“Come diceva Cuccia, è finito l’Impero romano”, ha affermato Fabrizio Palenzona, riferendosi alla celebre frase spesso attribuita a Enrico Cuccia: “Se è caduto l’Impero romano, perché non dovrebbe cadere Mediobanca?”, diceva il fondatore della banca. Oggi, quella caduta è diventata ufficiale. Questa mattina il cda di Mediobanca, dopo una riunione durata quattro ore, ha preso atto della nuova composizione dell’azionariato, che vede Mps al 62,88% dell’ormai ex “salotto buono” della finanza italiana (ma le adesioni sono aperte fino al 22 settembre). I consiglieri, capitanati dall’amministratore delegato Alberto Nagel, hanno dunque rimesso in blocco le loro deleghe, con la sola eccezione di Sandro Panizza, rappresentante di Delfin.
Le dimissioni, che l’Ad ha anticipato in una lunga lettera ai dipendenti, diventeranno effettive dall’assemblea convocata come da tradizione il 28 ottobre. Nel frattempo, il cda uscente gestirà le operazioni ordinarie per un altro mese, mentre Mps cercherà i 15 consiglieri che entreranno a far parte della lista di candidati che la banca toscana presenterà entro il 3 ottobre. La ricerca è già in corso da qualche settimana ed è tutt’altro che semplice. Si dovrà trovare un nome di prim’ordine e con un elevato profilo internazionale disposto però a vedersela con il numero uno di Mps, Luigi Lovaglio, e con i soci forti (Mef, Delfin e Caltagirone), ma anche una figura capace di rassicurare gli oltre cinquemila dipendenti di Mediobanca, a partire da quelli che hanno in mano i grandi portafogli e che sono già oggetto di una corte spietata da parte di altri istituti.
Il comunicato del Cda
“Preso atto dell’esito dell’opas promossa da Monte dei Paschi di Siena sulla totalità delle azioni di Mediobanca e per favorire un’ordinata e tempestiva transizione attraverso il rinnovo dell’organo amministrativo”, i consiglieri “hanno rassegnato, con l’eccezione di Sandro Panizza, le dimissioni dalla carica, con efficacia dalla data della prossima assemblea”, spiega la nota diffusa nel primo pomeriggio dall’istituto. L’assise, che si terrà a porte chiuse il prossimo 28 ottobre, oltre che nominare il nuovo cda in carica fino al 2028, dovrà deliberare sul bilancio al 30 giugno, sulle politiche di remunerazione e di incentivazione del personale del gruppo 2025/2026 e sul piano annuale di performance shares.
L’addio di Nagel ai dipendenti
Dopo trentaquattro anni all’interno di Mediobanca e diciassette anni da amministratore delegato (ma cinque anni prima, nel 2003, era diventato direttore generale), Alberto Nagel saluta Piazzetta Cuccia. Nella lettera inviata ai dipendenti, il manager cita la cultura della banca, ereditata “da banchieri straordinari come Enrico Cuccia e Vincenzo Maranghi. Una cultura che ti rimane cucita addosso”, scrive.
Volgendo lo sguardo al passato più recente, Nagel ripercorre la storia dell’istituto, esamina i numeri che ne mostrano la crescita e fa riferimento ai cambiamenti dell’azionariato. Infine ribadisce come sarebbe stato meglio un matrimonio nel risparmio gestito anziché l’acquisizione da parte di una banca commerciale e sottolinea come, in un momento in cui si parla del delisting di Mediobanca, “le banche quotate hanno molte più chance di crescere e di generare extra ritorni” quando presentano “un capitale diffuso” con una forte presenza di “investitori istituzionali”.
