transizione tecnologica e solo le compagnie che avranno una forte capacità industriale e innovativa, nonché la volontà di unire forze e competenze, potranno guidarla”, dice Descalzi.  

Al recente G20 di Genova l’Ecoistituto di Reggio Emilia e Genova ha rivolto un appello per ridurre l’impatto chimico e fisico del fumo e del rumore delle navi ospitate nei porti. Assieme a molte associazioni ambientaliste è stata chiesta l’approvazione di un metodo di misura delle concentrazioni di inquinanti presenti nelle emissioni navali e sensori che analizzano i fumi. Si può partire dal Mediterraneo, creando una “area con controllo delle emissioni navali” e si possono anche obbligare le navi a impiegare combustibili puliti con contenuto di zolfo limitato. Proposte che due eccellenze italiane possono valutare per unire le forze di cui ha parlato l’Ad di Eni.

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