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Mps vale meno di 500 milioni e ne deve 400 al Santander

Continua la caduta della Banca, che ormai vale meno di 500 milioni a fronte dei 400 che la settimana prossima deve restituire a Santander – JP Morgan e Atlante litigano sul prestito ponte per la cessione delle sofferenze mentre il Governo sonda i fondi sovrani cinesi oltre a quelli del Qatar – Ma l’ipotesi della nazionalizzazione dopo il referendum resta in campo.

Mps  vale meno di 500 milioni e ne deve 400 al Santander

Non c’è pace per il Monte dei Paschi. Ieri il titolo in Borsa della banca senese ha perso un altro 3,3%, portando la capitalizzazione dell’istituto ormai sotto i 500 milioni, poco più di quei 400 milioni che l’istituto dovrà restituire la prossima settimana al Banco de Santander.

A poco vale, ormai, il rimbalzo di questa mattina (+2,9% in apertura), così come la decisione della Consob di estendere fino al prossimo 5 gennaio il divieto di posizioni nette corte su Mps. Il mercato, infatti, fin qui ha venduto azioni per comprare bond subordinati, scommettendo su una conversione conveniente nell’ambito dell’operazione di rafforzamento patrimoniale.

Intanto, JP Morgan e Atlante non riescono a trovare un accordo sui dettagli del prestito ponte per vendere 10 miliardi di sofferenze Mps. La Banca americana vuole più controllo sui processi di cartolarizzazione, ma Atlante non ci sta, perché compra a 27 centesimi quegli stessi crediti che a JPM costano 18.

Quanto all’aumento di capitale, le banche del consorzio hanno fatto capire che – considerato l’attuale valore di Mps – al massimo si riuscirà a raccogliere un miliardo e mezzo: non certo i cinque di cui si era parlato la scorsa estate. Il resto ricadrà con buona probabilità sulle spalle degli obbligazionisti, che dovranno convertire “spontaneamente” i propri bond in azioni.

Il Governo, da parte sua, continua a studiare un possibile piano B cercando un deus ex machina tra i fondi sovrani, soprattutto in Qatar e in Cina.

L’agenda di Mps al momento prevede la presentazione del piano il 24 ottobre, l’assemblea per la conversione dei bond a novembre e l’aumento forse già il 5 dicembre, dopo il referendum costituzionale.

Se però alla fine non si riuscisse a trovare una soluzione di mercato – considerando che non si può in alcun caso lasciar fallire Mps, onde evitare shock sistemici di portata internazionale – rimane aperta la strada della nazionalizzazione temporanea. Anche quella, s’intende, da mettere in campo dopo il referendum..

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