Guardando invece al futuro, Nagel si rivolge agli ormai ex colleghi: “Vi attendono ora nuove sfide che, ne sono certo, sarete pronti a superare stando uniti e preservando quella cultura e diversità che vi rendono unici”. “Così come sono certo – continua – che la nuova proprietà della banca non potrà prescindere dal valorizzare il vostro non comune patrimonio di professionalità”. “E ricordatevi di quanto scrisse Orazio – affonda il banchiere -: ‘Graecia capta ferum victorem cepit’, riferendosi a quanto la Grecia, conquistata dai romani, abbia influenzato una cultura fino ad allora poco raffinata. “Non potrò mai ringraziarvi abbastanza per avermi dato il privilegio di lavorare con voi”, scrive Nagel.
Stop al buyback, ok a dividendo da 1,15 euro
Oltre al passo indietro, il cda di Mediobanca ha deliberato inoltre “di non dar corso all’ultima tranche del programma di acquisto e annullamento di azioni proprie incluso nel piano strategico e annunciato lo scorso 31 luglio”, si legge in una nota del board.
Il cda ha infine approvato il bilancio al 30 giugno, confermando l’utile di 1,3 miliardi, in crescita del 4,5% rispetto all’anno precedente. In virtù del risultato raggiunto, all’assemblea sarà proposta la distribuzione di un dividendo lordo unitario pari a 1,15 euro per azione che, tenuto conto dell’anticipo erogato a maggio (0,56 euro) corrisponde a un saldo di 0,59 euro per azione, che verrà messo in pagamento il 26 novembre.
I top manager continuano a vendere azioni
Nel frattempo i vertici di Mediobanca continuano a vendere le proprie azioni di Piazzetta Cuccia. Secondo le ultime comunicazioni aggiornate mercoledì sera, il Ceo Alberto Nagel ha venduto altri 1.000.000 titoli a 21,306 euro ciascuno per un totale di circa 21,3 milioni. Il presidente, Renato Pagliaro, ha ceduto 100.000 azioni a 21,1743 euro per 2,1 milioni di euro mentre il dg, Francesco Saverio Vinci, ha venduto 400.000 titoli a 21,3293 euro per azione, per un totale di circa 8,5 milioni. Ai tre si aggiungono anche Ryan Sinnott, consigliere di Polus Capital Management Limited, che ha venduto 560 titoli a 21,30 euro (poco meno di 12mila euro di incasso) mentre Raffaella Maria Robbiani, consigliere di MbCredit Solution, segnala una vendita di 280 azioni a 21,5 euro (6mila euro totali).
È il terzo giorno consecutivo di vendite da parte del top management: calcolatrice alla mano, sommando le diverse operazioni effettuate il 15, il 16 e il 17 settembre, Alberto Nagel ha incassato oltre 44 milioni (a cui si aggiungeranno anche liquidazione e buonuscita), Renato Pagliaro circa 6,5 milioni e Francesco Saverio Vinci oltre 18 milioni di euro.
Le due banche in Borsa: Mps salva dalla norma del Governo sulle Dta
In una giornata cruciale per il loro futuro, Mps e Mediobanca viaggiano in rialzo in Borsa, salendo rispettivamente dello 0,72% (a 8,11 euro) e dello 0,56% (a 21,38 euro), mentre gli altri istituti viaggiano in ordine sparso in attesa di novità sulle ipotesi che il governo proponga un nuovo rinvio della possibilità di trasformare le imposte differite attive (Dta) in crediti d’imposta. Un tema che riguarda molto da vicino Mps, considerando che SIena conta sull’acquisizione di Mediobanca per sbloccare altri 1,3 miliardi di Dta, che si andrebbero a sommare agli 1,6 miliardi già in bilancio. Tuttavia, secondo quanto riportato da Mf, le Dta su cui lavora il Mef dovrebbero essere diverse da quelle che Siena utilizzerà per aumentare gli utili da distribuire ai soci del nuovo polo bancario. Rocca Salimbeni sfrutterà le imposte differite da perdite pregresse, cioè quelle che derivano da una perdita da conto economico mentre le Dta allo studio del Governo sarebbero solo quelle relative a perdite su singole voci di attivo, come svalutazioni e perdite su crediti, avviamento e attività immateriali e da Ifrs 9 e altre differenze temporanee, che una banca può dedurre anche quando è andata in utile.