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Mps rimbalza in Borsa di oltre il 2% in attesa del Cda. Consob e Bce potrebbero intervenire? Ecco quali sono le possibilità

I fari sono ora su Consob e della Bce e ci si domanda che modo possono agire. In ogni caso, ormai l’opa è fatta e gli investitori devono decidere se guardare ai fondamentali, che sono buoni, o alle aspettative che non nascondono ombre e incertezze

Mps rimbalza in Borsa di oltre il 2% in attesa del Cda. Consob e Bce potrebbero intervenire? Ecco quali sono le possibilità

Si riprende in Borsa Monte del Paschi, dopo tre giorni di cali che avevano portato il titolo a perdere complessivamente il 7%. Stamane, in una Piazza Affari complessivamente positiva, Mps a metà seduta guadagna il 2,36% a 7,80 euro, dopo aver toccato quota 7,84 euro. La strada è ancora lunga per riconquistare quei territori in area 8,73 euro appena prima dello scoppio del bubbone lo scorso 27 novembre dell’indagine della Procura di Milano che vede indagati per aggiotaggio e ostacolo alle Autorità di vigilanza i soci Caltagirone e Milleri e l’Ad Lovaglio. Solo una settimana prima, il 13 novembre, il titolo aveva segnato un picco a 8,90 euro, che rappresentava il livello più alto dell’anno.

Gli investitori ora si trovano di fronte a un bivio: guardare ai fondamentali dell’istituto senese che comunque sono buoni, così come lo sono i dividendi? Oppure basarsi sulle aspettative, con il grande punto interrogativo di che cosa potrà succedere di concreto adesso, come conseguenza dell’iniziativa della procura. Il consiglio d’amministrazione di Mps si riunirà dopodomani, venerdì 5 dicembre.

In particolare i fari sono accesi in direzione della Consob e della Bce, destinatarie, come per la procura di Milano, degli esposti effettuati in primavera da Mediobanca per cercare di stimolare un intervento contro l’Ops lanciata da Luigi Lovaglio.

Tutti si domandano se davvero Consob e Bce avrebbero il potere di muoversi adesso, a scalata su Mediobanca fatta. La risposta è sì, secondo una ricostruzione di Repubblica, perché potrebbero raggiungere delle determinazioni autonome dall’andamento del procedimento penale. Ma bisognerà vedere se avranno il coraggio di farlo.

Le possibili mosse della Consob, con Savona a fine mandato

Se la Commissione di Borsa dovesse riscontrare, come fa la procura nel suo decreto di perquisizione, che “è stato violato l’obbligo di Opa totalitaria stabilito dall’art. 196 Tuf per il superamento della soglia del 25% in una società quotata, da parte di più soggetti che operano in concerto”, potrebbe obbligare i concertisti a lanciare un’Opa obbligatoria in contanti. Poiché Mps l’ha già lanciata ottenendo in cambio l’86% delle azioni Mediobanca, si dovrebbe andare a calcolare la differenza tra il prezzo dell’Opa cash e il valore delle azioni Mps offerte in cambio. E procedere a un eventuale conguaglio.

Inoltre l’Opa cash dovrebbe essere lanciata sul restante 14% di azioni Mediobanca ancora presenti sul mercato. L’Opa dovrebbero lanciarla in solido i concertisti Delfin e Caltagirone dal momento in cui insieme hanno superato la soglia del 25% del capitale Mediobanca. Tale soglia è ancora vigente, anche se si è in attesa della modifica del Testo unico della finanza, il Tuf, per portarla al 30%.

Il presidente Consob Paolo Savona si ritrova per altro vicino alla fine del mandato settennale (scadrà il prossimo 8 marzo) e ci si domanda se l’authority di borsa vorrà imbarcarsi in una delibera così delicata con il presidente in scadenza. Savona però è già risultato determinante sull’Ops che Unicredit aveva lanciato su Banco Bpm, concedendo due volte una proroga dei tempi dovuta all’interpretazione del Golden power. Tuttavia il dossier Mps-Mediobanca è più delicato perché un’eventuale Opa su Mediobanca potrebbe tirarsi dietro l’Opa a cascata su Generali. che costerebbe agli scalatori la bellezza di 35 miliardi di euro in contanti,

La cassetta degli attrezzi della Bce

Bisognerà poi vedere come potrebbe agire la Bce. Sia Delfin che Caltagirone hanno avuto l’ok dall’autorità di Vigilanza per arrivare al 20% di Mps senza però prenderne il controllo, in quanto non hanno i requisiti di capitale per essere considerati holding bancaria. Ma se la Bce ritenesse, alla luce delle carte della procura, che i due soggetti controllano Mps, allora Francoforte potrebbe imporre gli obblighi di capitale tipici delle holding bancarie, dice Repubblica, che sono molto più stringenti di quelli previsti per le imprese non bancarie.

Altre fattispecie di potenziali conseguenze riguardano il congelamento del diritto di voto, come auspicato dal responsabile politico di Azione Osvaldo Napoli, per il 13% delle azioni Generali che Mediobanca ha in portafoglio, visto che la compagnia di Trieste è considerata dai pm l’obbiettivo ultimo del disegno messo in atto dai concertisti.

Intanto ieri si è svolta un’assemblea Mediobanca, che oggi in borsa guardagna l’1,77%, per adeguare la chiusura del bilancio annuale a quella della controllante Mps, dal 30 giugno al 31 dicembre. Nessun commento sull’indagine in corso e nemmeno sul fatto che il vicepresidente della banca Sandro Panizza è stato intercettato in una conversazione in cui informa anticipatamente il socio Caltagirone sulla delibera per l’Ops su Banca Generali. I suoi requisiti di indipendenza dovrebbero essere riverificati dal cda che li ha appena approvati.

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