Riaprono ufficialmente i termini dell’opas lanciata da Mps su Mediobanca. I soci avranno tempo fino a lunedì 22 settembre per aderire all’offerta. L’obiettivo, paradossalmente, non è più quello di superare il 66,67% che consentirebbe al Monte dei Paschi di realizzare operazioni straordinarie, ma quello di salire “attorno all’80%” stimato qualche giorno fa da Francesco Saverio Vinci, vice dg di Mediobanca, in un messaggio inviato ai dipendenti di Piazzetta Cuccia. Un livello impensabile fino a poche settimane fa, quando la stragrande maggioranza degli investitori dubitava che Mps arrivasse al 50%, figurarsi all’80%. Ma dopo il rilancio da 750 milioni totali, 0,9 euro per azione, varato da Siena lo scorso 2 settembre, le carte in tavola sono cambiate. Ma soprattutto il mercato, che fino a pochi giorni prima sembrava remare contro, ha deciso di convergere, o meglio di rassegnarsi a un’offerta il cui successo veniva ormai considerato inevitabile, dato anche il supporto aperto dei due soci forti, la Delfin della famiglia Del Vecchio e il gruppo Caltagirone, ma soprattutto del Governo (all’11,7% di Mediobanca prima dell’offerta), da sempre favorevole all’operazione.
Il successo dell’istituto toscano diventa ancor più altisonante, comunque vada questa seconda fase, se si tiene conto che la preda, non solo è più grande, ma è da sempre considerata (l’ex) salotto buono della finanza italiana. Il predatore, da parte sua, è una banca, la più antica del mondo, che fino a qualche anno fa faticava a reggersi in piedi sulle sue gambe, costretta a continui aumenti di capitale e a chiedere aiuto al Governo pur di sopravvivere. Lo scenario però è radicalmente cambiato. Grazie alla cura dell’Ad Luigi Lovaglio, Mps non è solo tornata in utile, ma è diventata una banca solida con una qualità degli attivi fortemente rafforzata rispetto al passato. Mediobanca, di contro, ha perso parecchio di quel “luccichio” che la illuminava ai tempi del compianto fondatore Enrico Cuccia.
Mps-Mediobanca, al via la fase due: riaperti i termini dell’offerta fino al 22 settembre
Da ieri, lunedì 15 settembre, il 62,29% del capitale di Mediobanca conquistato lo scorso 8 settembre, giorno in cui si è chiuso il periodo d’adesione, è ufficialmente passato di mano, con Mps che ha realizzato il concambio proposto: 2,533 titoli senesi e 0,9 euro a ogni azionista di Piazzetta Cuccia. Non solo, dalla stessa data, ha annunciato Borsa Italiana, i contratti di opzione e futures su azioni Mediobanca sono stati ridenominati come contratti su Mps, secondo il rapporto determinato utilizzando il prezzo di chiusura del titolo dell’istituto senese del 12 settembre.
Ma oggi è già un altro giorno, cruciale, nell’ambito della più grande operazione vista finora nel risiko bancario italiano. Da questa mattina e fino al 22 settembre – per cinque giorni totali di Borsa aperta – si riaprono i termini dell’offerta pubblica di acquisto e scambio. Le condizioni restano le stesse: chi aderisce riceve 2,533 titoli senesi per ogni azione Mediobanca più 90 centesimi in contanti, effetto del rilancio. Obiettivo minimo, come detto, è quello di superare il 66,67% di Piazzetta Cuccia, conquistando dunque un ulteriore 5,5% del capitale che renderebbe possibili operazioni straordinarie e semplificherebbe l’integrazione tra i due istituti. Ma le attese, ormai, sono molto, molto più alte.
Il 18 settembre le dimissioni del Cda di Mediobanca
La riapertura dei termini non è l’unica notizia da tenere d’occhio in quella che promette di essere una settimana incandescente per le banche coinvolte nell’operazione. Il suo successo, implica infatti, che al cda convocato per giovedì 18 settembre, l’intero board di Mediobanca, guidato dall’Ad Alberto Nagel e dal presidente Renato Pagliaro, si presenterà dimissionario, restando al suo posto fino al 28 ottobre, quando l’assemblea eleggerà di Piazzetta Cuccia i nuovi amministratori. Nel frattempo, entro il 3 ottobre, Mps dovrà depositare le liste contenenti i nomi dei nuovi vertici. La ricerca è già in corso ed è tutt’altro che semplice. Si dovrà trovare un nome di prim’ordine disposto però a vedersela con Lovaglio e con i soci forti, ma anche una figura capace di rassicurare gli oltre cinquemila dipendenti di Mediobanca, a partire da quelli che hanno in mano i grandi portafogli e che sono già oggetto di una corte spietata da parte di altri istituti.
I progetti futuri
A quel punto bisognerà pensare al futuro. La fusione, per il momento, non sembra essere l’opzione più vantaggiosa. Più probabile dunque, che Lovaglio, apra il cantiere che porterà all’integrazione delle due realtà, un progetto tutt’altro che semplice all’interno del quale dovrà riuscire a far coesistere due realtà diversissime fra loro: da un lato una banca commerciale e regionale (Mps), dall’altro un investment banking dal profilo internazionale (Mediobanca). Un piano che, entro sei mesi dal termine dell’offerta, dovrà anche essere presentato alla Bce che, autorizzando l’operazione, ha chiesto dettagli riguardanti impatti sul capitale, strategia, governance ict e sinergie. Sarà proprio in base a questo piano che si capirà se Mps riuscirà a realizzare le sinergie stimate (700 milioni) e a sfruttare i crediti fiscali previsti (1,3 miliardi).
E non è finita qui. Perché a quel punto, per forza di cose, gli occhi dovranno essere rivolti verso le Generali, vero obiettivo (neanche tanto occulto) di Delfin e Caltagirone (soci anche del Leone). Mediobanca ha in mano il 13,1% della più grande compagnia assicurativa italiana. Una quota che sommata a quelle di Delfin (circa il 10%) e Caltagirone (6,3%) non solo potrebbe portare al ribaltone ai vertici di Generali (nel 2026), ma potrebbe essere sufficiente anche per “suonare il de profundis” sull’operazione Natixis, da sempre avversata da tutti i protagonisti della partita, Governo in primis. La strada è lunga e il piatto diventa di giorno in giorno più ricco.