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Mps supera i due terzi di Mediobanca: adesioni al 70,48% e strada spianata per la fusione

Giovedì le adesioni all’offerta di Mps su Mediobanca hanno compiuto un balzo in avanti di quasi il 6%. Lunedì 22 settembre si chiude. Generali-Natixis: via le penali in caso di passo indietro, c’è l’accordo

Mps supera i due terzi di Mediobanca: adesioni al 70,48% e strada spianata per la fusione

Mps ha superato i due terzi di Mediobanca, una soglia chiave che apre ora ufficialmente la strada alla fusione tra i due istituti, consentendo di realizzare a pieno le sinergie attese dal piano annunciato dall’amministratore delegato, Luigi Lovaglio, delisting compreso. 

Mps al 70,48% di Mediobanca

Al penultimo giorno della sua offerta, che si concluderà il 22 settembre, la banca senese ha raggiunto il 70,48% del capitale di Piazzetta Cuccia. Nella seduta di giovedì le adesioni hanno compiuto un balzo in avanti di quasi il 6% rispetto al 64,68% di mercoledì. Nella prima fase della scalata, conclusa l’8 settembre, Mps si era fermata al 62,3%. 

È stata dunque superata la soglia del 66,7% che era l’obiettivo iniziale di Siena e che le dà il controllo qualificato di Mediobanca. E potrebbe non finire qui: secondo i tecnici, l’offerta potrebbe concludersi con adesioni intorno all’80% del capitale, soglia tra l’altro ipotizzata qualche giorno fa anche da Francesco Saverio Vinci, direttore generale di Piazzetta Cuccia, e che darebbe al Monte dei Paschi la possibilità di procedere senza patemi sulla strada verso la fusione tra i due gruppi e anche di delistare Mediobanca, nonostante le parole dell’Ad uscente Alberto Nagel che, nella sua lettera di addio ai dipendenti, ha sottolineato come “le banche quotate” abbiano “molte più chance di crescere e di generare extra ritorni” quando presentano “un capitale diffuso” con una forte presenza di “investitori istituzionali”.

Mps-Mediobanca: il 22 settembre si chiude definitivamente l’offerta

Il quadro sarà più chiaro lunedì sera, quando saranno rese note le adesioni definitive all’offerta che, dal 24 gennaio ad oggi, ha terremotato la finanza italiana. Sarà in quel momento che si inizierà a capire quali potrebbero essere le reali opzioni: da un lato la fusione, tutt’altro che scontata alla vigilia dell’operazione, e la piena attivazione delle sinergie, pari a 700 milioni di euro, stimate da Siena; dall’altro una nuova Ops seguita da un’opa residuale, alternativa però quest’ultima che ad oggi appare meno probabile. Non solo, una partecipazione elevata darà a Mps anche un maggior margine di manovra sulla quota di Generali, pari al 13,2%, in pancia a Piazzetta Cuccia. Nel frattempo, secondo Reuters, Bpce, che controlla Natixis, avrebbe accettato di rinunciare alla penale da 50 milioni prevista nel caso di un eventuale passo indietro sull’accordo siglato a gennaio con il Leone di Trieste per creare un colosso nell’asset management. L’intesa ha infatti incontrato l’opposizione dei soci forti, Caltagirone e Delfin, ma anche del governo.

Mps al lavoro sulla governance

Nel frattempo, Mps è già al lavoro sulla nuova governance dell’istituto. Dopo le dimissioni del cda di Mediobanca, effettive dall’assemblea del 28 ottobre, la banca senese è già al lavoro con gli advisor Jp Morgan, Ubs e Jefferies sui nomi da inserire nella lista dei candidati da presentare entro il 3 ottobre.

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